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Home » Attualità » Chi è Mohammad Hannoun, l’architetto di Genova accusato di aver finanziato Hamas

Chi è Mohammad Hannoun, l’architetto di Genova accusato di aver finanziato Hamas

Arrestato a Genova Mohammad Hannoun: accusato di aver trasferito 7 milioni a Hamas. L'attivista palestinese respingeva le accuse, ora è in carcere.
RedazioneDi Redazione28 Dicembre 2025
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Hannoun
Mohammad Hannoun (fonte: YouTube)

Ha 63 anni, vive a Genova da quattro decenni e ha sempre negato con forza di sostenere il terrorismo. Eppure Mohammad Hannoun è finito in carcere ieri mattina insieme ad altre otto persone, accusato dalla Procura Nazionale Antimafia di essere un dirigente di Hamas e di aver fatto arrivare sette milioni di euro all’organizzazione armata palestinese.

Hannoun è originario della Palestina ma ha la cittadinanza giordana. Laureato in architettura, non ha mai esercitato questa professione. Nel 1994 ha fondato l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, un’organizzazione che secondo lui serviva a raccogliere aiuti per orfani e famiglie bisognose nei territori palestinesi. Secondo gli investigatori, invece, quei soldi presentati come beneficenza finivano direttamente nelle casse di Hamas, il movimento islamico considerato terroristico da Stati Uniti, Unione Europea e Israele.

Non è la prima volta che il nome di Hannoun finisce sotto la lente delle autorità. Già negli anni Novanta la Procura di Genova aveva aperto un’inchiesta sui suoi presunti collegamenti con gruppi radicali palestinesi, ma il caso venne archiviato. In quel periodo, come presidente del centro islamico genovese, aveva cercato di trasformare una vecchia officina dismessa in una moschea grazie a finanziamenti dall’Arabia Saudita, progetto che però non si concretizzò mai.

Tra il 2021 e il 2023 le banche europee hanno chiuso i conti dell’associazione dopo le segnalazioni di operazioni sospette. UniCredit, Crédit Agricole, Poste Italiane e PayPal hanno bloccato i movimenti, seguiti dai grandi circuiti di pagamento come Mastercard, Visa e American Express. Israele aveva già vietato all’organizzazione di operare nel paese dal 2002.

Nel 2023 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Hannoun e la sua associazione nella lista nera delle organizzazioni che finanziano il terrorismo. Una decisione che l’attivista ha sempre contestato duramente, dichiarando nell’agosto 2024: “È una bufala, sono semplicemente un palestinese impegnato da decenni nella lotta per i diritti del suo popolo”. Hannoun si definiva simpatizzante di Hamas, spiegando che il movimento aveva ottenuto oltre il 70% dei voti a Gaza e in Cisgiordania e rappresentava quindi una scelta democratica del popolo palestinese.

Riguardo ai finanziamenti, sosteneva: “Tutto è trasparente. Rendiconto ogni donazione in dettaglio, il tramite sono persone fidate che lavorano con strutture religiose, e le banche palestinesi sono monitorate costantemente da Israele”.

 

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Dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, Hannoun ha partecipato a molte manifestazioni pro-Palestina, denunciando i bombardamenti israeliani su Gaza. Le sue parole pubbliche gli sono costate due provvedimenti di allontanamento da Milano. Il primo, nel novembre 2024, per aver elogiato i giovani che ad Amsterdam avevano aggredito i tifosi israeliani del Maccabi. Il secondo, a ottobre, per aver giustificato le esecuzioni di presunti collaborazionisti da parte di Hamas, definendole “giustizia” come in “tutte le rivoluzioni del mondo”.

Negli ultimi anni Hannoun ha incontrato diversi parlamentari italiani, documentando gli incontri sui social. Tra questi Davide Tripiedi e Marco Bella del Movimento 5 Stelle, Matteo Orfini del Partito Democratico, Stefano Fassina di Sinistra Italiana e Laura Boldrini, ex presidente della Camera. Nel 2022 ha tenuto una conferenza stampa a Montecitorio organizzata da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, mentre nel 2023 la deputata M5S Stefania Ascari gli ha concesso di presentare un rapporto dell’associazione alla Camera.

L’inchiesta era partita prima del 7 ottobre 2023, dopo una serie di segnalazioni di operazioni bancarie sospette. Le intercettazioni hanno rivelato, secondo gli inquirenti, contatti diretti con esponenti di spicco di Hamas, tra cui il leader Ismail Haniyeh (poi ucciso in un attacco israeliano nel 2024) e un incontro in Turchia a dicembre 2024 con Ali Baraka, figura importante del comparto estero dell’organizzazione.

Secondo il giudice, oltre il 71% dei fondi raccolti sarebbe stato destinato a Hamas invece che ad aiuti umanitari. In totale, dal 2001 a oggi, gli investigatori stimano trasferimenti per oltre sette milioni di euro.

Gli inquirenti hanno anche scoperto che Hannoun stava pianificando di trasferirsi in Turchia, paese dove avrebbe potuto operare senza vincoli. Nelle ultime settimane aveva iniziato a concretizzare questo piano, mentre lui e gli altri indagati avrebbero ripetutamente cancellato dati dai loro dispositivi elettronici.

L’operazione di ieri, coordinata dalla Procura di Genova e dalla Direzione Nazionale Antimafia, ha portato all’arresto di nove persone (sette in Italia, due all’estero tra Turchia e Gaza). La premier Giorgia Meloni ha espresso “apprezzamento e soddisfazione” per l’operazione, ringraziando magistratura, Polizia, Guardia di Finanza e servizi segreti.

I procuratori hanno sottolineato che l’indagine “non può togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese” dopo il 7 ottobre 2023, per i quali si attende il giudizio della Corte Penale Internazionale, ma che tali crimini “non possono giustificare gli atti di terrorismo” commessi da Hamas.

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