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Home » Attualità » La triatleta Erica Fox scompare in mare e viene sbranata: il dispositivo anti-squalo non è servito

La triatleta Erica Fox scompare in mare e viene sbranata: il dispositivo anti-squalo non è servito

Tragedia in California: la triatleta Erica Fox uccisa da uno squalo sotto gli occhi del marito. Inutile il braccialetto elettronico anti-predatori.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Dicembre 2025
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erica fox
Erica Fox (fonte: YouTube)

L’oceano, per chi pratica il triathlon ad alti livelli, non è solo un campo di gara, ma una seconda casa. Per Erica Fox, atleta californiana di 55 anni, quell’acqua che tanto amava si è trasformata in una trappola mortale il 21 dicembre scorso. La donna è scomparsa tra le onde durante una sessione di nuoto collettivo a Lovers Point, una delle località più suggestive e frequentate della baia di Monterey, in California. Sotto lo sguardo impotente del marito, Jean-François Vanreusel, e dei suoi compagni di squadra, Erica è stata vittima di un attacco predatorio di una violenza inaudita.

Quel mattino, il gruppo di nuotatori si trovava a breve distanza dalla riva, una zona solitamente considerata sicura. All’improvviso, la tragedia: alcuni testimoni hanno riferito scene da incubo, descrivendo la sagoma di un enorme squalo che emergeva con il corpo della donna tra le fauci prima di trascinarla negli abissi. Le ricerche, scattate immediatamente con l’impiego di elicotteri della Guardia Costiera e sommozzatori, sono durate una settimana intera.

Solo sette giorni dopo, l’oceano ha restituito i resti di Erica sulla spiaggia di Davenport Beach, a circa 40 chilometri di distanza dal luogo dell’aggressione. Il riconoscimento è stato possibile grazie alla muta nera da competizione che la donna indossava ancora. È il secondo attacco grave registrato a Lovers Point in soli tre anni, un dato che preoccupa la comunità locale nonostante, statisticamente, le morti per attacco di squalo restino eventi rarissimi (solo 16 vittime negli ultimi 75 anni in California).

 

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Un elemento che ha scosso profondamente gli esperti e gli appassionati di sport acquatici è il ritrovamento, alla caviglia della vittima, di una fascia anti-squalo ancora regolarmente allacciata. Questi dispositivi sono diventati molto popolari tra surfisti e nuotatori di fondo, promettendo una protezione attiva contro i grandi predatori. Ma come funzionano e perché, in questo caso, il sistema ha fallito?

Questi braccialetti si basano sulla tecnologia dei campi elettromagnetici. Gli squali sono dotati di organi sensoriali straordinari chiamati Ampolle di Lorenzini, piccoli pori situati sul muso che permettono loro di percepire i deboli segnali elettrici emessi dalle prede (come il battito cardiaco o il movimento muscolare).

Il dispositivo indossato da Erica Fox era progettato per emettere una frequenza elettromagnetica molto più potente e disturbante, capace di causare una sorta di “fastidio” o “spavento” al predatore, spingendolo ad allontanarsi. Tuttavia, la comunità scientifica ha sempre avvertito che questi strumenti non sono scudi infallibili. In situazioni di estrema eccitazione predatoria o in presenza di esemplari di grandi dimensioni, lo stimolo elettrico può essere ignorato dallo squalo o, in casi limite, addirittura incuriosirlo se non calibrato perfettamente. Inoltre, se l’attacco è di tipo “agguato” (dal basso verso l’alto a velocità elevata), lo squalo non ha il tempo di percepire il disturbo prima dell’impatto.

Nonostante l’orrore della dinamica, chi conosceva Erica ha voluto sottolineare il suo legame indissolubile con l’ambiente marino. Amici e colleghi sommozzatori hanno ricordato come la triatleta vivesse la sua connessione con il Pacifico senza timore, accettando i rischi intrinseci di un ecosistema selvaggio.

La tragica fine di Erica Fox riapre il dibattito sulla convivenza tra l’uomo e i grandi predatori marini in un’area dove la presenza dello squalo bianco è in costante aumento. Sebbene la tecnologia cerchi di offrirci soluzioni per la sicurezza, la vicenda di Lovers Point ci ricorda con durezza che la natura mantiene una componente di imprevedibilità che nessun dispositivo elettronico, per quanto avanzato, può ancora neutralizzare del tutto.

 

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