Il mistero sulla giovane donna trovata senza vita in un cortile tra via Padova e via Paruta a Milano ha finalmente un nome. Si chiamava Aurora Livoli, aveva solo 19 anni ed era originaria di Roma, pur vivendo con la famiglia adottiva in provincia di Latina. La svolta è arrivata nel pomeriggio di oggi, quando i genitori, vedendo le immagini diffuse dai Carabinieri sui media, hanno riconosciuto la figlia e si sono presentati disperati alla caserma di Monte San Biagio.
La ragazza era svanita nel nulla lo scorso 4 novembre. Nonostante le denunce, le speranze si erano riaccese brevemente il 26 novembre, quando Aurora aveva chiamato i genitori per rassicurarli, dichiarando però fermamente di non voler tornare a casa e senza rivelare dove si trovasse. Da quel momento, il silenzio, fino al tragico epilogo nel capoluogo lombardo.
L’identificazione era stata inizialmente impossibile: Aurora non aveva con sé documenti, cellulare o effetti personali, e i suoi dati non risultavano in alcun archivio. Solo la decisione della Procura di pubblicare un frame dei video di sorveglianza ha permesso di dare un volto a quella “ragazza senza nome”.
Le telecamere di via Paruta hanno ricostruito gli ultimi istanti di vita della giovane. Nel video si vede Aurora camminare nella notte insieme a un uomo alto e magro, che indossava un pile bianco. I due procedono in fila indiana; lei ha le mani in tasca e lo sguardo basso, ma non sembra spaventata o minacciata. Sembrano conoscersi.
Circa un’ora dopo, la stessa telecamera inquadra lo stesso uomo mentre si allontana da solo dal condominio. È lui, attualmente, il ricercato numero uno. Il corpo di Aurora è stato ritrovato poche ore più tardi, seminudo e con evidenti segni di strangolamento e percosse sul volto. Gli inquirenti sospettano che l’omicidio sia stato preceduto da una violenza sessuale, ma solo l’autopsia potrà confermare questa atroce ipotesi.
Un dettaglio inquietante emerge dal passato scolastico della vittima. Aurora si era diplomata lo scorso anno all’Itis Pacinotti di Latina, lo stesso istituto frequentato da Paolo Mendico, il quattordicenne suicidatosi a settembre perché vittima di bullismo. Sebbene i due frequentassero sedi diverse, la coincidenza di due tragedie così vicine ha scosso profondamente la comunità locale.
Ora i Carabinieri della sezione Omicidi, coordinati dal pm Antonio Pansa, stanno scavando negli ultimi due mesi di vita di Aurora. L’obiettivo è ricostruire la rete di contatti che l’ha portata da Latina a Milano e, soprattutto, dare un’identità all’uomo dal pile bianco che l’ha accompagnata verso la morte.
