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Home » Attualità » Ha fatto la comparsa per 379 euro: ora l’Inps gli chiede indietro 21mila euro di pensione

Ha fatto la comparsa per 379 euro: ora l’Inps gli chiede indietro 21mila euro di pensione

Pensionato con Quota 100 riceve richiesta INPS per una comparsa. Il Tribunale blocca il provvedimento. Casi simili in tutta Italia.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti7 Gennaio 2026
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uomo anziano triste
uomo anziano triste

Una giornata sul set cinematografico, poche ore come comparsa in un film premiato a Venezia, e un compenso di 379 euro lordi. Quello che doveva essere un’esperienza emozionante si è trasformato in un incubo burocratico per un pensionato trentino, che si è visto recapitare dall’Inps una richiesta di restituzione di oltre 21mila euro, pari a un anno intero di pensione.

La vicenda riguarda Roberto, pensionato con Quota 100 dal 2019, che nel 2021 ha fatto il figurante nel film Vermiglio, scritto e diretto da Maura Delpero e insignito del Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia. In una delle scene girate nel paese solandro, l’uomo aveva portato la croce durante una processione. Un’attività sporadica, quasi una passione più che un lavoro vero e proprio.

Il problema è sorto quando le case cinematografiche, per poter accedere ai contributi pubblici, hanno dovuto inquadrare le comparse come lavoratori dipendenti a tempo determinato presso l’Agenzia del Lavoro. Roberto lo ha scoperto solo quando ha ricevuto il Cud, contattando immediatamente gli uffici amministrativi per chiedere spiegazioni. Quello che non sapeva è che Quota 100 prevede un divieto assoluto di cumulo con redditi da lavoro dipendente fino al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia.

Ciak cinematografico
Ciak cinematografico – Fonte: Pexels

A dicembre 2024 è arrivata la comunicazione dell’Inps con l’addebito di oltre 21mila euro. L’istituto ha contestato al pensionato sette giorni di presunto lavoro da dipendente svolto nel 2021, considerando questa attività una violazione dell’articolo 14 del decreto legislativo 2 del 2019. Il ricorso amministrativo presentato dall’uomo è stato respinto a giugno 2025, e ad agosto l’Inps ha comunicato la trattenuta di 72 rate mensili da quasi 292 euro ciascuna.

Il Tribunale di Trento, tuttavia, ha bloccato il provvedimento in via cautelare. La giudice Giuseppina Passarelli ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Filippo Valcanover, impedendo all’Inps di operare trattenute sulla pensione dell’uomo fino alla decisione nel merito della causa.

Nell’ordinanza, la giudice ha evidenziato che la recente sentenza della Cassazione del dicembre 2024 sul tema non è vincolante per i tribunali di merito, e che la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Ravenna su casi analoghi. Questo impone al giudice uno scrutinio delle esigenze cautelari e una valutazione sulla proporzionalità della sanzione.

La difesa del pensionato sostiene un punto cruciale: l’attività di comparsa non può essere configurata come lavoro subordinato. Roberto non è mai stato inserito nell’organizzazione delle case cinematografiche, non ha ricevuto direttive specifiche, non era soggetto a orari di lavoro prestabiliti né a controlli. Inoltre, per girare le scene ha utilizzato i propri vestiti e ha raggiunto il set con la propria automobile. Un quadro ben diverso da quello che caratterizza il rapporto di lavoro dipendente.

Il caso del figurante di Vermiglio, però, non è isolato. In Trentino è diventata emblematica la storia di Angelo Menapace, ex panettiere di Tuenno che ha ricevuto una richiesta da 19mila euro per aver lavorato 30 ore in una pescheria del cugino, guadagnando 280 euro. A Torino, l’Inps aveva chiesto 24mila euro a un pensionato per una giornata da comparsa retribuita 78 euro e 48 centesimi. La Corte dei conti del Piemonte ha stabilito che l’istituto poteva trattenere solo una mensilità, ordinando la restituzione del resto.

I contenziosi davanti ai tribunali del lavoro si stanno moltiplicando in tutta Italia. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, con Quota 100 sono usciti dal mondo del lavoro 374.432 pensionati nel triennio 2019-2021. Molti di loro, prima di raggiungere l’età della pensione di vecchiaia, possono incappare in prestazioni brevi, contratti a chiamata o lavoretti stagionali che vengono formalizzati come lavoro dipendente, innescando automaticamente la procedura di recupero dell’Inps.

La normativa prevede una sola eccezione al divieto di cumulo: chi percepisce compensi da lavoro autonomo occasionale, purché non superiori a 5.000 euro lordi l’anno e regolarmente comunicati all’istituto. In tutti gli altri casi, l’Inps procede alla sospensione della pensione e al recupero delle somme erogate. La Cassazione, con la sentenza n. 30994 del 2024, ha affermato che la violazione del divieto può comportare la sospensione per l’intero anno solare.

La Corte Costituzionale, nella sentenza 162 del 2025, pur dichiarando inammissibili le questioni sollevate, ha evidenziato il nodo della proporzionalità della conseguenza sanzionatoria quando il reddito percepito è esiguo e l’attività lavorativa si limita a pochissime giornate. Una questione ancora aperta, che continua a generare incertezza e contenziosi.

Nel caso del pensionato che ha fatto la comparsa, dunque, la giudice ha ritenuto che ci fossero tutti gli estremi per evitare un pregiudizio imminente e irreparabile. La decisione finale sul merito della questione arriverà nelle prossime udienze, ma intanto l’ordinanza cautelare rappresenta un precedente importante dopo casi analoghi affrontati dai tribunali di Ravenna, Torino e altre città italiane.

Chi si trova in situazioni simili dovrebbe verificare immediatamente che tipo di contratto risulta registrato, controllare il Cud e le comunicazioni Inps, e valutare con assistenza legale o tramite patronato l’opportunità di presentare ricorso e, nei casi urgenti, una richiesta di sospensione delle trattenute.

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