L’anno nuovo si apre con il ritorno degli scioperi e con due giornate, 9 e 10 gennaio, destinate a mettere alla prova la quotidianità di milioni di persone. Trasporti e scuola tornano al centro della protesta sindacale, in un clima di tensione che accompagna l’avvio del 2026 e che si traduce in disagi diffusi per pendolari, viaggiatori e famiglie.
Il primo fronte si apre venerdì 9 gennaio, quando a fermarsi è il settore aereo. Diverse compagnie e società di assistenza aeroportuale hanno annunciato l’adesione allo sciopero, con astensioni dal lavoro concentrate in alcune fasce orarie o, in altri casi, per l’intera giornata. Il rischio concreto è quello di ritardi e cancellazioni, soprattutto negli scali principali, in una giornata che per molti segna il rientro dopo le festività.

La protesta prosegue e si allarga nella notte tra venerdì e sabato, coinvolgendo il trasporto ferroviario. Dalle 21 del 9 gennaio alle 21 del 10, il personale ferroviario incrocia le braccia, con possibili ripercussioni su treni regionali, intercity e alta velocità. Le fasce di garanzia restano attive, ma l’impatto sul servizio potrebbe comunque essere significativo, soprattutto nelle ore di maggiore affluenza.
Parallelamente, anche la scuola si ferma. Per entrambe le giornate è stato proclamato uno sciopero nazionale che interessa docenti e personale ATA, nelle scuole statali e in parte di quelle private. Le lezioni potrebbero non essere garantite ovunque, costringendo molte famiglie a riorganizzare all’ultimo momento impegni e orari.
Quella del 9 e 10 gennaio, però, non è una protesta isolata, ma si inserisce in una più ampia stagione di mobilitazioni che attraversa il Paese. Un inizio d’anno segnato da rivendicazioni e malcontento, che riporta al centro il confronto tra lavoratori, istituzioni e servizi essenziali.



