Il 10 gennaio 2026 segna un anniversario importante: dieci anni senza David Bowie, l’artista che ha trasformato il rock in qualcosa di più grande, un linguaggio universale fatto di musica, teatro e ribellione. Nato a Londra l’8 gennaio 1947 come David Robert Jones, morì a New York nel 2016, due giorni dopo aver pubblicato il suo ultimo album Blackstar, quasi un testamento artistico consegnato al mondo prima di andarsene.
Una delle caratteristiche più riconoscibili di Bowie erano i suoi occhi apparentemente di colori diversi, che gli davano un’aria aliena e misteriosa. In realtà, entrambi gli occhi erano azzurri, ma una pupilla era permanentemente dilatata a causa di un pugno ricevuto da adolescente durante una lite per una ragazza. Questo incidente, avvenuto quando aveva 15 anni, creò l’illusione di avere un occhio più scuro, trasformando quello che poteva essere un difetto in un tratto distintivo della sua immagine iconica.
La vita sentimentale di Bowie fu intensa quanto la sua carriera. Il primo matrimonio fu con Angela Barnett nel 1970, dalla quale ebbe il figlio Duncan Jones (oggi regista di successo). Il matrimonio finì nel 1980 in un divorzio burrascoso. Nel 1992 Bowie incontrò il grande amore della sua vita: la supermodella Iman, che sposò nel 1992. Dal loro matrimonio nacque nel 2000 la figlia Alexandria Zahra Jones. Bowie parlava di Iman come della persona che gli aveva dato stabilità e felicità, un amore che durò fino alla fine.
Bowie iniziò a suonare nei primi anni Sessanta, passando da un gruppo all’altro come cantante e sassofonista. La svolta arrivò nei primi anni Settanta, quando divenne il volto del glam rock, quel movimento che mescolava teatralità estrema, ambiguità sessuale e sonorità sperimentali. Ma la vera genialità stava nella sua capacità di trasformarsi continuamente: ogni album portava con sé un nuovo personaggio, un nuovo stile, una nuova identità.
Il più famoso di questi alter ego fu Ziggy Stardust, una rock star aliena che comunicava messaggi di speranza all’umanità. Questo personaggio lo consacrò come il “camaleonte della musica”, capace di rinnovarsi senza mai perdere qualità artistica. Dove altri artisti restavano ancorati a un sound, Bowie cambiava pelle album dopo album.
La musica era solo una parte del suo universo creativo. Bowie suonava praticamente tutto: chitarra, sassofono, pianoforte, tastiere, armonica, e persino strumenti esotici come il koto giapponese. Questa versatilità gli permetteva di esplorare territori sonori sempre nuovi, spesso anticipando tendenze che sarebbero diventate mainstream anni dopo.
Le collaborazioni con il produttore Tony Visconti e il genio elettronico Brian Eno furono fondamentali per la sua evoluzione. Con loro non costruì solo album rivoluzionari, ma amicizie profonde che durarono decenni. Questi sodalizi produssero lavori sperimentali che ridefinirono cosa poteva essere la musica rock.
La discografia di Bowie impressiona: 27 album in studio, 17 dal vivo, 4 colonne sonore e 50 raccolte. Ha venduto circa 140 milioni di dischi in vita, posizionandosi tra i musicisti più venduti di sempre. Nel 2007 la rivista Forbes lo classificò come il quarto cantante più ricco al mondo.
Bowie fu anche un attore rispettato, lavorando con registi come Martin Scorsese, David Lynch e Christopher Nolan. Recitò in film cult come L’uomo che cadde sulla Terra (dove interpretava letteralmente un alieno), Labyrinth, The Prestige e L’ultima tentazione di Cristo. Apparve anche in Christiane F., interpretando se stesso in una scena memorabile.
La pittura fu un’altra sua passione, meno conosciuta ma autentica. Bowie attraversava i confini tra le discipline artistiche con la stessa naturalezza con cui cambiava genere musicale.
Nel 2008 Rolling Stone lo inserì al 22° posto tra i migliori cantanti di sempre, citando capolavori come Life on Mars?, Space Oddity, Heroes e Starman. Cinque suoi album compaiono nella lista dei 500 migliori di sempre della rivista. Ma il riconoscimento più significativo arrivò nel 2019, quando BBC Two lo incoronò il più grande intrattenitore del ventesimo secolo.
Da quando iniziò nel 1962 fino a Blackstar nel 2016, Bowie non smise mai di sperimentare. La sua carriera fu un flusso continuo di innovazione, un dialogo ininterrotto con il futuro. A dieci anni dalla sua morte, la sua musica continua a parlare alle nuove generazioni – Heroes ha accompagnato i bellissimi titoli di coda di Stranger Things 5 – dimostrando che le vere icone non tramontano mai: si trasformano, come faceva lui.



