Paura questa mattina lungo la costa calabrese. Alle 5:53 un terremoto di magnitudo 5.1 ha scosso il fondale marino al largo della zona sud-orientale di Reggio Calabria. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’epicentro si trovava a 64,8 chilometri di profondità, un dettaglio che ha fatto la differenza.
Il tremore è stato percepito distintamente in Calabria, da Reggio a Vibo Valentia, passando per Catanzaro e Cosenza, ma anche in Sicilia orientale, fino a Malta e Taranto. Nonostante l’intensità rilevante e la forte percezione, non si registrano danni né a persone né a edifici.
“La profondità elevata e la distanza dalla costa hanno evitato conseguenze”, ha spiegato la Protezione civile regionale. Domenico Cottarella, direttore della Protezione civile calabrese, ha confermato che tutti i sindaci dell’area sono stati contattati e non hanno segnalato criticità. “È comprensibile che scatti l’emotività, ma siamo qui per monitorare”, ha dichiarato a RaiNews.
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La Calabria condivide con la Sicilia il primato poco invidiabile di regione più sismica d’Italia. Le ragioni sono molteplici: alta frequenza delle scosse, intensità spesso rilevante, densità abitativa nelle zone a rischio e, soprattutto, un patrimonio edilizio fragile. Ma c’è una causa geologica precisa: la regione si trova esattamente nel punto di contatto tra la placca africana e quella europea, che si avvicinano a una velocità di 7 millimetri l’anno. La Calabria è letteralmente schiacciata tra queste due enormi masse continentali.
La storia sismica calabrese è drammatica. Dal 1183 al 1947 si sono verificati 23 terremoti di ottavo grado o superiore sulla scala Mercalli, con un bilancio complessivo di oltre 150mila vittime. Nel febbraio 1783, uno sciame sismico devastò la Calabria centro-meridionale uccidendo 35mila persone. Ma il disastro più grave resta quello del 28 dicembre 1908, quando un terremoto catastrofico rase al suolo Reggio Calabria e Messina causando oltre 100mila morti.
Oggi l’intera regione è classificata nelle zone 1 e 2 della mappa di pericolosità sismica, quelle a rischio più elevato. Le aree più vulnerabili includono la valle del Crati, l’area di Cosenza e la fascia occidentale delle Serre fino allo Stretto di Messina.
Il vero tallone d’Achille della Calabria non è solo la geologia. Secondo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), nelle zone a maggior rischio sismico ci sono circa 610mila abitazioni distribuite in 409 comuni, dove vivono quasi 2 milioni di persone. Il dato allarmante: due case su tre (il 75%) sono state costruite prima del 1980, quindi prima dell’introduzione delle moderne normative antisismiche.
Peggio ancora, metà degli edifici ha strutture portanti in muratura, materiale meno resistente rispetto al calcestruzzo armato (usato solo nel 37% dei casi). Per mettere in sicurezza questo patrimonio edilizio servirebbero oltre 7 miliardi di euro, risorse che potrebbero arrivare anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.



