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Home » Spettacolo » Ricky Memphis: “Mio padre? Un fascistone che voleva chiamarmi Benito, ma la sorte ha deciso altro”

Ricky Memphis: “Mio padre? Un fascistone che voleva chiamarmi Benito, ma la sorte ha deciso altro”

Ricky Memphis si confessa tra passato e presente. Dal nome "negato" dal padre alla nuova sfida dei Cesaroni, ecco il volto umano dell'attore.
RedazioneDi Redazione13 Gennaio 2026
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Ricky Memphis
Ricky Memphis (fonte: YouTube)

A 57 anni, l’attore romano Riccardo Fortunati, alias Ricky Memphis,  nome d’arte omaggio a Elvis, ha deciso di raccontarsi mettendo a nudo le sue fragilità e una storia familiare incredibile in un’intervista al Corriere della Sera. Fin dalla nascita, la sua vita è stata segnata da un vero e proprio “duello” anagrafico: il padre, fervente fascista, era deciso a chiamarlo Benito. Per risolvere la disputa con la madre, che preferiva Riccardo, si scelse di affidarsi alla sorte estraendo un nome da un cappello. Nonostante il padre avesse barato inserendo nove biglietti su dieci con il nome del Duce, il destino estrasse l’unico foglietto con scritto Riccardo.

“Papà, che era un fascistone, voleva proprio quello. Mamma invece scelse Riccardo. Gli propose di lasciar decidere alla sorte, estraendo un bigliettino su 10. Lui barò: su 9 ci scrisse Benito, uscì Riccardo, un segno del destino. Ma lui mi chiamava lo stesso Benito“.

Parlando di politica aggiunge:

“Sono cresciuto in tutto un altro ambiente, di sinistra, popolare, comunista. Per emulazione e quieto vivere mi dichiaravo così anch’io. Quando ho cominciato a ragionare con il mio cervello ho cambiato direzione“.

 

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Crescere nel rione Monti senza la figura paterna, scomparsa tragicamente in un incidente stradale quando Ricky aveva solo quattro anni, ha alimentato in lui un’insicurezza profonda. Questa ferita lo ha portato a convivere per decenni con la paura delle automobili, prendendo la patente solo a trent’anni per il timore di morire alla stessa età del genitore, e con la sensazione di essere un “impostore” nel mondo del cinema. Nonostante la fama di “duro” o “coatto” ereditata dai suoi personaggi, l’attore confessa di non essersi mai sentito davvero tale, ma piuttosto un ragazzo cresciuto in strada con il peso di dover proteggere la famiglia troppo presto.

Il legame con Claudio Amendola resta uno dei pilastri della sua carriera, iniziato curiosamente con un insulto telefonico: Memphis, convinto che la chiamata di Amendola fosse uno scherzo, lo mandò a quel paese prima di scoprire che era tutto vero. Da quell’episodio del 1991 è nata una fratellanza che oggi si rinnova sul set de I Cesaroni. Il ritorno, dove Memphis veste i panni di Carlo, consuocero di Amendola. La complicità tra i due è tale che l’attore ricorda persino di aver quasi investito l’amico durante una ripresa particolarmente concitata con una finta auto della Polizia.

Memphis non nasconde i suoi lati più contraddittori: si definisce un credente che legge ogni sera il Vangelo, ma si dichiara anche un “cialtrone” che cede spesso ai peccati della gola e del fumo. Il rapporto con il denaro è stato altrettanto turbolento: ai tempi d’oro del successo ha sperperato fortune in hotel di lusso e in una collezione di cento paia di stivali da cowboy, un riscatto per quando, da ragazzino, non aveva nemmeno i soldi per l’autobus.

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