In un’aula di tribunale a Londra si sta consumando l’ultimo capitolo di una delle saghe più turbolente della storia del rock. Sting, Stewart Copeland e Andy Summers, i tre membri dei leggendari Police, sono di nuovo l’uno contro l’altro per una questione di soldi e diritti d’autore. Nonostante la band si sia sciolta nel lontano 1984, il loro successo più grande, “Every Breath You Take”, continua a generare cifre da capogiro e, insieme ad esse, tensioni mai risolte. Recentemente, Sting ha dovuto versare oltre 600.000 sterline ai suoi ex compagni dopo aver ammesso di averli pagati meno del dovuto in passato. Ma la tregua è lontana: Copeland e Summers chiedono ora fino a 8 milioni di sterline, sostenendo che i vecchi accordi sulle percentuali debbano valere anche per i guadagni astronomici derivanti dallo streaming su Spotify e dai download digitali.
Il brano del 1983 è oggi più popolare che mai. Con circa 3,5 milioni di ascolti quotidiani, batte regolarmente hit moderne di star come Billie Eilish. La sua rinascita è dovuta anche alla cultura pop attuale: la canzone è tornata alla ribalta grazie a Stranger Things e ai trend di TikTok, confermandosi come il pezzo più trasmesso di sempre nel catalogo dell’organizzazione BMI.
Sting ha spesso descritto questa canzone come “malvagia”. Anche se molti la scelgono come colonna sonora per i matrimoni credendola un inno d’amore, il testo parla in realtà di uno stalker ossessionato. Questa energia negativa sembra aver influenzato anche i rapporti tra i musicisti. Durante le registrazioni dell’album Synchronicity, l’atmosfera era pessima: Sting e il batterista Stewart Copeland arrivarono spesso alle mani, tanto che Copeland ruppe una costola al cantante durante un tour.
Il chitarrista Andy Summers rivendica un ruolo centrale: sostiene che la canzone fosse “spazzatura” finché lui non inventò il celebre riff di chitarra arpeggiato. Proprio su questi contributi creativi (le cosiddette “arrangers’ fee”) si gioca la battaglia legale. Gli avvocati di Sting ribattono che lo streaming non è una vendita di dischi ma un’esecuzione pubblica, e che quindi i vecchi patti non sarebbero validi per le piattaforme online.
Mentre i giudici decidono come interpretare contratti firmati decenni fa in un mondo che non conosceva ancora internet, i tre artisti continuano a ferirsi con quelli che Copeland ha definito “bisturi mentali”. Una rivalità eterna, alimentata paradossalmente dal successo immortale di un brano nato per gioco tra un organo e un riff di chitarra.



