Donald Trump ha alzato i toni sulla Groenlandia con una mossa che ha scosso l’intera Europa. Il presidente americano ha annunciato che dal primo febbraio 2026 scatteranno dazi del 10% su tutte le importazioni da otto Stati europei: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La colpa? Aver mandato truppe sull’isola artica per sostenere la sovranità danese. L’Italia non è nella lista perché il governo Meloni ha deciso di muoversi solo attraverso la NATO, evitando iniziative unilaterali.
L’ossessione di Trump per la Groenlandia non è un capriccio: secondo lui, l’isola è fondamentale per la sicurezza nazionale americana. Al centro dei suoi piani c’è lo scudo spaziale che dovrebbe proteggere Stati Uniti e Canada. Trump sostiene che questo sistema difensivo possa funzionare correttamente solo se la Groenlandia passa sotto controllo americano.
Nel suo messaggio su Truth Social, il presidente ha spiegato che Washington sta investendo centinaia di miliardi di dollari in questo programma, ma l’efficacia dell’intero sistema dipenderebbe dal possesso dell’isola. Inoltre, Trump teme che Cina e Russia vogliano la Groenlandia e che la Danimarca non abbia i mezzi per impedirlo.
Il tono è stato particolarmente aggressivo: ha ridicolizzato le capacità difensive danesi, sostenendo che il paese proteggerebbe l’isola con appena “due slitte trainate da cani”. Ha poi aggiunto che solo gli Stati Uniti possono davvero garantire la sicurezza della regione artica.

Quello che Trump chiama “viaggio per scopi sconosciuti” è in realtà un’esercitazione militare simbolica organizzata dalla Danimarca, alla quale hanno partecipato otto membri della NATO. L’iniziativa europea, chiamata “Arctic Endurance”, voleva dimostrare solidarietà alla Danimarca e aprire un dialogo sulla sicurezza nell’Artico.
Per Trump, però, questa mossa rappresenta un ostacolo ai suoi piani. Ha accusato gli alleati europei di aver creato un “rischio insostenibile per il pianeta” e ha stabilito un calendario preciso per le sanzioni: se i soldati non vengono ritirati entro fine gennaio, partiranno i dazi del 10%. Dal primo giugno 2026, le tariffe saliranno al 25%.
Le reazioni europee sono state immediate. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito le minacce “inaccettabili”, annunciando che l’Europa risponderà in modo unito. Il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato che applicare dazi agli alleati NATO è “completamente sbagliato”. Il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha assicurato che la Svezia non si farà intimidire.
Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno pubblicato una nota congiunta in cui avvertono che i dazi potrebbero innescare una “pericolosa spirale discendente” nelle relazioni transatlantiche. Gli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Unione Europea si sono riuniti domenica 18 gennaio per una riunione di emergenza a Bruxelles.
Nel frattempo, migliaia di persone sono scese in piazza a Copenaghen e in altre città danesi per protestare contro le pressioni americane. Tra gli slogan più popolari: “Make America Go Away”, una parodia del famoso “Make America Great Again”.
Quello che emerge da questa crisi è un cambiamento radicale nel modo in cui Trump considera gli alleati europei. Non più partner nella gestione della sicurezza globale, ma ostacoli ai suoi progetti strategici. L’ultimatum sui dazi rappresenta un punto senza precedenti nella storia recente della NATO.
La Groenlandia, con i suoi 53.000 abitanti e le sue enormi risorse minerarie ancora da esplorare, è diventata il terreno di scontro di una nuova guerra fredda. E stavolta, il ghiaccio che si scioglie non riguarda solo il cambiamento climatico, ma le certezze delle alleanze occidentali.



