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Home » Attualità » Paolo Mendico, sospesa la preside della sua scuola, ma nei diari del ragazzo, tutta l’umiliazione subita in classe

Paolo Mendico, sospesa la preside della sua scuola, ma nei diari del ragazzo, tutta l’umiliazione subita in classe

Dalle pagine scritte dal ragazzo emergono umiliazioni a scuola: Sospesa la preside mentre le indagini sono in corso.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti22 Gennaio 2026
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Paolo Mendico
Paolo Mendico (fonte: YouTube)

La tragica morte di Paolo Mendico, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano che si tolse la vita l’11 settembre scorso alla vigilia del primo giorno di scuola, continua a sollevare interrogativi dolorosi e a portare alla luce particolari inquietanti. Mentre sono ancora in corso le indagini penali per istigazione al suicidio, sul fronte delle ispezioni ministeriali si arriva a un primo esito concreto: Gina Antonetti, la dirigente scolastica dell’Itis Pacinotti di Fondi dove Paolo frequentava una sede distaccata, è stata sospesa dal servizio per tre giorni.

La sanzione disciplinare ha suscitato immediate critiche da parte della Flc Cgil. Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici del sindacato, ha contestato la decisione definendola la dimostrazione di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito che ha preferito concentrare l’attenzione sulla ricerca a tutti i costi di un colpevole, per dimostrare di saperlo trovare e di saperlo punire, mentre sono ancora in corso indagini penali per accertare eventuali responsabilità.

Secondo il sindacato, il procedimento sarebbe stato viziato fin dall’inizio: la contestazione sarebbe stata avviata ancora prima dell’inizio dell’indagine ispettiva, in una vicenda che ha creato allarme sociale e un giudizio negativo sull’impegno della scuola nell’affrontare le fragilità e le criticità delle relazioni fra adolescenti.

Intanto, emergono dettagli drammatici dai diari personali di Paolo, la cui interpretazione è stata affidata dalla famiglia alla psicologa e grafologa forense Marisa Aloia. Le pagine scritte dal ragazzo restituiscono il ritratto di un adolescente profondamente turbato, il cui malessere affonda le radici nelle esperienze scolastiche vissute come umilianti e ingiuste.

Un episodio in particolare emerge con forza. Paolo era stato rimandato in matematica alla fine del primo anno di scuola superiore. Secondo quanto annotato nei suoi diari, il ragazzo raccontò alla docente di non potersi permettere le ripetizioni private, ma l’insegnante obiettò che, in fondo, non sarebbero costate così tanto. A rendere ancora più bruciante l’esperienza, il fatto che un suo compagno, uno dei presunti bulli, fosse stato invece promosso nonostante lo scarso rendimento, semplicemente perché si era iscritto al doposcuola.

Paolo, dotato di un animo sensibile, recuperò brillantemente la materia agli esami, ma a un prezzo altissimo: dovette abbandonare i corsi di musica che tanto amava. Secondo l’analisi della dottoressa Aloia, in lui restò sempre la sensazione di umiliazione per non aver potuto accedere ai recuperi, un’umiliazione consumata davanti all’intera classe. Emarginato e vittima di bullismo, addirittura da parte di chi avrebbe avuto il compito primario di difenderlo.

I diari di Paolo rappresentano, dunque, un documento prezioso per comprendere il suo stato d’animo. Il ragazzo scriveva pagine sin dagli anni delle elementari, con una particolarità significativa dal punto di vista psicologico: usava la terza persona, come se raccontasse la storia di qualcun altro. Anche la grafia, secondo l’esperta, rivela segnali allarmanti.

Un dettaglio emerso dall’analisi dei dispositivi elettronici di Paolo aggiunge ulteriore complessità al quadro: per il giorno stesso in cui si tolse la vita, il ragazzo aveva fissato un appuntamento per giocare online con un amico tramite la console Xbox, un’abitudine comune tra gli adolescenti che spesso rispettano questi impegni virtuali. Si tratta di un dettaglio importante che delinea una progettazione nel tempo, come ha sottolineato sottolinea la psicologa Aloia.

Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi, assolutamente. La domanda è: cosa è accaduto tra il 10 e l’11 settembre? Potrebbe essere stata una decisione improvvisa, è vero, ma non sappiamo se sia accaduto qualcosa quella mattina oppure la sera precedente, un episodio rilevante, qualcosa di sconvolgente per Paolo.

Le indagini penali per istigazione al suicidio proseguono per fare chiarezza sulle responsabilità individuali. Secondo quanto riportato, sono in corso analisi approfondite delle chat e degli scambi di messaggi tra circa dieci persone, nel tentativo di ricostruire gli ultimi giorni di vita del quattordicenne e individuare eventuali episodi determinanti che possano aver innescato la decisione estrema.

La vicenda di Paolo Mendico, comunque, solleva interrogativi fondamentali sulla capacità della scuola di intercettare il disagio giovanile, sul protocollo antibullismo che secondo gli ispettori ministeriali non sarebbe stato rispettato, e sulla necessità di creare ambienti educativi davvero inclusivi, capaci di proteggere gli studenti più fragili anziché esporli a ulteriori umiliazioni.

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