La scarcerazione di Jacques Moretti, il gestore del locale Constellation distrutto dal rogo della notte di Capodanno, ha sollevato un polverone di dubbi e interrogativi nel cuore del Vallese. Dopo la tragedia che è costata la vita a 40 persone, la domanda che circola tra le vie della cittadina svizzera è una sola: chi ha staccato l’assegno da 200.000 franchi necessario per la sua cauzione? Moretti, descritto dagli inquirenti come un uomo quasi isolato e schiacciato dai debiti, sembra aver trovato aiuto inaspettato tra i professionisti del posto.
Le indagini puntano i riflettori su due uffici situati proprio di fronte alle macerie del locale. Si tratta di un notaio e di un agente assicurativo, figure che Moretti stesso aveva indicato come i suoi pochissimi amici stretti durante gli interrogatori. Nonostante la Procura di Sion avesse dipinto il gestore come un uomo senza radici sociali in Svizzera, un elemento usato per sostenere il pericolo di fuga, la rapidità con cui è stata raccolta la somma suggerisce una solidarietà professionale molto solida.

Jacques Moretti ha sempre respinto l’accusa di voler scappare in Francia, sostenendo che la sua intera esistenza, compresa la nascita dei figli e le pesanti ipoteche da oltre 5 milioni, sia ormai radicata in Svizzera. Tuttavia, il contrasto tra le sue dichiarazioni e la realtà è netto. Da una parte, il gestore dichiara di sentirsi parte della comunità; dall’altra, emergono rapporti quasi inesistenti con le autorità locali. Moretti ha infatti ammesso di conoscere solo di nome il presidente del Comune e di aver incrociato raramente i responsabili della sicurezza, proprio quell’ente che per sei anni ha evitato ogni controllo nel locale poi trasformato in trappola mortale.
Anche la giustizia svizzera sembra essersi mossa con incertezza. Inizialmente, la procuratrice Béatrice Pilloud si era detta contraria all’arresto, cambiando idea solo quando la pressione internazionale è diventata insostenibile. L’ordine di cattura è arrivato infatti in concomitanza con la cerimonia solenne a cui hanno partecipato i presidenti di Italia, Francia e Svizzera.
La decisione dei giudici svizzeri ha provocato una durissima reazione politica, con il Governo italiano che ha definito la libertà dell’indagato un oltraggio alla memoria dei deceduti. Mentre le famiglie delle vittime esprimono profonda rabbia, la magistratura elvetica difende la scelta come un atto tecnico di garanzia, pur avendo imposto a Moretti il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma. Il caso resta un nervo scoperto tra Italia, Francia e Svizzera, sollevando dubbi inquietanti su chi abbia realmente garantito per un uomo al centro di una delle più gravi tragedie degli ultimi anni.
Oggi Moretti è di nuovo un uomo libero, ma il velo di mistero sulla sua “rete di salvataggio” rimane. Mentre l’inchiesta prosegue per accertare le colpe della strage, l’identità di chi ha pagato per lui resta il tassello mancante di un puzzle che intreccia affari, amicizie e gravi lacune nella sicurezza pubblica.
