La questione della sicurezza alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 (che si aprono il 6 febbraio) continua a generare tensioni politiche. Dopo giorni di dibattito sulla presenza degli agenti dell’ICE, l’agenzia americana per il controllo dell’immigrazione, ora esplode anche il caso dei Pasdaran, le guardie della rivoluzione iraniana.
La dichiarazione ha scatenato un vero terremoto politico. I senatori del Partito Democratico Antonio Misiani e Cristina Tajani hanno immediatamente presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri degli Esteri Antonio Tajani e degli Interni Matteo Piantedosi. Secondo i democratici, se la notizia fosse vera si tratterebbe di un fatto gravissimo: i Pasdaran sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, e lo stesso ministro Tajani ha proposto in passato di classificarli come organizzazione terroristica.
Di fronte al clamore, l’ambasciata iraniana a Roma ha smentito categoricamente. In un messaggio su X hanno chiarito che la delegazione iraniana alle Olimpiadi sarà composta unicamente da quattro atleti di sci, un allenatore, il capo delegazione e un consigliere olimpico. Nessun Pasdaran, dunque. La rappresentanza diplomatica ha anche invitato a verificare le notizie prima di prendere posizioni politiche.
A seguito di alcune notizie e speculazioni diffuse in merito alla composizione della delegazione della Repubblica Islamica dell’Iran ai Giochi #Olimpici Invernali di #Milano_Cortina, si informa che la squadra #iraniana sarà composta da quattro atleti della disciplina dello sci,…
— Ambasciata della R I dell’Iran-Roma (@iraninitaly) January 28, 2026
Successivamente, lo stesso Balboni ha fatto parziale marcia indietro: ha spiegato all’Adnkronos di aver semplicemente citato informazioni lette su “fonti aperte” secondo cui storicamente i Pasdaran hanno scortato gli atleti iraniani, ma di non riferirsi specificamente a queste Olimpiadi. Il suo intento era sottolineare una disparità di trattamento: perché scandalizzarsi per l’ICE quando altri paesi portano forze di sicurezza ben più controverse?
Il dibattito si inserisce in un clima già teso. Per garantire la sicurezza dei Giochi olimpici il governo ha stanziato 50 milioni di euro e previsto il dispiegamento di oltre seimila agenti delle forze dell’ordine italiane.
Nonostante le rassicurazioni americane, la presenza dell’ICE continua a dividere. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito l’agenzia “una milizia armata che uccide a sangue freddo per strada”, riferendosi agli episodi di Minneapolis dove gli agenti hanno causato la morte di due persone. Anche la sindaca di Milano (sic, probabilmente si intende Genova) Silvia Salis ha espresso forte preoccupazione.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha cercato di stemperare i toni, ribadendo la totale fiducia nel sistema di sicurezza italiano. Anche la Conferenza Episcopale Italiana è intervenuta auspicando che l’ordine pubblico sia garantito esclusivamente dalle autorità nazionali.
Le opposizioni hanno annunciato una serie di iniziative di protesta. Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha organizzato un flash mob davanti all’ambasciata americana a Roma, mentre il Partito Democratico ha indetto una manifestazione in piazza XXV Aprile a Milano per sabato. Il ministro Piantedosi è atteso alla Camera il 4 febbraio per riferire ufficialmente sul ruolo degli agenti dell’ICE in Italia.



