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Home » Attualità » Belluno, bimbo di 11 anni cacciato dal bus e costretto a camminare 6 Km nella neve: aveva il biglietto, ma non quello “olimpico” (4 volte più caro)

Belluno, bimbo di 11 anni cacciato dal bus e costretto a camminare 6 Km nella neve: aveva il biglietto, ma non quello “olimpico” (4 volte più caro)

Bimbo di 11 anni è stato fatto scendere dal bus con -3 gradi e neve per un biglietto non valido. Querela per abbandono di minore a Belluno.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Gennaio 2026
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Una strada innevata di notte
Una strada innevata di notte (fonte: Unsplash)

Un bambino di 11 anni è stato costretto a percorrere a piedi oltre 6 chilometri lungo la statale 51 Alemagna, che collega San Vito di Cadore a Vodo di Cadore in provincia di Belluno, mentre nevicava e con temperature di 3 gradi sottozero. Il motivo: non aveva il biglietto giusto dell’autobus. L’episodio, avvenuto martedì 27 gennaio intorno alle 16, ha scatenato polemiche e un’indagine interna da parte dell’azienda di trasporti.

Il ragazzino era appena uscito dal rientro pomeridiano scolastico e, una volta salito sull’autobus della linea 30 Calalzo-Cortina gestita da Dolomiti Bus, ha mostrato il biglietto che aveva in tasca. Quel titolo di viaggio, però, non era più valido: da pochi giorni, in occasione del periodo olimpico, era entrata in vigore una nuova tariffa fissa di 10 euro, indipendentemente dalla distanza percorsa. Il nuovo biglietto può essere acquistato esclusivamente tramite app o con bancomat.

L’11enne non aveva la possibilità di pagare il nuovo biglietto sul momento. L’autista, dipendente della compagnia privata La Linea S.p.A. alla quale era stato subappaltato il servizio, ha quindi imposto al bambino di scendere dal mezzo. Il minore si è così ritrovato a dover tornare a casa a piedi, al buio, lungo una strada pericolosa, mentre continuava a nevicare. Al suo arrivo a casa “tremava, faceva fatica a camminare soprattutto nell’ultimo tratto di strada”, ha raccontato la madre; lo stesso bambino ha dichiarato a Repubblica: “Non sentivo più le gambe, non riuscivo ad andare avanti. Su quell’autobus non ci salgo più, riconsegnate tutti i biglietti che abbiamo comprato”.

A denunciare l’accaduto è stata la nonna del bambino, l’avvocata Chiara Balbinot di Padova, che ha presentato querela per abbandono di minore. “A mio nipote poteva capitare qualsiasi cosa durante quei novanta minuti che ha impiegato per tornare a casa, camminando sulla pista ciclabile che costeggia la strada principale”, ha dichiarato la nonna-avvocata. “Io mi chiedo come possa capitare una cosa del genere. Dal mio punto di vista è ravvisabile il reato di abbandono di minore. Sicuramente esisteva un obbligo di custodia”.

 

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L’avvocata ha confermato di aver ricevuto due chiamate di scuse da parte di Dolomitibus, ma ha ribadito la volontà di andare avanti con l’azione legale: “Ora tocca alla procura di Belluno indagare. Di ipotesi magari ce ne sarebbero altre, ma sarà la Procura poi a considerarle”.

L’azienda titolare del servizio ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria posizione sull’episodio. “Dolomiti Bus esprime anzitutto sollievo avendo appreso dalla famiglia del bambino che per lui non ci sono state serie conseguenze e sta bene”, si legge nel comunicato. La compagnia ha precisato che la corsa era stata effettuata dalla società La Linea S.p.A., alla quale è stata immediatamente estesa una contestazione formale con richiesta di chiarimenti.

La Linea S.p.A. ha comunicato di aver avviato approfondimenti interni e che il conducente interessato, suo dipendente, è stato prudenzialmente sospeso dal servizio in attesa degli accertamenti. Dolomiti Bus ha inoltre attivato una commissione interna per il rigoroso accertamento dei fatti accaduti, specificando che i mezzi in servizio sono dotati di impianti di videosorveglianza e che le relative registrazioni potranno essere utilizzate per ricostruire l’accaduto. “Dolomiti Bus, costantemente impegnata a garantire i più elevati standard di sicurezza e tutela dei passeggeri, fornirà ulteriori elementi in ragione degli accertamenti in corso”, conclude la nota dell’azienda.

La sindaca di Pieve di Cadore Sindi Manushi, oltre a esprimere solidarietà alla famiglia per quanto accaduto, ha sottolineato un particolare importante: “Questo episodio è allucinante. Se è vero che l’autista ha avuto poco buon senso, il problema è il perimetro in cui ha agito: mica se l’è inventato lui il biglietto da 10 euro”. L’episodio ha sollevato interrogativi sulla gestione delle nuove tariffe olimpiche e sulla formazione del personale addetto al trasporto di minori, soprattutto in situazioni che richiedono particolare sensibilità e attenzione alla sicurezza dei passeggeri più vulnerabili.

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