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Home » Salute » Tutti parlano del suo viso, ma Mariano Barbacid potrebbe passare alla storia per la cura contro il cancro al pancreas

Tutti parlano del suo viso, ma Mariano Barbacid potrebbe passare alla storia per la cura contro il cancro al pancreas

Un biochimico spagnolo ha ottenuto risultati promettenti contro il tumore al pancreas. Scopri chi è Mariano Barbacid
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Febbraio 2026
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Mariano Barbacid
Mariano Barbacid (fonte: YouTube)
Dalla Spagna è arrivata nei giorni scorsi una notizia che potrebbe cambiare la lotta contro uno dei tumori più letali: il cancro al pancreas uno dei più letali. Mariano Barbacid, che dirige un team di ricerca oncologica a Madrid, ha annunciato risultati eccezionali ottenuti nei laboratori. Durante gli esperimenti sui topi, il suo gruppo è riuscito a eliminare completamente le cellule tumorali dell’adenocarcinoma duttale pancreatico, la forma più comune e aggressiva di questa malattia (che ha colpito Enrica Bonaccorti, al momento senza speranze di guarigione ed è stata già fatale per Eleonora Giorgi e Paola Marella).Parliamo di test preliminari, condotti ancora solo sugli animali, ma l’entusiasmo della comunità scientifica è palpabile. Secondo Barbacid, mai prima d’ora si era ottenuta una risposta così completa e prolungata contro questo tipo di tumore in fase sperimentale. Ancora più importante: la terapia ha mostrato effetti collaterali ridotti rispetto ai trattamenti tradizionali, che spesso devastano i pazienti tanto quanto la malattia stessa.

Ma chi è Mariano Barbacid? Nato a Madrid nel 1949, questo biochimico molecolare ha una storia professionale che intreccia Europa e Stati Uniti. Dopo la laurea in Chimica nella capitale spagnola, si è perfezionato oltreoceano costruendo una carriera stellare. Ha lavorato al prestigioso MD Anderson Cancer Center di Houston e poi al National Cancer Institute del Maryland, dove ha ricoperto il ruolo di direttore.

Il suo contributo fondamentale alla scienza risale al 1982, quando isolò il primo oncogene umano e identificò la prima mutazione genetica collegata allo sviluppo del cancro nell’uomo. Un’altra sua scoperta chiave riguarda l’oncogene TRK, collegato al carcinoma del colon. Scoperte che hanno aperto nuovi orizzonti nella comprensione di come nascono e si sviluppano i tumori.

Nel 1998 Barbacid è tornato in patria con un progetto ambizioso: creare da zero il Centro Nacional de Investigaciones Oncologicas. In meno di un decennio, questo istituto è diventato uno dei poli di eccellenza mondiale nella ricerca contro il cancro, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.

I riconoscimenti accumulati nella sua carriera raccontano l’impatto del suo lavoro: tre lauree honoris causa, premi prestigiosi come il King Juan Carlos I Science Award e il Charles Rodolphe Brupbacher Award. È anche tra i pochissimi scienziati europei ad aver vinto due Advanced Grant dal Consiglio Europeo della Ricerca. Nel 2020 ha ricevuto la Medaglia Echegaray, il massimo riconoscimento scientifico spagnolo. Il suo curriculum conta 311 pubblicazioni scientifiche, testimonianza di decenni dedicati alla ricerca.

Barbacid ha un angioma rosso-violaceo che copre metà del suo viso. Purtroppo, l’annuncio della sua scoperta ha scatenato sui social commenti irrispettosi sul suo aspetto fisico. Un comportamento deplorevole che distoglie l’attenzione da ciò che davvero conta: il valore straordinario del suo lavoro per l’umanità.

La gente che si scandalizza della sua faccia mi spezza, forse uno dei risultati migliori degli ultimi anni a livello medico e la gente pensa alla faccia agagag https://t.co/2RHCCUFbcf

— Gojo (@Gojoo______) January 29, 2026

Ma torniamo alla scoperta. La terapia sviluppata da Barbacid combina diversi farmaci che attaccano i meccanismi fondamentali del tumore pancreatico. Nei test sui topi, questa strategia ha portato a una eliminazione delle cellule cancerogene mai osservata prima per durata ed efficacia. Il ricercatore sottolinea come l’approccio delle terapie combinate possa modificare radicalmente il decorso della malattia.

Serve però cautela. Parliamo di risultati ottenuti in laboratorio su modelli animali, non ancora su esseri umani. Prima di poter applicare questa terapia ai pazienti serviranno ulteriori studi clinici rigorosi, un processo che richiede tempo e verifiche attente. La comunità scientifica accoglie la notizia con speranza temperata dalla prudenza necessaria al metodo scientifico.

Tuttavia, dopo anni di battaglie contro uno dei nemici più ostinati dell’oncologia, questa scoperta rappresenta un progresso concreto. Una luce che si accende per migliaia di pazienti e famiglie che affrontano questa diagnosi devastante.

 

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