Per capire la portata di questo momento, occorre sottolineare che nessun ex presidente statunitense testimonia davanti a una commissione del Congresso dal 1983, quando lo fece Gerald Ford. Si tratta quindi di un evento politicamente straordinario.
La coppia presidenziale aveva ignorato per mesi le richieste ufficiali della commissione, saltando le deposizioni previste per gennaio. Le loro motivazioni erano chiare: consideravano le convocazioni prive di base legale e le vedevano come un attacco politico diretto dal presidente Donald Trump. In sostanza, sostenevano che l’intera operazione fosse orchestrata per danneggiarli pubblicamente, non per scoprire la verità.
Il punto di svolta è arrivato quando la situazione è diventata insostenibile. La commissione supervisione, guidata dal repubblicano James Comer del Kentucky, aveva approvato a gennaio con un voto bipartisan (cioè con l’appoggio sia di repubblicani che di democratici) le misure per dichiararli in oltraggio. Alcuni parlamentari democratici si erano infatti uniti ai repubblicani chiedendo piena trasparenza sull’inchiesta.
Lunedì sera, mentre la commissione regolamento si riuniva per preparare il voto finale previsto per mercoledì, è arrivata la svolta. Angel Ureña, collaboratore di Bill Clinton, ha annunciato sui social che la coppia avrebbe testimoniato, pur precisando che i Clinton avevano negoziato in buona fede mentre la controparte no.
Tuttavia la situazione rimane tesa. Comer ha dichiarato che l’accordo manca ancora di chiarezza e che non sono state fornite date precise. Secondo il presidente della commissione, i Clinton hanno ceduto solo perché il voto di oltraggio era ormai imminente. I leader repubblicani non escludono di procedere comunque con le accuse se dovessero ritenere che i Clinton stiano guadagnando tempo senza reale intenzione di collaborare.
Ma cosa c’entra Bill Clinton con Epstein? L’ex presidente conosceva effettivamente il finanziere e i registri di volo del jet privato di Epstein mostrano che Clinton effettuò quattro viaggi internazionali nel 2002 e 2003. Clinton ha sempre sostenuto di non essere mai stato a conoscenza dei crimini sessuali di Epstein e di aver interrotto ogni contatto due decenni fa. Nessuna vittima degli abusi di Epstein ha mai accusato Clinton di comportamenti illeciti.

A dicembre il Dipartimento di Giustizia ha rilasciato documenti su Epstein che includevano alcune foto: si vedeva Clinton in piscina nella tenuta del finanziere e sdraiato in quella che sembra una vasca idromassaggio. Immagini vecchie di decenni, ha precisato il suo staff, scattate quando i crimini di Epstein non erano ancora emersi.
Hillary Clinton, da parte sua, ha sempre dichiarato di non aver mai incontrato né parlato con Epstein. L’inchiesta della commissione vuole però capire cosa sapesse in qualità di segretaria di Stato sui traffici internazionali legati al finanziere.
I democratici hanno criticato duramente i repubblicani, accusandoli di usare l’inchiesta per fini politici piuttosto che per aiutare le vittime. Robert Garcia, democratico della California, ha sostenuto che procedere con il voto di oltraggio dimostrerebbe che Comer non è interessato alla verità ma solo a danneggiare i Clinton. Altri parlamentari democratici temono che Trump voglia usare questa vicenda per perseguire penalmente i suoi avversari politici.
Nancy Pelosi, ex speaker della Camera, ha definito la situazione “un nido di serpenti”, sottolineando come i Clinton si trovino in una posizione impossibile qualsiasi cosa facciano. La vicenda ha infatti un enorme peso simbolico e politico: è la prima volta nella storia recente che una coppia presidenziale viene messa sotto pressione in questo modo su un tema così delicato.
Al momento non è chiaro quando si terranno esattamente le deposizioni. Virginia Foxx, presidente repubblicana della commissione regolamento, ha dichiarato che serve più tempo per capire cosa i Clinton abbiano realmente accettato. La commissione ha quindi rinviato l’esame delle risoluzioni di oltraggio, ma ha avvertito che se non ci sarà un accordo concreto nelle prossime ore, si riunirà nuovamente per continuare l’iter.
La partita rimane aperta e il clima politico americano rimane estremamente teso su questo fronte.



