Tra le misure eliminate spicca la proposta di far pagare una cauzione economica a chi organizza manifestazioni e cortei. Questa norma, fortemente voluta dalla Lega, è stata considerata pericolosa perché avrebbe limitato il diritto di manifestare solo a chi ha disponibilità economiche. Anche Fratelli d’Italia e Forza Italia si erano opposti, e il Quirinale ha rilevato evidenti problemi di compatibilità costituzionale.
Un altro stop deciso ha riguardato la cosiddetta “norma Almasri”, che prevedeva la consegna allo Stato di appartenenza di persone ritenute pericolose. I tecnici del Quirinale hanno fatto notare che questa norma rischiava di violare i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, che hanno lo stesso valore giuridico della Costituzione.

Una delle novità più discusse riguarda il fermo preventivo: la possibilità di bloccare i manifestanti prima ancora che commettano un reato. Il governo inizialmente voleva permettere alle forze dell’ordine di fermare persone sulla base di semplici “atteggiamenti sospetti”. Mattarella ha imposto una linea precisa: nessuno può essere privato della libertà senza indizi concreti. Per procedere al fermo servono elementi oggettivi come il possesso di armi improprie, abbigliamento da black bloc nello zaino, un casco o precedenti penali specifici. Il fermo in questura può durare al massimo dodici ore e deve essere comunicato immediatamente a un magistrato, che verificherà la legittimità della misura e potrà annullarla subito se non ci sono i presupposti.
Il governo aveva pensato anche a uno “scudo penale” riservato esclusivamente alle forze di polizia, per evitare che gli agenti finissero sotto indagine subito dopo aver usato le armi in servizio. Il Quirinale ha ricordato un principio fondamentale: la legge è uguale per tutti. La norma è stata quindi estesa a ogni cittadino: chiunque agisca per legittima difesa non verrà iscritto immediatamente nel registro degli indagati, a condizione che le giustificazioni siano evidenti fin da subito. La tutela è stata ampliata anche ad altre categorie professionali come medici e giornalisti.
Nel decreto legge, che è entrato in vigore rapidamente, sono confluite le misure considerate urgenti: la stretta sulla vendita di armi bianche ai minori di 18 anni (con sanzioni fino a 12.000 euro e revoca della licenza per i venditori), il rafforzamento delle zone rosse urbane, l’introduzione di un illecito penale specifico per chi fugge all’alt delle forze di polizia in modo pericoloso.
Le parti più complesse della riforma invece non entreranno subito in vigore, ma seguiranno l’iter di un disegno di legge che dovrà essere discusso e votato dal Parlamento. Tra queste c’è la proposta del “blocco navale”, che prevede l’interdizione dell’attraversamento delle acque territoriali per periodi da 30 giorni a 6 mesi in caso di minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale.
L’intervento di Mattarella non è stato un braccio di ferro, ma un dialogo istituzionale necessario. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riconosciuto che il lavoro era stato “ragionevole ed equilibrato”, ma ha anche ammesso la disponibilità a recepire i rilievi del Presidente.



