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Home » Attualità » Enzo Iacchetti contro Meta: “Avete lasciato che mi mettessero i baffi di Hitler”. E ora parte la diffida

Enzo Iacchetti contro Meta: “Avete lasciato che mi mettessero i baffi di Hitler”. E ora parte la diffida

Il conduttore di Striscia ha detto basta ai contenuti falsi e offensivi su Facebook: azioni legali contro la piattaforma e gli autori dei post.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino11 Febbraio 2026
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Enzo Iacchetti
Enzo Iacchetti (fonte: YouTube)

Enzo Iacchetti ha deciso di agire per vie legali contro Meta (la società che controlla Facebook) dopo che sulla piattaforma sono comparsi numerosi post che lo raffiguravano in modo gravemente offensivo. Il conduttore di Striscia la Notizia ha chiesto formalmente la rimozione immediata di questi contenuti attraverso i suoi avvocati.

I post incriminati contengono fotomontaggi falsi che accostano Iacchetti all’ideologia nazista: in alcune immagini il presentatore appare con i baffi tipici di Adolf Hitler, mentre in altre viene ritratto in situazioni ostili all’Italia. Secondo i legali del comico, si tratta di contenuti che danneggiano profondamente la sua reputazione, oltre a violare le stesse regole della community di Facebook.

Nella diffida inviata a Meta Platforms Ireland e Meta Platforms Inc., Iacchetti chiede non solo la cancellazione dei post, ma anche che vengano adottate misure concrete per impedire che episodi simili si ripetano in futuro. Se l’azienda non dovesse intervenire, il conduttore si riserva di intraprendere azioni giudiziarie urgenti per ottenere un risarcimento danni.

Parallelamente alla diffida a Meta, Iacchetti ha presentato una denuncia penale contro chi ha creato e diffuso questi contenuti falsi. L’accusa è quella di diffamazione aggravata e di istigazione all’odio, ma nel corso delle indagini potrebbero emergere anche altri reati.

Nella querela depositata alle autorità, il conduttore spiega la differenza tra critica legittima e attacco alla reputazione: “Come ogni personaggio pubblico, ho sempre accettato il confronto e anche le critiche più dure. Ma questi contenuti vanno oltre: sono accuse volgari e offensive basate su menzogne deliberate, amplificate dall’uso distorto dei social network. Non sono semplici critiche, ma vere e proprie aggressioni alla mia immagine accompagnate da evidenti intenti di incitamento all’odio”.

La scelta di Iacchetti di difendere con forza la propria reputazione arriva in un momento delicato. Lo scorso settembre, il conduttore era stato protagonista di un durissimo scontro in diretta a È sempre Cartabianca (il programma di Bianca Berlinguer su Rete 4) con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele.

Iacchetti e Eyal Mizrahi
Enzo Iacchetti ed Eyal Mizrahi (fonte: Corriere della Sera)

Durante il dibattito sulla guerra a Gaza, Iacchetti aveva denunciato con veemenza quello che definiva un genocidio, citando i dati delle Nazioni Unite: 70mila morti, tra cui circa 20mila bambini. Quando Mizrahi aveva tentato di ridimensionare questi numeri e aveva pronunciato la frase “definisci bambino”, Iacchetti era esploso di rabbia, accusando il suo interlocutore di negare una tragedia umanitaria.

Lo scontro si era acceso ulteriormente quando Mizrahi aveva dato del “fascista” a Iacchetti, scatenando una reazione furiosa del comico che aveva minacciato di “venire giù a prenderlo a pugni” (minaccia poi ritrattata come espressione di rabbia del momento). Quella puntata aveva fatto il giro dei social, dividendo l’opinione pubblica e provocando a Iacchetti centinaia di messaggi di insulti e persino minacce di morte.

Dopo quell’episodio, il conduttore aveva rivelato in un’intervista a La Stampa di aver ricevuto ondate di odio sui social e di essersi sentito abbandonato anche da una parte della sinistra politica, che non gli aveva manifestato solidarietà.

La decisione di Iacchetti di portare Meta in tribunale rappresenta quindi non solo una difesa personale, ma anche un tentativo più ampio di contrastare l’uso distorto dei social network come veicolo di odio e disinformazione. Il conduttore vuole dimostrare che esistono limiti precisi tra libertà di espressione e diffamazione, e che anche i personaggi pubblici hanno diritto alla tutela della propria dignità.

“Contenuti che non possono e non devono essere tollerati”, scrivono i legali nella querela, sottolineando come questi attacchi travalicano ogni forma di critica legittima per trasformarsi in vere e proprie campagne diffamatorie.

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