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Home » Spettacolo » Quasi non si vedono ma significano tutto: perché in “Cime tempestose” di Emerald Fennell ci sono le virgolette?

Quasi non si vedono ma significano tutto: perché in “Cime tempestose” di Emerald Fennell ci sono le virgolette?

Emerald Fennell rivela il segreto del titolo del suo nuovo film: quelle virgolette sono una dichiarazione d'amore e di libertà creativa.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino13 Febbraio 2026
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Una scena di Cime tempestose
Una scena di Cime tempestose (fonte: Warner Bros.)

Tra i titoli più discussi e attesi del 2026 spicca senza dubbio il nuovo adattamento di Cime tempestose, il capolavoro gotico di Emily Brontë. Diretto dalla visionaria Emerald Fennell (già regista di Saltburn) e interpretato da Margot Robbie e Jacob Elordi, il film ha fatto parlare di sé ben prima del debutto in sala, che in Italia è stato ieri, 12 febbraio, ma che nel resto del mondo sarà a San Valentino. Tuttavia, oltre alle polemiche sulla scelta del cast o sull’estetica dei poster, chiaramente ispirati al kolossal Via col vento, un dettaglio grafico minuscolo ha attirato l’attenzione dei più attenti: il titolo ufficiale della pellicola compare racchiuso tra virgolette.

Non si tratta di un errore di stampa o di una scelta casuale. In un panorama cinematografico dove spesso si cerca di vendere l’adattamento “definitivo”, Emerald Fennell ha scelto una strada diametralmente opposta. Inserire “Cime tempestose” tra virgolette è un atto di onestà intellettuale. La regista ha spiegato che, data la densità e la complessità quasi inafferrabile del romanzo originale, dichiarare di averne fatto “il” film sarebbe stato presuntuoso. Quelle virgolette servono a marcare una distanza simbolica: quello che vedremo sullo schermo non è il libro, ma una sua interpretazione personale e soggettiva.

La Fennell ha ammesso che il materiale di partenza è talmente radicato nel suo cuore da aver reso il lavoro quasi un esercizio masochistico. La sua versione del film risponde a una memoria emotiva, a volte distorta, di ciò che ha provato leggendo la storia di Heathcliff e Cathy per la prima volta. La regista voleva esplorare le componenti più primordiali e audaci del libro, inclusi quegli elementi di desiderio oscuro e dinamiche di potere che spesso vengono addolciti in altre versioni, creando un’opera che rifletta non solo il testo, ma anche ciò che lei avrebbe voluto accadesse tra le pagine.

L’uso delle virgolette suggerisce quindi una libertà creativa totale. È come se la regista ci dicesse fin dal primo fotogramma che stiamo entrando in un mood specifico, in una visione che non pretende di sostituire l’originale ma di affiancarlo come una sorta di sogno (o incubo) a occhi aperti. Questo approccio permette alla pellicola di essere fedele allo spirito viscerale della Brontë pur permettendosi deviazioni audaci. Ora bisognerà attendere la reazione del pubblico (che sarà ugualmente viscerale).

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