Una festa che doveva celebrare il Carnevale si è trasformata in un acceso scontro politico. Francesca Pascale, imprenditrice e attivista nota per il suo impegno a favore dei diritti civili e della comunità LGBTQ+, è finita al centro di una polemica dopo un confronto durissimo con alcuni manifestanti pro-Palestina a Viareggio.
I fatti risalgono al pomeriggio del 12 febbraio, durante le celebrazioni del Giovedì Grasso in piazza Mazzini. Pascale, diventata famosa anni fa come compagna di Silvio Berlusconi, era stata invitata dalla Fondazione Carnevale per ricevere il “Premio Funari, Giornalaio dell’anno”. Ma subito dopo la premiazione, la situazione è precipitata.
Secondo quanto racconta la stessa Pascale in un video pubblicato su Instagram il giorno successivo, un gruppo di circa 40 persone con bandiere palestinesi e kefiah (il tradizionale copricapo simbolo della causa palestinese) si è radunato sotto il palco. La presenza di questi manifestanti in un contesto di festa ha scatenato la reazione dell’attivista, che ha accusato il gruppo di aver scelto deliberatamente quel momento per provocare.
“Mi hanno urlato insulti di ogni genere”, ha spiegato Pascale nel video. Tra le offese ricevute, l’attivista riferisce di essere stata chiamata “cortigiana di Berlusconi”, un termine usato in senso dispregiativo per sminuirla a causa della sua relazione passata con l’ex premier. “Hanno insultato il mio genere, le mie scelte sentimentali, mi hanno definito ‘fascista’”, ha aggiunto, sostenendo che alcuni manifestanti le avrebbero detto che “non aveva il diritto di parlare” proprio perché era stata con Berlusconi.
La versione di Pascale è che si è trovata da sola contro decine di persone, ma ha deciso comunque di rispondere a tono. I video circolati sui social mostrano effettivamente un confronto molto acceso, con frasi forti da entrambe le parti. Pascale ha usato espressioni come “lavatevi”, “andate a Gaza, vi taglierebbero la testa” e “con la kefiah pulitevi il c**o”, attaccando duramente i manifestanti.
L’attivista ha anche accusato i manifestanti di “alimentare l’antisemitismo” (cioè l’odio contro gli ebrei) e di essere in realtà “contro Israele” piuttosto che a favore della Palestina. Ha inoltre sostenuto che un tecnico dell’organizzazione comunale avrebbe guidato il gruppo di manifestanti, facendo intendere che ci fosse una sorta di regia dietro la protesta.
Il Comune di Viareggio ha preso le distanze da quanto accaduto, definendo “inaccettabili” gli insulti e le espressioni offensive. In una nota ufficiale, l’amministrazione ha sottolineato che la città “tutela la libertà di espressione” ma respinge “comportamenti aggressivi” e “linguaggi” che non hanno nulla a che vedere con il confronto civile. Il sindaco, secondo Pascale, avrebbe però condannato senza conoscere i fatti reali.
Anche il Coordinamento Versilia per la Palestina, il gruppo che aveva organizzato la presenza dei manifestanti, ha replicato duramente. Gli attivisti hanno annunciato di voler valutare con i propri legali se presentare una querela contro Pascale per le offese ricevute. Il Coordinamento ha inoltre rivelato un dettaglio significativo: agli ingressi del Carnevale sarebbero state controllate le bandiere, con raccomandazioni specifiche sul divieto di portare simboli palestinesi.
Fabrizio Miracolo, presidente del Festival Puccini di Torre del Lago, ha chiesto pubblicamente che il premio conferito a Pascale le venga ritirato immediatamente. “Quando il linguaggio pubblico degenera in offesa e aggressione verbale, non siamo più nel campo del legittimo dissenso, ma in quello della violenza”, ha scritto in un post. Secondo Miracolo, mantenere il riconoscimento dopo quanto accaduto significherebbe “avallare implicitamente quel tipo di linguaggio”.
Dal canto suo, Pascale ha attaccato duramente anche la presidente della Fondazione Carnevale, la dottoressa Marcucci, accusandola di aver fatto “morale non richiesta” e di difendere “la violenza e l’antisemitismo”. L’attivista ha sostenuto che a Viareggio “una donna di area politica diversa può sentirsi in pericolo”, lanciando un affondo contro la gestione politica della città.
