Cinque nazioni europee hanno accusato formalmente la Russia di aver assassinato Alexei Navalny, il principale oppositore del presidente Vladimir Putin, usando una sostanza tossica rarissima chiamata epibatidina. L’annuncio è arrivato ieri, 14 febbraio 2026, durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, in Germania, proprio a ridosso del secondo anniversario della morte di Navalny.
Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano di avere le prove scientifiche dell’avvelenamento. “Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione”, ha dichiarato la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper.
Alexei Navalny è morto il 16 febbraio 2024 all’età di 47 anni in una colonia penale situata a circa 64 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, in Siberia. Era il leader dell’opposizione russa più noto e temuto da Putin, tanto da essere stato condannato a 19 anni di carcere con l’accusa di “estremismo” che molti consideravano completamente inventata per metterlo a tacere.
La storia di Navalny è già segnata dal veleno: nel 2020 era stato avvelenato con il Novichok, un potente gas nervino, e si era salvato grazie alle cure ricevute in Germania. Nonostante sapesse di rischiare l’arresto, era tornato volontariamente in Russia nel gennaio 2021, dove fu immediatamente fermato all’aeroporto. Da allora aveva continuato a denunciare il regime di Putin anche dal carcere.
I campioni biologici prelevati dal corpo di Navalny sono stati analizzati da laboratori di diversi paesi europei, che hanno confermato la presenza di epibatidina. Yulia Navalnaya, vedova di Alexei, si trovava proprio alla Conferenza di Monaco quando, due anni fa, ricevette la notizia della morte del marito. “Sono salita sul palco e ho detto che mio marito era stato avvelenato. Ma ora non si tratta solo di parole. È una prova scientifica”, ha dichiarato ieri con commozione.
Visualizza questo post su Instagram
I cinque governi europei hanno sottolineato un dettaglio cruciale: non esiste alcuna spiegazione innocente per la presenza di epibatidina nel corpo di Navalny. Questa sostanza si trova solo sulla pelle di alcune rane velenose del Sudamerica e non esiste in natura in Russia. Inoltre, le rane tenute in cattività non producono questa tossina.
Il Regno Unito ha annunciato di aver segnalato formalmente la Russia all’OPCW (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche), l’organismo delle Nazioni Unite che controlla l’uso di sostanze chimiche come armi.
L’epibatidina è una neurotossina naturale che si trova sulla pelle delle rane freccia, piccoli anfibi coloratissimi della famiglia Dendrobatidae che vivono nelle foreste pluviali dell’Ecuador e di altre zone del Sudamerica. Questo veleno è circa 200 volte più potente della morfina.
Il meccanismo d’azione è estremamente preciso e devastante. La tossina colpisce i canali del sodio delle cellule nervose e muscolari, impedendone il normale funzionamento. In pratica, provoca un sovraccarico elettrico continuo che blocca i muscoli in uno stato di contrazione permanente. Il risultato è una paralisi progressiva che porta rapidamente all’arresto cardiaco o all’impossibilità di respirare.
Le rane freccia devono il loro nome a un’antica pratica delle popolazioni indigene del Sudamerica, come i Chocó della Colombia. Questi gruppi strofinavano le punte delle loro frecce da caccia direttamente sulla pelle delle rane vive, rendendo le armi mortali. Anche una minuscola quantità di veleno è sufficiente per uccidere: un singolo esemplare della specie più pericolosa contiene abbastanza tossina per uccidere dieci persone adulte.
I colori sgargianti e brillanti di queste rane (blu metallico, giallo acceso, rosso vivo) non sono casuali. In natura, la colorazione vivace è un segnale di pericolo per i predatori: più i colori sono intensi, più l’animale è velenoso. Questo fenomeno si chiama aposematismo.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha respinto le accuse definendole “fake news della propaganda occidentale”. “Quando ci saranno i risultati dei test, quando ci saranno le formule per le sostanze, ci sarà un commento. Senza questo, tutte le dichiarazioni sono solo insinuazioni volte a distogliere l’attenzione dai problemi urgenti dell’Occidente”, ha dichiarato Zakharova all’agenzia Tass.
Secondo il governo russo, Navalny sarebbe morto per cause naturali: una combinazione di malattie tra cui un’aritmia cardiaca aggravata dall’ipertensione.
