Amber Elaine Glenn è una pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense nata a Plano, in Texas, il 28 ottobre 1999. A 26 anni è diventata la protagonista di uno degli episodi più drammatici delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, quando un errore apparentemente minimo le è costato ogni possibilità di medaglia a causa di una delle regole più severe del pattinaggio di figura.
Glenn ha iniziato a pattinare all’età di 5 anni insieme alla sorella Brooke e a tre cugini, e si è fatta notare per la prima volta prima dei 9 anni, quando ha iniziato ad allenarsi sul doppio axel. La sua carriera è decollata nel 2014, quando a soli 14 anni è diventata campionessa nazionale junior con un programma libero di altissima qualità, il cui punteggio era inferiore solo a quello delle tre migliori pattinatrici nella categoria senior.
Quel successo precoce, tuttavia, ha portato una pressione insostenibile. Glenn, già con una diagnosi di ADHD alle spalle, ha attraversato periodi di depressione e ha sviluppato un disturbo alimentare che l’ha costretta ad allontanarsi temporaneamente dal ghiaccio. Nel 2016 ha deciso di tornare, iniziando una risalita lenta e faticosa che l’ha portata a impegnarsi attivamente nella sensibilizzazione sulla salute mentale.
Nel 2019, sostenuta dai compagni di allenamento Ashley Cain e Timothy LeDuc, Glenn ha rivelato pubblicamente di essere pansessuale, diventando una delle voci più visibili del pattinaggio americano a sostegno della comunità LGBTQ+. Nel gennaio 2024 è diventata la prima pattinatrice pansessuale a vincere il campionato nazionale americano, un titolo che ha poi difeso per tre edizioni consecutive fino al 2026, eguagliando un record che non veniva raggiunto dai tempi di Michelle Kwan.
Durante la pandemia di COVID-19, quando la chiusura degli impianti sportivi ha fermato gli allenamenti tradizionali, Glenn ha lavorato intensamente sul suo fisico per imparare a eseguire il triplo axel, un salto difficilissimo che solo poche atlete al mondo padroneggiano. Nel 2023, a Skate America, è riuscita ad atterrarlo per la prima volta in competizione, diventando la sesta atleta americana a riuscirci.
Il 2024 è stato l’anno della sua consacrazione internazionale: Glenn ha vinto la finale del Grand Prix, precedendo le quotate Mone Chiba e Kaori Sakamoto. Questo risultato, unito ai tre titoli nazionali consecutivi, l’ha resa una delle favorite per l’oro olimpico a Milano-Cortina 2026. A 26 anni è diventata la pattinatrice statunitense più anziana in 98 anni, e la prima apertamente pansessuale, a competere nel singolare femminile olimpico. Le Olimpiadi Invernali sono iniziate nel migliore dei modi per i pattinatori di figura americani, che si sono aggiudicati la medaglia d’oro nella gara a squadre.
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Poco prima di scendere sul ghiaccio per il programma corto olimpico, Glenn ha ricevuto un video inaspettato da Madonna. La Regina del Pop, che aveva visto un filmato dell’atleta esibirsi sulle note di Like a Prayer, ha voluto incoraggiarla personalmente: “Sei una pattinatrice incredibile. Così forte, così bella, così coraggiosa. Non riesco a immaginare che tu non possa vincere. Vai a prenderti quell’oro”. Guardando il video, Glenn si è coperta la bocca per la sorpresa: “Sono sotto choc. Sto letteralmente tremando”.
Il programma corto di Glenn al palazzetto di Milano è iniziato in modo brillante. Il triplo axel, l’elemento più difficile della sua esibizione, è stato pulito, sicuro e applaudito dal pubblico. Anche la combinazione di salti tripli è stata eseguita senza errori. Ma nel giro di pochi secondi tutto è cambiato: l’ultimo salto richiesto, un triplo loop che avrebbe dovuto essere un elemento di routine rispetto agli altri, si è trasformato in un incubo.
Glenn ha sbagliato il tempo del decollo, completando solo due rotazioni invece di tre. A un occhio inesperto, l’errore potrebbe sembrare minimo: la pattinatrice è atterrata in piedi senza cadere. Ma nel pattinaggio di figura, quel doppio loop invece del triplo richiesto ha innescato una delle regole più spietate dello sport.
Secondo il Regolamento Tecnico dell’ISU, il programma corto richiede l’esecuzione obbligatoria di sette elementi specifici, tra cui un salto triplo autonomo. Se un’atleta esegue un doppio invece del triplo richiesto, l’elemento viene ufficialmente designato come “non conforme ai requisiti”. Di conseguenza, invece di ricevere un punteggio ridotto per il salto più semplice, la pattinatrice riceve zero punti per “Elemento Invalido”.
Questa regola, nota come “zero-point rule”, è in vigore da oltre 50 anni ed è diventata matematicamente più devastante nel 2004 con l’implementazione del Sistema di Giudizio Internazionale. Gli ufficiali hanno dichiarato che l’obiettivo è “aumentare la difficoltà e gli standard atletici dello sport” creando un “test di coerenza” in cui il credito parziale viene intenzionalmente negato per costringere gli atleti d’élite ad assumersi rischi tecnici.
Nel caso di Glenn, quell’errore le è costato oltre sette punti. Il punteggio finale di 67,39 l’ha fatta scivolare al tredicesimo posto, cancellando ogni possibilità realistica di medaglia. Subito dopo l’esibizione, nell’area Kiss and Cry dove gli atleti attendono i punteggi, Glenn aveva gli occhi rossi e la voce rotta. “Avevo tutto”, ha sussurrato, riferendosi a un programma che fino a quel momento era perfetto. Il suo allenatore, Damon Allen, l’ha abbracciata e ha provato a scuoterla: “Non è finita”. Resta ancora il programma libero da quattro minuti (in programma oggi dalle 19:00), anche se le possibilità di rimonta sono ormai minime.
amber 🥺🤍 pic.twitter.com/rA4lz6unzL
— sofiya (@ghafaera) February 18, 2026
Glenn non è stata l’unica vittima di questa regola a Milano: la canadese Madeline Schizas ha commesso lo stesso errore sullo stesso salto, il triplo loop diventato doppio, ricevendo zero punti. Per Schizas, l’errore è stato ancora più crudele: ha mancato la qualificazione al programma libero per soli 0,15 punti. “Ho ricevuto zero punti per un elemento, il che è davvero sfortunato”, ha dichiarato dopo la competizione. “E oggi quella è stata la differenza tra qualificarsi e non qualificarsi. Quindi ovviamente è molto dura. Ma credo che questo faccia parte della vita”.
La storia di Glenn a Milano-Cortina richiama quella di Ilia Malinin, altro grande favorito americano crollato sotto il peso delle aspettative pochi giorni prima. Malinin aveva chiuso la sua gara tra cadute e delusione, dichiarando: “Mi sentivo come se tutti i momenti traumatici della mia vita mi stessero travolgendo. C’erano così tanti pensieri negativi che non sono riuscito a gestirli”. Parole che sembrano descrivere anche lo stato d’animo di Glenn, perché nel pattinaggio artistico il confine tra controllo e crollo è sottilissimo.
Alla vigilia dei Giochi di Milano, Glenn aveva dichiarato che la comunità LGBTQ+ sta “attraversando un momento difficile durante la presidenza di Donald Trump”, rispondendo a una domanda sui diritti civili. Ha raccontato di aver ricevuto minacce di morte e di come l’odio sui social abbia in parte offuscato l’entusiasmo per la sua prima Olimpiade. Il peso delle aspettative sportive si è intrecciato con quello dell’esposizione pubblica.
Per affrontare la sua ansia, su suggerimento della sua terapista, Glenn ha iniziato la neuroterapia nel 2024, un percorso che l’ha aiutata a gestire meglio la pressione delle competizioni. Nel 2022 si è separata dai suoi allenatori storici, Darlene e Peter Cain, per la prima volta lasciando il Texas e trasferendosi ad allenarsi a Colorado Springs insieme a Damon Allen e Tammy Gambill.
L’ovazione del pubblico milanese ha accompagnato Glenn fuori dalla pista, mentre stringeva forte il suo allenatore. Per la seconda volta in pochi giorni a Milano, la pattinatrice americana si è sciolta in un pianto che racconta pressione, sogni e paure. Dietro quelle lacrime non c’è solo delusione per un sogno olimpico infranto da una regola considerata spietata da molti esperti e appassionati, ma anche la storia di un’atleta che continua, nonostante tutto, a scegliere il ghiaccio: una storia che non è ancora finita, e proseguirà questa sera sulla pista della Milano Ice Skating Arena.



