Domani, sabato 14 marzo, i rider di Glovo e Deliveroo sono chiamati dalla Cgil a mobilitarsi in tutta Italia, astenendosi dalle consegne di pasti a domicilio. La protesta si estenderà dalle principali città del Nord, come Torino e Milano, fino al Sud, coinvolgendo anche Palermo. Si tratta di un’iniziativa che rappresenta uno dei tentativi più significativi del sindacato confederale di organizzare una categoria storicamente difficile da rappresentare: quella dei lavoratori su piattaforma digitale.
La mobilitazione è partita in seguito a un intervento della procura di Milano, che ha disposto il controllo giudiziario per le filiali italiane di Glovo e Deliveroo: l’indagine condotta dal pubblico ministero Storari ha portato alla luce condizioni lavorative ritenute irregolari, con redditi dei rider sotto la soglia di povertà secondo quanto stabilito dal giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il commissariamento.
Non tutti i rider del settore food delivery sono coinvolti nello sciopero. Esclusi dalla protesta sono i rider di Just Eat, che risultano inquadrati come lavoratori dipendenti con una retribuzione che sfiora i 9 euro l’ora. La differenza di trattamento rispetto ai colleghi di Glovo e Deliveroo è al centro delle rivendicazioni sindacali.
La Cgil invita i rider ad astenersi dalle consegne per protestare contro il sistema di precarietà a cui sono sottoposti e “per chiedere salario dignitoso, stabilità, diritti e tutele“. Le richieste specifiche includono l’aumento immediato delle paghe attraverso il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l’applicazione del contratto nazionale della logistica. I manifestanti chiedono inoltre il riconoscimento dei diritti fondamentali come ferie, permessi, malattia e infortuni retribuiti, oltre a maggiori garanzie su salute e sicurezza sul lavoro.

Il confronto tra il sindacato confederale, l’associazione di rappresentanza delle piattaforme Assodelivery e il sindacato autonomo Ugl è ormai in corso da dieci anni. Assodelivery e Ugl hanno firmato un contratto dei rider nel 2020 che inquadra questi lavoratori come autonomi, una classificazione contestata dalla Cgil.
Il decreto legislativo 81 del 2015, parte del Jobs Act, aveva stabilito che i rider e i lavoratori su piattaforme in generale possano essere considerati dipendenti se il lavoro è etero-organizzato dalle piattaforme. Per ottenere questo trattamento, però, i rider dovrebbero rivendicarlo in tribunale, cosa che avviene molto di rado. L’indagine svolta dalla procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario non è conseguenza del ricorso di un singolo lavoratore ma di un’azione autonoma della magistratura.
La categoria dei rider conta circa 40 mila lavoratori sulle strade italiane, con oltre il 50 per cento di immigrati. Molti di loro percorrono fino a 60 chilometri al giorno e alcuni non staccano praticamente mai, secondo le rilevazioni emerse dalle indagini giornalistiche sul settore. La mobilitazione di sabato rappresenta un banco di prova importante per verificare la capacità organizzativa di una categoria frammentata e spesso invisibile, che lavora attraverso algoritmi e app senza un luogo fisico di aggregazione tradizionale.



