La Confederazione Africana di Calcio (CAF) ha assegnato ufficialmente la vittoria della Coppa d’Africa 2025 al Marocco, ribaltando il risultato ottenuto sul campo. La decisione arriva dopo l’accoglimento del ricorso contro il Senegal, colpevole di aver abbandonato il terreno di gioco per quindici minuti durante la finale in segno di protesta contro un rigore avversario. Nonostante i senegalesi avessero trionfato per 1-0 ai supplementari, il verdetto a tavolino stabilisce ora un netto 3-0 a favore della nazionale marocchina, applicando in modo rigoroso il regolamento disciplinare della competizione.

Il comunicato emesso dal Comitato d’Appello della Confédération Africaine de Football non lascia spazio a interpretazioni. La decisione si fonda sull’applicazione diretta degli articoli 82 e 84 del Codice di Regolamento del torneo (AFCON). Secondo l’organismo internazionale, la condotta della nazionale del Senegal ha integrato una violazione insanabile delle norme che garantiscono la regolarità delle partite.
Il testo della sentenza recita chiaramente che la Nazionale del Senegal è dichiarata sconfitta d’ufficio nella finalissima disputata in Marocco. Il risultato tecnico maturato al termine dei tempi aggiuntivi viene dunque cancellato e sostituito da un 3-0 a favore della Fédération Royale Marocaine de Football (FRMF), che può così sollevare il trofeo continentale davanti ai propri tifosi, seppur con mesi di ritardo rispetto alla cerimonia di chiusura.
Cronaca di una finale surreale
Per comprendere la portata di questo ribaltone, occorre tornare alla serata del 18 gennaio, data della finale tra Marocco e Senegal. Il match era rimasto bloccato sullo 0-0 fino ai minuti di recupero, in un clima di estrema tensione agonistica. Al 92′, il Senegal era riuscito a trovare la via del gol con Gueye, ma l’arbitro aveva annullato la marcatura per un’infrazione commessa da Seck ai danni del difensore Hakimi.
Il vero caos è scoppiato al minuto 98, quando il direttore di gara ha assegnato un calcio di rigore molto contestato al Marocco. In segno di protesta plateale, i calciatori senegalesi, i cosiddetti “Leoni della Teranga”, hanno deciso di abbandonare il rettangolo verde rifiutandosi di proseguire la gara per impedire l’esecuzione del penalty. Solo al minuto 111, grazie alla mediazione del capitano Sadio Mané, la squadra è tornata in campo. Brahim Diaz si è presentato sul dischetto per il Marocco, ma ha fallito la trasformazione tentando un audace “cucchiaio”. La partita è proseguita ai supplementari, dove Gueye ha segnato il gol dell’1-0 che sembrava aver consegnato la coppa al Senegal.
Le regole violate: perché il Senegal ha perso
Il ricorso del Marocco ha puntato i riflettori sulla condotta antiregolamentare tenuta dagli avversari durante la protesta. Il regolamento della Coppa d’Africa è infatti categorico su questo punto:
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Articolo 82: stabilisce che se una compagine abbandona il campo prima del fischio finale senza l’esplicito consenso dell’arbitro, viene considerata perdente e radiata dalla competizione in corso.
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Articolo 84: specifica la sanzione tecnica applicabile, ovvero la sconfitta a tavolino per 3-0.
Il fatto che il Senegal sia poi rientrato per concludere la sfida non ha cancellato l’illecito sportivo commesso nel momento in cui i giocatori hanno varcato la soglia degli spogliatoi senza autorizzazione. La CAF ha ritenuto che il principio della continuità del gioco sia stato violato in modo grave, rendendo inevitabile la sanzione massima.
Questo “titolo a tavolino” rappresenta un precedente storico per il calcio africano e accende un aspro dibattito sulla gestione delle proteste in campo. Se da un lato il Marocco festeggia un trofeo conquistato grazie alla rigidità delle norme, dall’altro il Senegal si ritrova privato di una vittoria ottenuta con il sudore dei supplementari. La decisione della CAF serve da monito per il futuro: il rispetto dell’autorità arbitrale e la permanenza sul terreno di gioco sono requisiti non negoziabili, anche di fronte a decisioni percepite come ingiuste.



