Il targhino per i monopattini elettrici diventerà finalmente realtà dal 16 maggio. L’attesa andava avanti dal 14 dicembre, cioè da quando la riforma del Codice della strada aveva introdotto nuove regole: contrassegno identificativo, assicurazione per la responsabilità civile, casco obbligatorio per tutti, divieto di circolazione fuori dai centri urbani, limite di velocità di 20 chilometri orari, ridotto a sei nelle aree pedonali e divieto di andare contromano.
Finora, però, una parte decisiva della riforma era rimasta sospesa, perché mancavano i decreti attuativi necessari per portarla davvero dalla carta alla strada. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto della Direzione generale per la Motorizzazione, è ora nero su bianco come funzioneranno il rilascio e la cancellazione dei contrassegni identificativi.
Il meccanismo di rilascio è semplice, almeno sulla carta. Il rilascio del contrassegno consiste nell’associazione tra il codice fiscale del richiedente e il codice alfanumerico del targhino. La cancellazione serve invece a sciogliere quel legame. Ogni adesivo identificativo sarà ricondotto a un proprietario, non al mezzo come avviene per le auto, le moto, i camion e gli autobus.
Il motivo è tecnico ma decisivo: i monopattini non sono iscritti all’Archivio nazionale dei veicoli e non dispongono di un numero di telaio. Per questo il sistema costruisce una tracciabilità amministrativa fondata sul proprietario.
La richiesta dovrà essere presentata attraverso la piattaforma Gestione pratiche online, accedendo con Spid di secondo livello o Carta d’identità elettronica. L’istanza sarà lavorata dal Centro servizi della Motorizzazione civile e solo dopo si potrà prenotare l’appuntamento allo sportello per il ritiro.
Chi richiederà il targhino dovrà compilare la modulistica, pagare 8,66 euro sul portale del Mit, oltre a bollo e diritti, e presentare l’istanza tramite Gestione pratiche online. L’accesso per i cittadini avverrà con Spid di secondo livello o Carta d’identità elettronica, attraverso il Portale dell’automobilista. La domanda sarà lavorata dal Centro servizi della Motorizzazione civile.

Il sistema è aperto ai maggiorenni, ma consente di richiedere il contrassegno anche per i minori che abbiano compiuto 14 anni: in quel caso la domanda dovrà essere presentata da chi esercita la responsabilità genitoriale.
Il contrassegno sarà un adesivo plastificato, non rimovibile, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e distribuito dalla Motorizzazione. Avrà forma rettangolare, sei caratteri alfanumerici su due righe. Le lettere utilizzate andranno da B a Z, escluse A, E, I, O, Q, U. I numeri andranno da 2 a 9. Dovrà essere applicato sul parafango posteriore oppure, se il monopattino ne è privo, sulla parte anteriore del piantone dello sterzo. Chi circolerà senza targhino rischierà una sanzione da 100 a 400 euro.
Dietro quel piccolo adesivo c’è però un cambiamento molto più grande. Il targhino serve a rendere più semplice identificare chi viola le regole, a rafforzare i controlli e a rendere finalmente verificabile in modo concreto anche l’obbligo di assicurazione Rc.
Il contrassegno crea infatti la condizione tecnica che finora mancava: associare con certezza un monopattino a un soggetto preciso. Questo rende più credibili i controlli, più solide le contestazioni e più certo, in caso di collisione, anche il percorso verso il risarcimento dei danni. Tutto questo grazie all’interoperabilità tra la piattaforma della Motorizzazione e i sistemi dell’Ania, che comunicheranno anche i dati della copertura assicurativa associata a ciascun contrassegno.
Il decreto regola anche tutto ciò che accade dopo il rilascio. In caso di deterioramento, furto o smarrimento del contrassegno, oppure del monopattino stesso, il proprietario dovrà attivarsi tramite piattaforma e, nei casi previsti, presentare denuncia entro 48 ore.
Se invece il mezzo viene ceduto, il targhino non lo segue: il vecchio proprietario dovrà chiederne la cancellazione e il nuovo acquirente richiederne uno diverso. Anche la cancellazione ha un costo, perché comporta il pagamento di bollo e diritti di motorizzazione tramite PagoPA.
Resta, comunque, una fase transitoria ancora da mettere a regime. Il decreto disciplina il sistema, ma non tutti i canali sono già pienamente operativi. In particolare, per gli studi di consulenza automobilistica l’efficacia di alcune disposizioni scatterà solo con un successivo provvedimento della Motorizzazione. Nella prima fase, dunque, il perno del meccanismo resteranno gli uffici della Motorizzazione civile.



