I BTS hanno ufficialmente rilasciato il loro nuovo album intitolato “Arirang”, un progetto che segna il ritorno della band dopo la pausa per il servizio militare e che punta a celebrare le radici coreane del gruppo. Il titolo scelto non è casuale: “Arirang” è il nome del canto popolare più famoso della Corea, considerato un vero e proprio inno nazionale non ufficiale che racchiude l’anima e la storia del Paese. La pubblicazione anticipa un monumentale concerto a Seul presso il Palazzo Gyeongbokgung e un tour mondiale di 82 tappe, confermando la volontà della band di ripartire dalla propria identità culturale per conquistare nuovamente la scena globale.
Dopo quasi quattro anni di assenza dalle scene come gruppo completo, i sette membri dei BTS, ora di età compresa tra i 28 e i 33 anni, tornano con un lavoro che Jimin ha definito come un processo di profonda riflessione sulla propria autenticità. L’album “Arirang”, composto da 14 tracce che spaziano da Body to Body a Into the Sun, rappresenta una “lettera d’amore” alla Corea del Sud.
Per un coreano, “Arirang” non è solo una parola, è un sentimento. Sebbene gli storici non siano concordi sull’etimologia esatta del termine, il suo significato risiede nelle emozioni che evoca: il “Han”, ovvero quel misto di dolore, speranza, resilienza e nostalgia che caratterizza lo spirito coreano.
Arirang dunque è un canto tradizionale che parla di amore, separazione e desiderio di ricongiungimento. Ne esistono centinaia di varianti regionali (come quelle di Jeongseon, Miryang e Jindo), ognuna con sfumature diverse. Anche il compianto regista Kim Ki-duk era solito cantare il brano nei suoi incontri con la stampa. La canzone era così importante da essere inserita nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2012, riconoscendone il valore universale come simbolo di identità nazionale. Già, perché durante l’occupazione giapponese (1910-1945), cantare Arirang divenne un atto di protesta silenziosa e una fonte di conforto per un popolo che lottava per la propria libertà.
Arirang nella cultura moderna: dai film alla TV
Oltre alla musica, il nome Arirang è onnipresente nella vita quotidiana della Corea del Sud. Esiste Arirang TV, il network governativo che trasmette in inglese in oltre 100 Paesi per promuovere la cultura locale nel mondo. Nel cinema, il titolo è stato utilizzato per diverse pellicole storiche e, più recentemente, per un documentario introspettivo del regista Kim Ki-duk, a dimostrazione di come questa parola continui a ispirare l’arte coreana in ogni sua forma.
Annualmente si tiene anche l’Arirang Festival a Jeongseon, una celebrazione che unisce danza, gastronomia e musica, trasformando la ballata antica in un evento vivo e pulsante.
L’impatto globale e il “Fenomeno BTS”
Il lancio dell’album ha trasformato Seul in una distesa di colori viola e blu (i colori del fandom ARMY), con hotel esauriti e fan accorsi da ogni continente. Jeff Benjamin di Billboard ha paragonato l’impatto dei BTS a quello dei Beatles o di Michael Jackson, sottolineando come l’industria musicale si divida ormai in un “prima” e un “dopo” il loro avvento.
Scegliendo “Arirang”, i BTS non hanno solo dato un nome a un disco, ma hanno rivendicato la loro posizione di ambasciatori culturali. Mentre si preparano a esibirsi davanti a 260.000 persone e a milioni di spettatori in streaming su Netflix, il messaggio è chiaro: la loro musica è globale, ma il loro cuore batte al ritmo di una melodia che risuona da secoli nelle valli della Corea.



