Nella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 marzo 2026, un’esplosione ha distrutto il Casale del Sellaretto, un rudere abbandonato all’interno del Parco degli Acquedotti a Roma, in via delle Capannelle 221. I due corpi ritrovati tra le macerie appartenevano ad Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, entrambi esponenti del movimento anarchico legato ad Alfredo Cospito. Secondo gli investigatori, i due si trovavano lì per assemblare un ordigno artigianale, che è esploso mentre era ancora in fase di costruzione.
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A dare il primo allarme furono alcuni residenti della zona, svegliati nella notte dal boato. Nessuno si avvicinò subito alla struttura. Soltanto la mattina seguente un passante notò il solaio crollato e chiamò il 112. Sul posto intervennero polizia, vigili del fuoco e la Polizia Scientifica. I soccorritori trovarono prima il corpo dell’uomo, privo di un braccio, poi quello della donna, con traumi compatibili con il cedimento del tetto. Inizialmente si ipotizzò che si trattasse di due persone senza fissa dimora che avevano trovato rifugio nel casolare, come spesso accade in strutture abbandonate di quel tipo.
L’identità delle vittime non era immediatamente evidente. A rendere possibile il riconoscimento sono stati i tatuaggi presenti sui corpi. Con il passare delle ore, e grazie al lavoro degli investigatori della Digos, emerse che le due persone erano Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, entrambi figure note nell’ambiente anarchico italiano e riconducibili al cosiddetto “gruppo Cospito”.
Chi era Alessandro Mercogliano
Mercogliano era già noto alle forze dell’ordine. Aveva preso parte al processo Scripta Manent, condotto dalla Digos di Torino, che colpì la galassia di cellule della Federazione Anarchica Informale (FAI-FRI) responsabili, tra il 2003 e il 2016, di una lunga serie di attentati con ordigni e di invii di plichi esplosivi a politici, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni. Nel 2019, il tribunale lo condannò in primo grado a cinque anni per associazione sovversiva con finalità di terrorismo; fu poi assolto in appello. Alfredo Cospito, nell’ambito dello stesso processo, ricevette una condanna a venti anni.
Chi era Sara Ardizzone
Ardizzone era un’esponente di rilievo del mondo anarchico. Comparve nella vicenda giudiziaria nota come processo Sibilla, svoltosi a Perugia e conclusosi il 15 gennaio 2025 con una dichiarazione di non luogo a procedere per tutti e dodici gli imputati, accusati di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo ed eversione, anche in relazione alla rivista anarchica Vetriolo. In quella sede, Ardizzone rese dichiarazioni spontanee particolarmente nette:
“Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato. Credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene“.
Anche Alfredo Cospito partecipò a quella udienza in collegamento dal carcere di Sassari, dove è ristretto dal 2022 in regime di 41-bis, il cosiddetto carcere duro.
La questione sul bersaglio dell’ordigno è ancora aperta. Gli investigatori non escludono più ipotesi: la rete ferroviaria italiana, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi anarchici alla linea dell’Alta Velocità in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026; il gruppo Leonardo, colosso italiano della difesa da tempo nel mirino dei movimenti antagonisti; o ancora un’azione di pressione legata alla scadenza, a maggio, del decreto che proroga di quattro anni la detenzione di Cospito in 41-bis. Non si esclude nemmeno che l’attentato potesse rappresentare una mossa in vista del corteo del 28 marzo a Roma, organizzato in solidarietà con Askatasuna, il centro sociale antagonista sgomberato a Torino nel dicembre scorso.



