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Home » Attualità » L’Iran attacca Diego Garcia, la base nell’Oceano Indiano che in pochi conoscono: ecco perché cambia tutto

L’Iran attacca Diego Garcia, la base nell’Oceano Indiano che in pochi conoscono: ecco perché cambia tutto

L'Iran ha lanciato due missili balistici verso Diego Garcia, la base militare anglo-americana nell'Oceano Indiano. Nessun impatto, ma l'allarme è globale.
RedazioneDi Redazione21 Marzo 2026
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Diego Garcia vista dall'alto
Diego Garcia vista dall'alto (foto di Steve Swayne from Maleny, Australia - Diego Garcia Aerial, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons)

L’Iran ha lanciato due missili balistici a raggio intermedio verso Diego Garcia, la base militare congiunta tra Stati Uniti e Regno Unito nell’Oceano Indiano. Nessuno dei due ha raggiunto il bersaglio: il primo ha avuto un guasto in volo, mentre una nave da guerra americana ha sparato un intercettore SM-3 contro il secondo. Lo riporta il Wall Street Journal, citando diverse fonti ufficiali statunitensi.

Quello di oggi è il tentativo di attacco a lungo raggio più ambizioso mai registrato da parte di Teheran dall’inizio dell’operazione militare americana denominata “Epic Fury”, avviata circa tre settimane fa. La distanza tra il territorio iraniano e Diego Garcia è di circa 4.000 chilometri, il doppio del raggio dichiarato pubblicamente dall’Iran. Solo un mese prima, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva sostenuto che i missili balistici del Paese non superavano i 2.000 chilometri di gittata. L’attacco di oggi sembra smentire quella cifra in modo clamoroso.

Analisti militari sottolineano che questo episodio rivela una capacità missilistica iraniana superiore a quanto Teheran abbia mai riconosciuto ufficialmente. Secondo il centro di ricerca israeliano Alma Research and Education Centre, l’arsenale iraniano è composto principalmente da missili a corto raggio (fino a 1.000 km) e a medio raggio (fino a 3.000 km), ma i missili a lungo raggio sarebbero già in fase di sviluppo avanzata.

 

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Perché l’Iran ha scelto proprio Diego Garcia

L’attacco non è casuale. Poche ore prima del lancio, il premier britannico Keir Starmer aveva autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare le basi militari britanniche, inclusa quella di Diego Garcia, per condurre operazioni offensive contro i siti missilistici iraniani nello Stretto di Hormuz. Lo stesso Araghchi aveva reagito con una dichiarazione pubblica, accusando Starmer di mettere a rischio le vite dei cittadini britannici e promettendo che l’Iran avrebbe esercitato il “diritto all’autodifesa”.

Donald Trump, dal canto suo, aveva criticato la risposta britannica come “molto tardiva”, aggiungendo che una simile esitazione non si era mai vista prima tra i due alleati storici. Il presidente americano ha poi fatto sapere che gli Stati Uniti si trovano “molto vicini” al raggiungimento dei cinque obiettivi militari fissati dall’operazione, tra cui la completa neutralizzazione delle capacità missilistiche iraniane.

L’Iran ha avvertito che chiunque permetta attacchi dal proprio territorio contro la Repubblica islamica si espone a ritorsioni dirette. Diego Garcia è diventata, in pochi giorni, il simbolo di questa escalation.

Cos’è e dove si trova Diego Garcia

Diego Garcia è il più grande atollo dell’arcipelago delle Chagos, un gruppo di oltre sessanta isole e isolotti dispersi nel cuore dell’Oceano Indiano, a circa 726 chilometri a sud delle Maldive. Si tratta di un territorio di appena 44 km², a forma di ferro di cavallo corallino, che formalmente appartiene al Territorio britannico dell’Oceano Indiano (BIOT). Sulla carta geografica appare come un puntino quasi invisibile, ma la sua posizione lo ha reso uno dei luoghi strategicamente più rilevanti del pianeta.

Il nome dell’isola ha probabilmente origini iberiche. L’ipotesi più accreditata la riconduce all’esploratore portoghese Pedro Mascarenhas, che la avvistò nel 1512 battezzandola in onore del suo patrono, Dom Garcia de Noronha. Un’altra teoria la lega a Diego Garcia de Moguer, navigatore spagnolo del Cinquecento. All’arrivo degli europei l’isola era disabitata; i portoghesi la occuparono per primi, seguiti dai francesi e infine dai britannici.

La storia oscura dell’isola

Nel 1965, tre anni prima dell’indipendenza di Mauritius, il governo britannico separò le Chagos dalla colonia e le trasformò in un territorio autonomo, con l’obiettivo, all’epoca tenuto segreto, di concederle agli Stati Uniti per fini militari. L’anno dopo, nel 1966, fu siglato l’accordo di “affitto” con Washington. Tra il 1968 e il 1973, oltre mille abitanti dell’arcipelago, i Chagossiani, discendenti di schiavi africani e lavoratori indiani, furono forzatamente deportati a Mauritius e alle Seychelles, spesso in condizioni degradanti, per fare spazio alla costruzione della base militare.

Nel 2019, la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha stabilito che quella separazione territoriale era illegale e che le isole avrebbero dovuto essere restituite a Mauritius. Il governo britannico non ha però accettato la sentenza come vincolante. Nel maggio 2025, Londra e Mauritius hanno infine firmato un accordo: la sovranità sull’intero arcipelago passa a Port Louis, ma Diego Garcia rimane sotto controllo britannico, e quindi americano, per i prossimi 99 anni, con un affitto annuo di 101 milioni di sterline.

Perché la base è così importante

Diego Garcia è considerata una delle basi militari più strategiche del mondo al di fuori del territorio degli Stati Uniti. La struttura, operativa dal 1971, ospita bombardieri a lungo raggio come i B-2 Spirit e i B-52, sottomarini nucleari, cacciatorpedinieri lanciamissili e unità di sorveglianza avanzata. La pista di atterraggio, lunga 3,6 chilometri, è in grado di accogliere qualsiasi aereo dell’aviazione militare americana.

La sua posizione geografica, equidistante tra l’Africa orientale, il subcontinente indiano e il Sud-Est asiatico, la rende un punto di proiezione della potenza militare occidentale su tre continenti. Da lì sono decollati i bombardieri che hanno colpito Afghanistan e Iraq nel 2001 e nel 2003. Da lì partono tuttora operazioni contro le milizie Houthi nello Yemen. E da lì, nelle ultime settimane, sono state condotte le prime missioni dell’operazione “Epic Fury” contro i siti missilistici iraniani. Non a caso, all’interno del Pentagono la base viene soprannominata “l’impronta della libertà”.

Cosa cambia dopo questo attacco

Il fatto che l’Iran abbia puntato i missili verso Diego Garcia, anche senza colpirla, segna un salto qualitativo nel conflitto in corso. Non si tratta più di uno scontro circoscritto al Medio Oriente: Teheran ha dimostrato la volontà, e forse la capacità, di portare la guerra nell’Oceano Indiano. Contemporaneamente, l’esercito israeliano ha riferito di aver attivato i propri sistemi di difesa aerea per intercettare un’altra ondata di missili iraniani diretti verso Israele, confermando che la crisi si sviluppa su più fronti contemporaneamente.

 

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