La rincorsa della Juventus verso la zona Champions League subisce un brusco rallentamento a causa di un pareggio casalingo contro un Sassuolo decimato da un’improvvisa epidemia di pertosse. Nonostante l’emergenza, la formazione di Fabio Grosso ha resistito all’Allianz Stadium, neutralizzando all’86’ un calcio di rigore decisivo calciato da Manuel Locatelli. L’errore dal dischetto ha scatenato un acceso dibattito post-partita, culminato in una conferenza stampa dove Luciano Spalletti ha difeso le gerarchie della squadra con toni coloriti e paradossali.
Il match sembrava indirizzato verso un finale di marca bianconera quando, a pochi minuti dal termine, l’arbitro ha assegnato un penalty alla Juventus. Con il punteggio bloccato sul pari, la responsabilità della trasformazione è ricaduta su Manuel Locatelli. Il centrocampista, identificato come il rigorista designato per l’occasione, ha però optato per una conclusione di piatto, lenta e centrale, che è diventata una facile preda per il portiere neroverde Muric.
Taking a penalty like that in the 85th minute when your team needs a win is insane. This might be the worst penalty I’ve ever seen 😭
— 𝙷𝚊𝚛𝚛𝚒𝚜𝚘𝚗 (@fcbharrison) March 22, 2026
Il fallimento della massima punizione non ha solo negato i tre punti alla “Vecchia Signora”, ma ha riacceso i riflettori su una gestione dei tiri dagli undici metri che appare, agli occhi della critica, poco lineare. Nelle precedenti uscite, infatti, si erano alternati diversi battitori, tra cui David e il giovane talento turco Kenan Yildiz, alimentando dubbi sulla reale gerarchia interna allo spogliatoio.
In sala stampa, l’analisi tecnica ha lasciato rapidamente il posto alla questione rigoristi. Luciano Spalletti, visibilmente irritato dalle continue sollecitazioni dei cronisti, ha risposto con la sua consueta verve toscana, cercando di normalizzare un episodio che, a suo dire, fa parte delle dinamiche naturali di un gruppo ambizioso.
“Ve lo spiego volentieri io l’episodio del rigore… ma vediamo di fare una presentazione normale di quello che è l’episodio. Il rigorista chi è? L’altra volta mi avete domandato perché non l’ha battuto Locatelli ma perché l’ha battuto un altro… L’ha battuto David… perché l’ha battuto lui. L’ha battuto Yildiz… perché… Ora lo si fa battere a Locatelli, perché l’ha battuto Locatelli?”
Il tecnico ha poi rincarato la dose, sottolineando come la volontà dei giocatori di assumersi responsabilità sia un segnale positivo, pur rischiando di generare confusione esterna.
“Maremma impestata: ditecelo voi come fare, ditecelo voi sennò si va in manicomio, si va tutti in manicomio. Perché tirò Yildiz? Aveva il pallone in mano… capiterebbe anche a lei: se si ritrova il pallone in mano lo calcia pure lei… Pigliano il pallone perché è positivo che lo vogliano battere.”
Secondo la ricostruzione di Spalletti, la decisione di affidare il pallone a Locatelli non è stata frutto di un’imposizione tattica rigida, ma di un confronto diretto avvenuto a bordo campo. Il giocatore si sarebbe proposto con convinzione, ricevendo il “via libera” dall’allenatore. Una dinamica che Spalletti difende con forza, bollando come eccessive le speculazioni su presunti conflitti o incertezze nel comando.
“Poi parlo con Locatelli che è venuto lì e mi dice: ‘Io lo tiro’. Dunque? Se tu lo vuoi battere lo batti te, perché sei tu il rigorista… ‘lo batto io’, bravo vai e dì che t’ho detto che devi batterlo te.”
In chiusura, per stroncare ogni ulteriore polemica, l’allenatore ha lanciato una provocazione ironica, suggerendo quasi una gestione democratica, e dunque impossibile, della battuta dei rigori.
“È stata una cosa del tutto normale… altrimenti facciamo una cooperativa… un altro referendum su chi deve battere il rigore…”
In un campionato che non ammette incertezze, la gestione dei rigori rischia di diventare uno spartiacque della stagione bianconera. Ma la strada verso un piazzamento che porta in Champions League è ancora lunga.



