Appena saliti i gradini dell’abbazia di San Giacomo a Pontida, domenica 22 marzo, Matteo Salvini è stato accolto da cori ostili: “Molla la camicia verde, vergogna”. La contestazione è partita da militanti del Partito popolare per il Nord, il movimento fondato dall’ex ministro Roberto Castelli con la benedizione dello stesso Umberto Bossi. Dietro quell’urlo c’è una frattura politica che dura da oltre dieci anni.
Il verde è il colore storico della Lega delle origini, quello del sole delle Alpi, dei fazzoletti di Pontida, del sogno padano. Indossare una camicia verde ai funerali di Bossi, per Salvini, era probabilmente un gesto di rispetto e continuità. Ma per chi considera Salvini responsabile di aver tradito quell’identità, lo stesso gesto è apparso come un’appropriazione indebita: portare addosso i colori di un mondo che, secondo loro, lui stesso ha smantellato.
Il Partito popolare per il Nord nasce proprio dalla rottura con la Lega di Salvini. Lo ha promosso Roberto Castelli, già ministro della Giustizia nei governi Berlusconi, con il sostegno esplicito di Bossi: una scelta che la dice lunga sul livello di sfiducia del fondatore nei confronti del proprio successore. I militanti che hanno fischiato Salvini sono in gran parte ex leghisti della prima ora, convinti che il Carroccio abbia perso la sua ragione di esistere.
Quando nel 2013 Salvini vinse le primarie della Lega con l’82% dei voti, tutto sembrò filare liscio. Ma nel giro di pochi anni il partito cambiò pelle in modo radicale. Il nome stesso fu ridotto: via il “Nord”, dentro l’Italia intera. La Padania lasciò il posto al sovranismo nazionale, le battaglie per l’autonomia cedettero il passo all’ostilità verso l’immigrazione, e le alleanze internazionali si spostarono dagli indipendentisti scozzesi e catalani, he Bossi ammirava, verso Marine Le Pen e Viktor Orbán.
Bossi non lo accettò mai in silenzio. Definì Salvini qualcuno che “non capisce niente”, lo accusò di portare la Lega su posizioni che rischiavano di isolarla, e alle europee del 2024 si vociferò apertamente che avesse votato per Forza Italia. Nel frattempo, aveva incoraggiato la nascita di movimenti alternativi all’interno del vecchio mondo leghista, come appunto il Partito popolare per il Nord di Castelli. Bossi si è spento il 19 marzo 2026 all’età di 84 anni. La cerimonia religiosa, sobria e senza discorsi politici come da sue indicazioni, è in corso nell’abbazia di San Giacomo.



