Nella notte tra sabato 21 e domenica 22 marzo 2026, Cuba è precipitata nuovamente nell’oscurità totale. Per la seconda volta in sette giorni, l’intera rete elettrica nazionale dell’isola caraibica ha subito un collasso completo, lasciando senza corrente gli oltre 11 milioni di abitanti del paese.
Il ministero dell’Energia cubano ha confermato ufficialmente quella che ha definito un’interruzione totale del sistema elettrico nazionale, un blackout generalizzato che ha coinvolto ogni angolo dell’isola. Secondo l’Unione elettrica cubana, l’azienda pubblica responsabile della gestione energetica del paese, il guasto è stato causato da un’avaria alla centrale termoelettrica di Nuevitas, situata nella provincia di Camagüey, la terza città più popolosa di Cuba.
Le autorità hanno immediatamente avviato i lavori per ripristinare il servizio elettrico, ma al momento non è ancora chiaro quanto tempo sarà necessario per riportare la rete alla piena operatività. L’esperienza delle precedenti interruzioni suggerisce che potrebbero essere necessarie diverse ore, se non giorni, per una completa normalizzazione.

Questo episodio non rappresenta un caso isolato nella recente storia energetica cubana. Nell’ultimo mese, l’isola ha vissuto diverse interruzioni di corrente molto estese, alcune delle quali protratte per periodi prolungati con conseguenze significative sulla quotidianità della popolazione. I settori più colpiti vanno dai trasporti pubblici ai servizi sanitari, fino alla conservazione degli alimenti, con famiglie costrette a fare i conti con la perdita di cibo deperibile e l’impossibilità di svolgere attività basilari.
La radice del problema risiede nella fragilità strutturale del sistema elettrico cubano. Le centrali termoelettriche del paese sono obsolete, insufficientemente manutenute e non riescono più a garantire una produzione energetica adeguata al fabbisogno nazionale. Decenni di investimenti limitati e mancanza di ammodernamento hanno trasformato l’infrastruttura energetica in un gigante dai piedi d’argilla, pronto a cedere al minimo imprevisto tecnico.
La situazione si è ulteriormente deteriorata negli ultimi mesi a causa del blocco di carburante imposto dagli Stati Uniti. Le sanzioni americane, attive dal 1959 ma intensificate recentemente, hanno come obiettivo dichiarato quello di strangolare economicamente l’isola caraibica, con la speranza di provocare la caduta del regime che governa Cuba da oltre sessant’anni. La scarsità di combustibile ha reso ancora più difficile mantenere operative le vecchie centrali, aggravando una crisi energetica già critica.
Le ripetute interruzioni hanno generato una crescente esasperazione tra la popolazione cubana, che si trova a dover affrontare disagi sempre più frequenti e prolungati. Le strade dell’Avana e delle altre città si riempiono di persone costrette a muoversi al buio, illuminate solo da torce improvvisate, in un quadro che racconta la profondità della crisi infrastrutturale che attraversa il paese.
Mentre i tecnici dell’Unione elettrica lavorano per ripristinare la corrente, milioni di cubani attendono nel buio, consapevoli che questo potrebbe non essere l’ultimo blackout che dovranno affrontare.



