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Home » Attualità » Referendum costituzionale sulla giustizia 2026: come hanno votato gli italiani all’estero: saranno decisivi?

Referendum costituzionale sulla giustizia 2026: come hanno votato gli italiani all’estero: saranno decisivi?

Al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026, oltre 6,5 milioni di italiani iscritti all'AIRE votano per posta. Ecco come funziona il meccanismo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Marzo 2026
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Bandiera italiana (FreePik)

Gli italiani iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, hanno votato per posta nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia. Il plico elettorale è arrivato direttamente a casa, è stato compilato, e andava rispedito al consolato di riferimento entro giovedì 19 marzo 2026, alle ore 16 locali. Una procedura consolidata, ma con scadenze rigide che non ammettono ritardi.

La base legale è la legge n. 459 del 27 dicembre 2001: tutti i cittadini italiani iscritti all’AIRE e inseriti nelle liste elettorali potevano esprimere il proprio voto per corrispondenza, senza tornare fisicamente in Italia. Si tratta di oltre 6,5 milioni di persone sparse in tutto il mondo, una cifra considerevole, che spiega perché la macchina organizzativa messa in piedi dal Ministero degli Affari Esteri sia di dimensioni ragguardevoli.

Non solo i residenti stabili all’estero: anche chi si trovava temporaneamente fuori dai confini nazionali per almeno tre mesi, per lavoro, studio o cure mediche, poteva richiedere di ricevere il plico al proprio indirizzo estero. In quel caso, però, la richiesta andava presentata direttamente al Comune italiano di residenza entro il 18 febbraio 2026.

Scrutatori al lavoro durante la tornata elettorale delle Europee del 2019
Scrutatori al lavoro durante la tornata elettorale delle Europee del 2019 (fonte: PalermoToday)

Il plico elettorale, spedito dai consolati entro il 4 marzo 2026, non era una semplice busta. Al suo interno si trovavano tre elementi distinti: la scheda referendaria vera e propria, una scheda con le generalità dell’elettore, e tre buste di diverso tipo, una delle quali già preaffrancata per la rispedizione. Questo significa che il costo del ritorno era già coperto: nessuna spesa postale aggiuntiva per l’elettore.

Le istruzioni su come compilare e chiudere correttamente le buste erano allegate al plico stesso. Il materiale fornito doveva essere utilizzato esclusivamente così com’era: non erano ammesse buste sostitutive né schede stampate autonomamente.

Una volta rispedite, le schede raccolta dai consolati di tutto il mondo non rimanevano all’estero: venivano trasportate fisicamente in Italia per lo scrutinio. Il Ministero degli Esteri ha coordinato un’operazione logistica di notevole portata, con oltre 80 voli programmati per il rientro dei plichi. Il ministro Tajani ha istituito alla Farnesina una Task Force elettorale dedicata, attiva 24 ore su 24 con un numero verde apposito (06 3691 5800), per assistere consolati e cittadini lungo tutte le fasi del processo.

Il termine ultimo per la ricezione delle schede presso i consolati era fissato per giovedì 19 marzo 2026, alle ore 16 locali. Le buste arrivate dopo quell’orario non potevano essere conteggiate.

Sabato 21 marzo, l’aeroporto di Fiumicino si è trasformato temporaneamente in un hub elettorale. Nel corso della giornata sono atterrati circa 80 voli provenienti da ogni angolo del pianeta, compreso un volo diretto dall’America Latina, con a bordo i plichi già votati dagli italiani residenti all’estero. Scatoloni, buste e sacchi diplomatici sono stati scaricati, identificati e avviati verso la destinazione successiva. Da Fiumicino, i plichi venivano smistati verso le sedi decentrate nelle corti d’appello di Milano, Bologna, Firenze e Napoli, dove si sarebbe poi proceduto allo scrutinio delle schede provenienti dalle rispettive aree consolari. Solo i plichi dall’America Latina restavano a Roma, presso l’ufficio centrale della circoscrizione Estero.

Quelle immagini di scatoloni in pista, rimbalzate sui canali all’notizie, raccontavano dunque una cosa sola: la democrazia che viaggia in stiva.

A partire dall’8 marzo 2026, chi non aveva ancora trovato il plico nella cassetta delle lettere aveva la possibilità di richiedere un duplicato al proprio consolato o ambasciata. La richiesta poteva essere inviata per posta ordinaria, per e-mail o per posta certificata, oppure presentata di persona. Attenzione: chi richiedeva il duplicato doveva firmare una dichiarazione di consapevolezza in merito al rischio di doppio voto. La legge è esplicita sul punto: votare due volte, per corrispondenza e poi anche in Italia, comporta una pena fino a tre anni di reclusione.

Non tutti gli iscritti all’AIRE erano obbligati a votare per posta. Chi preferiva recarsi fisicamente alle urne in Italia poteva farlo, a condizione di averne comunicato la volontà al consolato competente entro il 24 gennaio 2026. Una scelta revocabile, ma con la stessa scadenza. La legge non prevede rimborsi per le spese di viaggio sostenute per il rientro, anche se sono previste agevolazioni tariffarie sui trasporti interni al territorio nazionale.

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