La scomparsa di Gino Paoli ha lasciato non solo un vuoto incolmabile nella musica italiana, ma anche una complessa questione ereditaria che coinvolge una delle prime famiglie allargate del panorama artistico nazionale. Una famiglia che, almeno finora, ha saputo mantenere equilibrio e serenità nonostante la complessità delle relazioni.
Il cantautore genovese ha trascorso i suoi ultimi giorni nella casa vista mare del quartiere Azzurro, nel levante genovese, assistito dalla moglie Paola Penzo e dai suoi ultimi tre figli: Nicolò di 46 anni, Tommaso di 34 e Francesco di 26, che da anni gestivano i social e le note del padre.
La storia familiare di Paoli, però, inizia nel 1954 con l’incontro con Anna Fabbri, che divenne sua moglie nel 1957. Nel 1964 nacque il primogenito Giovanni, scomparso prematuramente l’anno scorso a soli 60 anni per un infarto. Il matrimonio con Anna durò poco più di dieci anni, caratterizzato da numerosi amori paralleli di Paoli, fino al divorzio nel 1970.
Ma quello stesso 1964 fu un anno cruciale: pochi mesi dopo la nascita di Giovanni, nacque anche Amanda, frutto della passione travolgente tra Gino e Stefania Sandrelli. Una relazione scandalosa e clandestina per l’epoca, che avrebbe potuto scatenare drammi familiari. Invece, con eleganza e comprensione, Anna Fabbri accettò la nascita di Amanda, nata in Svizzera per garantire maggiore privacy, permettendole di crescere insieme al fratello Giovanni. Amanda, che porta il cognome materno ma ha aggiunto negli anni anche quello paterno, considera ancora oggi Anna una seconda mamma.
Dopo anni turbolenti, tra cui la celebre storia d’amore con Ornella Vanoni, nel 1991 Gino Paoli sposò Paola Penzo, autrice e collaboratrice artistica che gli è rimasta accanto fino alla fine. Dal loro amore nacquero tre figli: Nicolò nel 1980, oggi pittore e fotografo; Tommaso nel 1992, più riservato e lontano dai riflettori; e Francesco, nato nel 2000.
Oggi la famiglia allargata di Paoli conta anche quattro nipoti: Olivia, figlia dello scomparso Giovanni; Rocco e Francisco, figli di Amanda; e Leone, figlio di Nicolò. Ed è proprio questo intreccio di affetti che ora deve confrontarsi con le questioni ereditarie.
Secondo il codice civile italiano, in assenza di testamento, alla moglie Paola spetta un terzo dell’eredità, mentre ai quattro figli vanno i restanti due terzi da dividere in parti uguali. Al figlio Giovanni, per rappresentazione, subentra la figlia Olivia, che erediterà la sua quota. Naturalmente, l’eventuale presenza di un testamento potrebbe modificare questa divisione, pur rispettando sempre le quote di legittima previste dalla legge.
Ma di cosa parliamo concretamente quando si parla dell’eredità di Paoli? Le sue canzoni hanno generato e continuano a generare redditi significativi. Secondo una delle ultime ricerche Siae sugli artisti capaci di generare più ricchezza dai propri diritti d’autore, la stima per Paoli era di quasi 450 mila euro l’anno.
A questi guadagni si aggiungevano altri proventi: il vitalizio da parlamentare, essendo stato eletto nel 1987, che nel 2018 è stato ridotto per legge da 3.108 euro a 1.088 euro al mese. Inoltre, dal suo ruolo di presidente della Siae tra il 2013 e il 2015, Paoli avrebbe percepito compensi considerevoli: oltre 60.000 euro nel 2013, 125.000 euro nel 2014 e più di 56.000 euro nel 2015, secondo i rendiconti dell’epoca.
Il patrimonio immobiliare comprende diverse proprietà in Liguria: le case nelle zone di Nervi e di Quinto al mare, oltre ad altre proprietà nella regione che lo ha visto nascere e dove ha scelto di trascorrere i suoi ultimi anni.
Ma l’eredità di Gino Paoli non si limita a beni e cifre. Si tratta di un sistema complesso costruito in oltre sessant’anni di carriera, un intreccio di arte e gestione che continuerà a generare valore. C’è, infatti, il valore delle sincronizzazioni: l’utilizzo delle sue canzoni in film, serie televisive e pubblicità. Brani iconici come Il cielo in una stanza continuano a essere richiesti e inseriti in produzioni audiovisive, generando entrate costanti anche a distanza di decenni dalla loro composizione.
Agli eredi spetta quindi un compito duplice: non solo gestire la divisione delle quote patrimoniali, ma soprattutto tenere viva la memoria di uno dei più grandi cantautori italiani del Novecento e degli anni Duemila. Un’eredità artistica che va ben oltre i numeri e che rappresenta un pezzo fondamentale della storia della musica italiana.



