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Home » Attualità » Tutte le magliette low cost testate superavano i limiti di legge: il piombo è un incubo soprattutto per i bambini

Tutte le magliette low cost testate superavano i limiti di legge: il piombo è un incubo soprattutto per i bambini

Studio scientifico rivela piombo oltre i limiti in tutte le magliette low cost per bambini testate. Rischi per la salute.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti27 Marzo 2026
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Vestiti dei bambini
Vestiti dei bambini - Fonte: Unsplash

Ogni genitore che acquista vestiti per i propri figli su siti di fast fashion o in negozi a basso costo dovrebbe conoscere i risultati di una ricerca scientifica presentata nel marzo 2026 all’American Chemical Society. Lo studio, condotto dalla professoressa Kamila Deavers e dalle ricercatrici Cristina Avello e Priscila Espinoza della Marian University di Indianapolis, ha rilevato una presenza preoccupante di piombo oltre i limiti di sicurezza in tutte le magliette economiche per bambini analizzate.

Il progetto nasce da un’esperienza personale della professoressa Deavers, la cui figlia da piccola mostrò livelli elevati di piombo nel sangue a causa dei rivestimenti di alcuni giocattoli. Da quell’episodio, il suo laboratorio si è dedicato all’identificazione dei rischi da metalli pesanti presenti negli oggetti di uso quotidiano.

Per la ricerca sono state acquistate 11 magliette per bambini da quattro rivenditori differenti, tra aziende di fast fashion e discount, i cui nomi non sono stati resi pubblici. I capi selezionati presentavano colorazioni diverse: rosso, rosa, arancione, giallo, grigio e blu. Ogni campione è stato sottoposto ad analisi per determinare il contenuto totale di piombo, con un risultato inequivocabile: tutte le magliette testate superavano il limite federale statunitense di 100 parti per milione di piombo totale previsto per i prodotti destinati ai bambini.

In una seconda fase dello studio, le ricercatrici hanno simulato la digestione gastrica per comprendere quanto piombo potrebbe essere effettivamente assorbito dall’organismo di un bambino che, come accade frequentemente nei più piccoli, mette i vestiti in bocca. I risultati suggeriscono che anche una breve esposizione orale potrebbe superare il limite giornaliero di assunzione di piombo fissato dalla FDA americana, e che un’esposizione ripetuta nel tempo potrebbe portare a livelli nel sangue tali da richiedere monitoraggio clinico.

ragazza travolta dai vestiti
ragazza travolta dai vestiti (FreePik)

La ragione della presenza di piombo nei tessuti è principalmente economica. Secondo le ricercatrici, alcuni produttori utilizzano l’acetato di piombo come metodo a basso costo per fissare i coloranti ai tessuti e ottenere colori vivaci e duraturi. Si tratta di una scorciatoia chimica che riduce i costi di produzione, ma rappresenta un rischio significativo per chi indossa quei capi.

Non è la prima volta che vengono rilevate tracce di piombo nei vestiti: studi precedenti avevano già individuato questo metallo nelle parti metalliche come cerniere, bottoni e automatici, portando a diversi ritiri dal mercato. La novità di questa ricerca è che il piombo è stato trovato direttamente nel tessuto, non negli accessori. Un dato particolarmente rilevante riguarda i colori: indipendentemente dalla marca, i tessuti dai colori vivaci come il rosso e il giallo tendevano ad avere concentrazioni di piombo più elevate rispetto ai colori tenui.

L’esposizione al piombo è considerata dannosa a qualsiasi dosaggio, ma i bambini rappresentano la categoria più vulnerabile. Nei più piccoli, il contatto con questo metallo può portare a ritardi nello sviluppo cognitivo, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali e, nei casi più gravi, danni neurologici permanenti. A questo si aggiunge il fatto che i bambini piccoli esplorano il mondo con la bocca.

Le ricercatrici hanno già in programma ulteriori studi per comprendere se lavare i vestiti contaminati possa diffondere il piombo ad altri capi in lavatrice, e come diversi detersivi interagiscano con l’acetato di piombo. Non è escluso che si formi una schiuma contenente piombo all’interno del cestello, che potrebbe poi riversarsi nelle acque reflue.

Esistono già alternative più sicure per fissare i coloranti ai tessuti, come mordenti naturali ottenuti da corteccia di quercia, buccia di melograno, rosmarino e allume. Il problema è economico e strutturale: cambiare tecnologia rappresenterebbe un costo elevato per l’industria, e senza pressione da parte dei consumatori o delle istituzioni, l’incentivo al cambiamento resta minimo.

Lo studio è stato condotto su prodotti venduti nel mercato statunitense, ma è plausibile che lo stesso problema possa riguardare capi venduti anche in Europa, considerando la globalizzazione dei processi produttivi e delle catene di fast fashion. L’Unione Europea dispone di normative più stringenti rispetto agli Stati Uniti grazie al Regolamento REACH, che regola l’uso di sostanze chimiche pericolose nei prodotti tessili, e per l’abbigliamento per bambini esistono ulteriori misure specifiche. Sulla carta, quindi, i limiti europei sono più severi.

La realtà è però più complessa. I controlli su milioni di capi importati ogni anno non riescono a essere sistematici, e i precedenti non mancano: test indipendenti hanno già rilevato sostanze tossiche, piombo incluso, in capi di fast fashion per bambini venduti anche in Europa a livelli superiori ai limiti consentiti. Il mercato dell’e-commerce, con piattaforme che vendono direttamente dal produttore al consumatore, rende la situazione ancora più difficile da gestire.

In attesa di una regolamentazione più efficace, alcuni accorgimenti pratici possono ridurre il rischio di esposizione a sostanze tossiche: preferire capi dai colori tenui rispetto a quelli sgargianti, lavare sempre i vestiti nuovi prima di farli indossare ai bambini, ed evitare gli acquisti compulsivi su siti di fast fashion che non garantiscono trasparenza sulla provenienza e sui processi produttivi.

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