Doveva celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella basilica più sacra della cristianità. Ne è stato fermato lungo il percorso, lui e il custode di Terra Santa, mentre camminavano in forma privata, senza corteo, senza cerimonia. E così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha finito per pregare al Dominus Flevit. Il nome, in latino, significa “il Signore pianse”: è il santuario sul Monte degli Ulivi che ricorda le lacrime di Gesù su Gerusalemme. Un finale che nessuno aveva scritto, e che difficilmente si potrebbe immaginare più carico di significato.
A denunciare l’accaduto è il Patriarcato Latino di Gerusalemme, con una nota che parla di episodio «senza precedenti da secoli» e di «grave precedente». Pizzaballa e padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, sono stati costretti a tornare indietro prima di raggiungere il Santo Sepolcro. «Questo incidente ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme», scrive il Patriarcato.
Il blocco è figlio delle norme di sicurezza in vigore in Israele dall’inizio del conflitto a Gaza: vietati gli assembramenti di oltre 50 persone in determinate zone del Paese. Misure rinnovate settimana per settimana — e valide, dunque, fino a lunedì 30 marzo. Norme che, stavolta, si sono abbattute su uno dei riti più antichi della liturgia cristiana, nella settimana più importante dell’anno.
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La notizia è arrivata fino a Roma. All’Angelus di domenica, Papa Leone XIV ha detto di sentirsi «più che mai vicino con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi». Ha chiesto che il Signore «sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e pace».
Al centro di tutto, il Santo Sepolcro: la basilica nel cuore della città vecchia di Gerusalemme che custodisce il Calvario — luogo della crocifissione di Gesù — e la Tomba di Cristo. I francescani dell’Ordine dei Frati Minori ne sono i custodi per conto della Chiesa Cattolica, che la condivide con la Chiesa greco-ortodossa e la Chiesa Armena Apostolica. Stavolta, però, le porte sono rimaste chiuse anche per il Patriarca.
E lui è andato a pregare dove si piange.



