La celebre isola di Alcatraz, un tempo prigione inespugnabile nel cuore della baia di San Francisco, ha ricevuto una visita del tutto inaspettata. L’11 gennaio 2026, un coyote selvatico soprannominato Floyd ha compiuto un’impresa mai registrata prima: ha attraversato a nuoto quasi due chilometri di correnti gelide per approdare sulle sponde dell’ex carcere. L’evento, ripreso in un video diventato virale, mostra l’animale stanco e tremante mentre risale a fatica dall’acqua, segnando il primo avvistamento ufficiale di questa specie sull’isola dal 1972 ad oggi.
La rischiosa traversata di Floyd potrebbe essere stata dettata dalla necessità di trovare nuovi territori per sfuggire alla competizione urbana o dall’irresistibile richiamo olfattivo delle colonie di uccelli sull’isola. Non si esclude un incidente fortuito, con le correnti che avrebbero trascinato il coyote verso Alcatraz dopo una caduta in mare dalla costa. L’animale si è però ritrovato in una trappola naturale priva di acqua dolce, trasformando un potenziale rifugio in una prigione di roccia inospitale.
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Nonostante il fascino dell’impresa, Alcatraz è tutto fuorché un paradiso per un coyote. L’isola è una roccia brulla, priva di sorgenti di acqua dolce e abitata prevalentemente da migliaia di uccelli marini. I biologi del National Park Service, che monitorano Floyd tramite fototrappole e analisi del DNA sui resti delle sue prede, sono preoccupati. Sebbene il coyote riesca a sopravvivere cacciando volatili e abbeverandosi con l’acqua piovana, la sua presenza rappresenta un pericolo imminente per le colonie di gabbiani e cormorani che proprio in questo periodo iniziano la delicata fase della nidificazione.
Le autorità hanno chiarito che la permanenza di Floyd sull’isola non può essere definitiva. Un predatore così abile potrebbe distruggere in pochi giorni anni di sforzi per la conservazione delle specie protette che popolano la zona. Per questo motivo, è stato predisposto un piano di trasferimento sicuro: se il coyote non deciderà di ripartire spontaneamente, magari spinto dalla fame o dalla solitudine, verrà catturato con metodi non invasivi e trasportato in un’area naturale sulla terraferma, dove potrà trovare risorse adeguate e un habitat più vasto.
L’avventura di Floyd resta comunque un capitolo straordinario della biologia moderna. Dimostra una capacità di adattamento e una determinazione che superano i confini immaginati dagli scienziati, ricordandoci che la natura, anche in contesti urbani e antropizzati, trova sempre il modo di sorprenderci e di spingersi oltre l’orizzonte.



