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Home » Attualità » 10 milioni per tre Ferrari, confermati 4 anni a Irene Pivetti per evasione fiscale: “Sono innocente, la verità verrà fuori”

10 milioni per tre Ferrari, confermati 4 anni a Irene Pivetti per evasione fiscale: “Sono innocente, la verità verrà fuori”

La Corte d'Appello conferma la condanna dell'ex presidente della Camera per un'operazione da 10 milioni legata a tre Ferrari e al marchio Isolani.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Dicembre 2025Aggiornato:10 Dicembre 2025
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Irene Pivetti a Belve
Irene Pivetti a Belve (fonte: YouTube/ Rai)
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La giustizia italiana ha parlato nuovamente: Irene Pivetti dovrà scontare quattro anni di carcere per evasione fiscale e autoriciclaggio. La Corte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso presentato dall’ex presidente della Camera dei Deputati, confermando integralmente la sentenza di primo grado emessa nel settembre 2024.Al centro della vicenda ci sono operazioni commerciali risalenti al 2016 per circa 10 milioni di euro, che ruotavano attorno alla vendita di tre auto di lusso Ferrari Granturismo. Secondo i magistrati, queste compravendite nascondevano in realtà un sistema studiato per far sparire soldi sottratti al fisco.La ricostruzione dell’accusa descrive un vero e proprio castello di scatole cinesi. La società Only Italia, collegata a Pivetti, sarebbe stata coinvolta negli affari del Team Racing guidato dal pilota di rally Leonardo Isolani e sua moglie Manuela Mascoli. La coppia aveva un debito con l’Agenzia delle Entrate da 5 milioni di euro e secondo i pm avrebbe cercato di nascondere alcuni beni, tra cui le tre Ferrari, fingendo di venderli a un gruppo imprenditoriale cinese chiamato Dahoe per poi spostarli in Spagna.

Le indagini hanno però scoperto che l’unica cosa realmente venduta ai cinesi era il logo della Scuderia Isolani abbinato al marchio Ferrari. Tutto il resto della presunta compravendita era una finzione: il sito internet promesso non esisteva, le auto rimasero di fatto nella disponibilità di Isolani in Spagna e un autotreno risultava già pignorato dalle autorità.

 

 

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Mentre Isolani e Mascoli cercavano di nascondere i loro beni al fisco, l’accusa sostiene che Pivetti avrebbe orchestrato un affare molto più redditizio. L’ex parlamentare avrebbe comprato il marchio Isolani-Ferrari per 1,2 milioni di euro per poi rivenderlo al gruppo Dahoe a 10 milioni, incassando una differenza astronomica. Per mascherare la sua presenza nell’operazione, secondo i magistrati, avrebbe utilizzato una società fantasma registrata a Hong Kong con appena 10 centesimi di capitale, senza uffici, dipendenti o conti bancari attivi.

I giudici di primo grado avevano parlato di un “meccanismo particolarmente capzioso” messo in piedi da Pivetti che, per evitare di pagare le tasse sui guadagni dell’affare con i cinesi, avrebbe architettato un piano complesso e prolungato nel tempo, cercando anche di costruire false giustificazioni e creando canali alternativi per spostare il denaro.

Insieme a Pivetti sono stati condannati anche Leonardo Isolani e Manuela Mascoli, che si sono visti confermare due anni di reclusione ciascuno con sospensione condizionale. La figlia di Mascoli, Gloria Giovannelli, era stata invece assolta già nel primo processo. La Corte ha inoltre confermato il sequestro di oltre 3,4 milioni di euro sui conti di Pivetti, somma già bloccata durante le indagini.

Irene Pivetti, che negli anni Novanta fu la più giovane presidente della Camera (aveva 31 anni quando assunse l’incarico nel 1994) e la seconda donna dopo Nilde Iotti a guidare Montecitorio, non ha nascosto la delusione per la sentenza. “Mi sarei aspettata un esito diverso, sono molto curiosa di vedere le motivazioni, ma sono anche molto tranquilla, perché la verità prima o poi verrà fuori“, ha dichiarato subito dopo aver ascoltato la decisione dei giudici. “Io sono innocente, come ho sempre detto e anche dimostrato nelle carte di questo processo.”

Il suo avvocato, Filippo Cocco, ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione, l’ultimo grado di giudizio disponibile. “Il nostro processo è un processo di prove contro una teoria, contro presunzioni. Vedremo per quale motivo i giudici ritengono che queste presunzioni portate dalla Procura siano prevalenti su prove, testimonianze e documenti”, ha spiegato il legale.

La battaglia giudiziaria di Pivetti continua, ma la strada si fa sempre più in salita. La Cassazione rappresenta l’ultima possibilità per ribaltare una condanna che l’ex presidente della Camera considera profondamente ingiusta e che potrebbe segnare definitivamente la sua reputazione pubblica.

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