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Home » Attualità » Addio al generale Angioni, l’uomo che portò l’Italia a Beirut e conquistò l’amicizia di Sandro Pertini

Addio al generale Angioni, l’uomo che portò l’Italia a Beirut e conquistò l’amicizia di Sandro Pertini

Franco Angioni, comandante della prima missione italiana a Beirut nel 1982 e amico del presidente Pertini è morto. Ecco la sua eredità diplomatica.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Ottobre 2025
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Franco Angioni con Enzo Biagi
Franco Angioni con Enzo Biagi (fonte: YouTube/Accas Film)

Si è spento all’età di 92 anni il generale Franco Angioni, figura che ha segnato profondamente la storia militare e diplomatica italiana del dopoguerra. Il suo nome è indissolubilmente legato alla missione di pace a Beirut del 1982, la prima operazione militare italiana all’estero dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, un evento che ha rappresentato una svolta nella politica internazionale del nostro Paese.

Nato nel 1933 a Civitavecchia, Angioni ha dedicato l’intera carriera militare ai reparti dei paracadutisti, scalando i vertici delle Forze Armate fino a diventare nel 1977 vicecomandante della brigata Folgore. Ma è nel 1982 che il suo nome divenne familiare all’opinione pubblica italiana, quando venne chiamato a guidare il contingente nazionale nella delicata missione in Libano.

Il contesto era drammatico: il Libano era dilaniato da anni di guerra civile e instabilità, con il culmine rappresentato dal massacro nei campi profughi di Sabra e Shatila. L’Italia decise di aderire alla missione internazionale denominata Libano 2, insieme a Stati Uniti e Francia. Il veto dell’Unione Sovietica impedì che l’operazione avvenisse sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma questo non fermò la determinazione dei Paesi coinvolti.

L’approccio di Angioni al comando si rivelò innovativo e vincente. Fin da subito il generale adottò un atteggiamento di dialogo e apertura verso le comunità locali, privilegiando la mediazione e il contatto umano rispetto alla rigidità militare, come si può notare anche nella bella intervista di Enzo Biagi.

Questa strategia gli valse un apprezzamento straordinario sia tra la popolazione libanese che nell’opinione pubblica italiana, contribuendo al successo di una missione che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un disastro diplomatico.

Durante i due anni al comando del contingente, dal 1982 al 1984, Angioni costruì un rapporto di profonda amicizia con il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Le immagini dell’alto ufficiale insieme al presidente sono entrate nella storia. Pertini, noto per il suo carattere schietto e per la capacità di stabilire relazioni genuine, vide in Angioni un uomo di straordinaria umanità oltre che un comandante capace.

Dopo la missione libanese, la carriera di Angioni proseguì con incarichi di crescente responsabilità all’interno delle Forze Armate. Nel giugno 1997 venne nominato commissario straordinario del governo per le iniziative italiane di supporto in Albania, ruolo che mantenne fino al giugno 1998, dimostrando ancora una volta la sua capacità di operare in contesti complessi e instabili.

La sua esperienza militare e diplomatica lo portò successivamente alla politica attiva. Nel 2001 venne eletto alla Camera dei deputati come indipendente nelle liste dei Democratici di Sinistra. Durante il suo mandato parlamentare, che si concluse nel 2006, fu segretario della Commissione Difesa e membro della delegazione parlamentare presso l’assemblea della NATO dal settembre 2001, continuando a mettere la sua competenza al servizio delle istituzioni.

 

 

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