Da oggi, 24 ottobre, è disponibile su Netflix, “A House of Dynamite”, il film che segna il ritorno della regista premio Oscar Kathryn Bigelow dopo otto anni di assenza dal cinema. Il thriller apocalittico racconta i 18 minuti tra l’avvistamento di un missile nucleare diretto verso gli Stati Uniti e il suo previsto impatto, ripetendo la vicenda da diverse prospettive e luoghi.
Ciò che rende il film particolarmente rilevante è il fatto che esperti nucleari lo stanno definendo “visione obbligatoria” per la sua accuratezza nella rappresentazione dei protocolli reali. Ma cosa succederebbe davvero in caso di attacco nucleare? Ecco i protocolli verificati che il film porta sullo schermo.
Nel film, Rebecca Ferguson interpreta il Capitano Olivia Walker, un’ufficiale senior nella Situation Room della Casa Bianca, mentre Idris Elba è il Presidente degli Stati Uniti. La finestra temporale di 18 minuti non è casuale: rappresenta il tempo reale stimato tra l’avvistamento di un missile balistico intercontinentale e il suo impatto.
Nella realtà, ecco cosa accade in quei minuti cruciali:
Stati Uniti: la catena di comando
I primi secondi – Rilevamento: il NORAD (North American Aerospace Defense Command) monitora costantemente lo spazio attraverso satelliti e radar. Quando viene rilevato un lancio, l’allerta parte immediatamente.
Minuti 1-5 – Verifica e comunicazione: il Presidente viene informato immediatamente. Con lui c’è sempre il cosiddetto “nuclear football”, una valigetta nera contenente i codici di autenticazione e le opzioni di risposta. Il tempo di preavviso varia:
- 30 minuti per missili balistici intercontinentali (ICBM)
- 10-15 minuti per missili lanciati da sottomarini vicini alle coste
Minuti 5-15 – Decisione: il Presidente ha l’autorità esclusiva di ordinare una risposta nucleare. Il Segretario alla Difesa deve verificare l’ordine ma non può opporsi. I comandi vengono trasmessi attraverso il National Military Command Center.
Minuti 15-18 – Allerta popolazione: l’Emergency Alert System può essere attivato per allertare i civili, anche se il tempo per evacuare è praticamente inesistente.

Italia e NATO: coordinamento atlantico
L’Italia, come membro NATO, è integrata in un sistema di risposta coordinato:
Livello militare:
- Sistemi di allerta integrati con l’Alleanza Atlantica
- Copertura dell'”ombrello nucleare” NATO
- Procedure coordinate con gli altri paesi membri
Livello civile:
- La Protezione Civile coordinerebbe la risposta emergenziale
- Il sistema IT-alert (attivo dal 2024) potrebbe allertare la popolazione via smartphone
- Piano nazionale per emergenze radiologiche e nucleari
Tempo di reazione: In caso di attacco contro un paese NATO, si attiverebbe l’Articolo 5 del Trattato Atlantico (attacco a uno è attacco a tutti), ma i tempi tecnici rimangono gli stessi: pochi minuti per decisioni che cambiano la storia.
L’Italia il Piano Nazionale e i tre scenari
L’Italia non ha centrali nucleari attive sul suo territorio, ma ha comunque un Piano Nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, aggiornato nel marzo 2022. Il piano prevede tre scenari diversi in base alla distanza dell’incidente:
SCENARIO 1 – Entro 200 km dal confine (massima gravità)
Questo scenario si attiva solo per incidenti in impianti in Slovenia, Svizzera o Francia vicini al confine. È il caso più grave e prevede:
Allerta immediata:
- Sistema IT-alert: messaggio automatico su tutti i cellulari della zona interessata;
- attivazione fase operativa di “Allarme” da parte del Dipartimento Protezione Civile;
- monitoraggio continuo attraverso 60 centraline della rete Gamma collegate all’ARPA.
Misure protettive dirette (per la popolazione):
- Riparo al chiuso: indicazione di restare in casa con porte e finestre chiuse, sistemi di ventilazione e condizionamento spenti per un massimo di 48 ore
- Blocco della circolazione stradale nelle aree interessate
- Iodioprofilassi: distribuzione gratuita di compresse di ioduro di potassio da parte della Protezione Civile a:
- Neonati e bambini (0-17 anni)
- Giovani adulti (18-40 anni)
- Donne in gravidanza o allattamento
- NON per adulti oltre 40 anni (più rischi che benefici)
- Le compresse vanno assunte idealmente 24 ore prima dell’esposizione o entro 2 ore dopo, comunque non oltre 8 ore
Misure protettive indirette:
- Blocco cautelativo del consumo di alimenti prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte)
- Controllo intensificato della filiera alimentare
- Protezione del patrimonio agricolo e zootecnico
SCENARIO 2 – Tra 200 e 1000 km (gravità media)
Nessuna misura diretta sulla popolazione (niente riparo forzato, niente pillole di iodio), ma:
- Restrizioni sulla distribuzione e consumo di alimenti
- Controlli intensivi su latte, verdure a foglia larga, frutta
- Misure di protezione del patrimonio agricolo
- Monitoraggio della catena alimentare e delle importazioni
SCENARIO 3 – Oltre 1000 km o extraeuropeo (bassa gravità)
Nessuna misura diretta o indiretta sul territorio italiano, ma:
- Assistenza ai connazionali nelle aree colpite;
- controllo contaminazione per chi rientra dall’estero;
- misure per l’importazione di alimenti e prodotti.
Chi coordina l’emergenza:
- Dipartimento Protezione Civile: coordina la risposta operativa;
- ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare): fornisce supporto tecnico e valutazioni;
- Centro Emergenze Nucleari (CEVaD): valuta i livelli di radioattività e i livelli di esposizione;
- Regioni e Comuni: attuano le misure sul territorio.
Sistema di monitoraggio continuo: L’Italia dispone di reti di pronto allarme con stazioni poste nei luoghi dove è più probabile l’ingresso di una nube radioattiva, che operano 24 ore su 24 monitorando 60 centrali europee.
Gli altri protocolli nel mondo
Regno Unito: sistema simile agli USA, con una particolarità unica: le “Letters of Last Resort”. Sono lettere sigillate scritte da ogni nuovo Primo Ministro e consegnate ai comandanti dei sottomarini nucleari, contenenti ordini da aprire solo se il governo britannico venisse completamente distrutto.
Russia: dispone del sistema “Perimeter” (soprannominato “Dead Hand”), progettato per lanciare automaticamente rappresaglie anche se tutta la catena di comando venisse eliminata. Tre persone devono concordare sul lancio: Presidente, Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore.
Francia: il Presidente della Repubblica ha autorità esclusiva sul deterrente nucleare, secondo la dottrina della “dissuasion du faible au fort” (dissuasione del debole contro il forte).
Cosa fare in caso di allarme: le indicazioni ufficiali
Se dovesse mai suonare un allarme nucleare, questi sono i protocolli ufficiali per la popolazione civile:
Primi 60 secondi:
- Cercare rifugio IMMEDIATAMENTE – ogni secondo conta;
- non perdere tempo a cercare familiari o oggetti;
- non guardare verso il lampo dell’esplosione (può causare cecità permanente).
Dove rifugiarsi:
- Sottoterra è l’opzione migliore (scantinati, metropolitane, parcheggi sotterranei);
- se impossibile: centro di edifici solidi, lontano da finestre
- più materiale tra voi e l’esterno, meglio è (cemento, mattoni, terra)
Dopo l’esplosione:
- Rimanere al riparo per almeno 24-48 ore (ricaduta radioattiva);
- sintonizzarsi su radio/TV per istruzioni ufficiali
- non uscire finché le autorità non danno il via libera
- se esposti: togliere abiti esterni, fare doccia, non usare balsamo (intrappola radiazioni)
Perché questo film è importante
“A House of Dynamite” si inserisce nella tradizione di thriller della Guerra Fredda come “Fail Safe” e “The Day After”, film che cercavano di guardare in faccia la realtà della distruzione reciproca assicurata senza offrire allo spettatore terrorizzato molto conforto o catarsi.
La struttura temporale del film – tre capitoli che ripercorrono gli stessi 18 minuti da prospettive diverse – sottolinea un punto cruciale: in uno scenario nucleare, il tempo per pensare, verificare e decidere è terribilmente limitato.
Gli esperti che hanno elogiato l’accuratezza del film evidenziano proprio questo: non si tratta di fantascienza, ma di una rappresentazione realistica di protocolli che esistono davvero e che, in teoria, potrebbero essere attivati in qualsiasi momento. Va sottolineato che questi protocolli esistono proprio con l’obiettivo di non doverli mai usare. La dottrina della “mutual assured destruction” (MAD – distruzione reciproca assicurata) si basa sull’idea che nessuno lancerebbe un attacco nucleare sapendo che la risposta garantirebbe la propria distruzione.



