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Home » Attualità » Bandiera russa alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026: scoppia il caso, Kiev non andrà alla cerimonia d’apertura

Bandiera russa alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026: scoppia il caso, Kiev non andrà alla cerimonia d’apertura

La bandiera russa torna alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026: l'Ucraina diserta la cerimonia d'apertura, l'Italia protesta e l'Europa si divide.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Febbraio 2026
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La bandiera della Russia
La bandiera della Russia (fonte: FreePik)
Dal 6 al 15 marzo 2026, le piste di Milano e Cortina d’Ampezzo ospiteranno le Paralimpiadi invernali. Ma prima ancora che si disputino le prime gare, la manifestazione è già al centro di una bufera internazionale: la Russia e la Bielorussia gareggeranno con le proprie bandiere nazionali, gli inni e i simboli ufficiali.La decisione è stata presa dall’International Paralympic Committee durante l’Assemblea di settembre 2025, riunita a Seul, in Corea del Sud. Il reintegro è stato reso possibile da una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport, che aveva accolto il ricorso degli atleti russi contro la Federazione Internazionale Sci, restituendo loro ranking e punti di qualificazione precedentemente cancellati. Saranno dieci gli atleti ammessi in tutto: sei russi e quattro bielorussi. I primi entreranno in gara tramite wildcard nelle discipline di sci alpino, sci di fondo e snowboard, tra loro figura il pluricampione Alexey Bugaev, mentre i secondi si concentreranno esclusivamente sullo sci di fondo.

Ciò che rende la situazione ancora più intricata è il confronto diretto con le Olimpiadi invernali in corso (si chiuderanno sabato 22 febbraio). Qui, russi e bielorussi competono ancora sotto la categoria di Atleti Individuali Neutrali (come accaduto per la pattinatrice Adeliia Petrosian), secondo le direttive del Comitato Olimpico Internazionale, con accesso limitato alle sole gare individuali e dopo un processo di selezione che esclude chi ha mostrato sostegno al conflitto in Ucraina. Il Comitato Paralimpico Internazionale, ente autonomo e indipendente dal CIO, ha invece scelto una strada diversa: nessuna bandiera neutra, nessuna sigla alternativa. Solo i colori di Russia e Bielorussia. Per Matvii Bidnyi, ministro dello Sport ucraino:

“Consentire agli assassini e ai loro complici di competere sotto le bandiere nazionali è scandaloso. Non saremo presenti alla cerimonia di apertura e non parteciperemo a nessuno degli eventi ufficiali dei Giochi“.

Il logo di Milano-Cortina 2026
Il logo di Milano-Cortina 2026 (fonte: YouTube)

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha poi chiesto ai propri ambasciatori di spingere altri Paesi ad adottare la stessa posizione di boicottaggio. L’appello ha trovato terreno fertile: la Lituania ha annunciato possibili provvedimenti condivisi con le nazioni baltiche e scandinave, mentre il presidente del Comitato Paralimpico di Vilnius, Mindaugas Bilius, ha dichiarato apertamente l’obiettivo di Giochi privi della presenza delle cosiddette “nazioni aggressori”. Anche il commissario europeo per la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef, ha fatto sapere che non sarà presente.

L’Italia, paese ospitante, non è rimasta in silenzio. I ministri Antonio Tajani (Esteri) e Andrea Abodi (Sport e Giovani) hanno firmato una nota congiunta in cui sottolineano come la partecipazione di Russia e Bielorussia con simboli nazionali sia incompatibile con i valori olimpici e paralimpici, finché il conflitto in Ucraina continuerà. Una voce fuori dal coro è arrivata dalla Lega, secondo cui lo sport dovrebbe essere un momento di dialogo e apertura tra i popoli.

Gli organizzatori di Milano-Cortina hanno preferito mantenere una posizione neutrale. L’amministratore delegato della Fondazione, Andrea Varnier, ha ribadito che la scelta di chi partecipa non rientra tra le competenze degli organizzatori. Anche il presidente del CONI Giovanni Malagò ha ricordato che si tratta di una delibera assunta in piena autonomia dal Comitato Paralimpico Internazionale mesi fa, durante l’assemblea di Seul.

 

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