Ciò che rende la situazione ancora più intricata è il confronto diretto con le Olimpiadi invernali in corso (si chiuderanno sabato 22 febbraio). Qui, russi e bielorussi competono ancora sotto la categoria di Atleti Individuali Neutrali (come accaduto per la pattinatrice Adeliia Petrosian), secondo le direttive del Comitato Olimpico Internazionale, con accesso limitato alle sole gare individuali e dopo un processo di selezione che esclude chi ha mostrato sostegno al conflitto in Ucraina. Il Comitato Paralimpico Internazionale, ente autonomo e indipendente dal CIO, ha invece scelto una strada diversa: nessuna bandiera neutra, nessuna sigla alternativa. Solo i colori di Russia e Bielorussia. Per Matvii Bidnyi, ministro dello Sport ucraino:
“Consentire agli assassini e ai loro complici di competere sotto le bandiere nazionali è scandaloso. Non saremo presenti alla cerimonia di apertura e non parteciperemo a nessuno degli eventi ufficiali dei Giochi“.

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha poi chiesto ai propri ambasciatori di spingere altri Paesi ad adottare la stessa posizione di boicottaggio. L’appello ha trovato terreno fertile: la Lituania ha annunciato possibili provvedimenti condivisi con le nazioni baltiche e scandinave, mentre il presidente del Comitato Paralimpico di Vilnius, Mindaugas Bilius, ha dichiarato apertamente l’obiettivo di Giochi privi della presenza delle cosiddette “nazioni aggressori”. Anche il commissario europeo per la Cultura e lo Sport, Glenn Micallef, ha fatto sapere che non sarà presente.
L’Italia, paese ospitante, non è rimasta in silenzio. I ministri Antonio Tajani (Esteri) e Andrea Abodi (Sport e Giovani) hanno firmato una nota congiunta in cui sottolineano come la partecipazione di Russia e Bielorussia con simboli nazionali sia incompatibile con i valori olimpici e paralimpici, finché il conflitto in Ucraina continuerà. Una voce fuori dal coro è arrivata dalla Lega, secondo cui lo sport dovrebbe essere un momento di dialogo e apertura tra i popoli.
Gli organizzatori di Milano-Cortina hanno preferito mantenere una posizione neutrale. L’amministratore delegato della Fondazione, Andrea Varnier, ha ribadito che la scelta di chi partecipa non rientra tra le competenze degli organizzatori. Anche il presidente del CONI Giovanni Malagò ha ricordato che si tratta di una delibera assunta in piena autonomia dal Comitato Paralimpico Internazionale mesi fa, durante l’assemblea di Seul.
