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Home » Attualità » “Banditi!”: il Rettore Montanari incendia il referendum. La Russa non ci sta: “Scuse o querela”

“Banditi!”: il Rettore Montanari incendia il referendum. La Russa non ci sta: “Scuse o querela”

Bufera politica: il rettore Montanari definisce "banditi" Meloni e La Russa. Il Presidente del Senato annuncia querela. Ecco i fatti.
RedazioneDi Redazione9 Marzo 2026
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Ignazio La Russa
Ignazio La Russa (YouTube)

Un durissimo scontro verbale tra il mondo accademico e le massime istituzioni dello Stato sta monopolizzando il dibattito politico italiano a pochi giorni dal referendum sulla riforma della magistratura. Al centro della vicenda si trova Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, che durante un recente evento pubblico a Firenze ha utilizzato termini pesanti nei confronti di esponenti del Governo, scatenando la reazione immediata del Presidente del Senato, Ignazio La Russa.

La controversia è nata giovedì scorso a Firenze, nel corso di un convegno organizzato per sostenere le ragioni del “no” al referendum sulla giustizia. Durante il suo discorso, Montanari ha attaccato frontalmente la riforma costituzionale proposta dall’attuale esecutivo. Rivolgendosi alla platea, il rettore ha chiesto se i cittadini fossero disposti ad accettare una Carta fondamentale modificata da figure come Giorgia Meloni, Carlo Nordio, Ignazio La Russa e Francesco Lollobrigida, definendoli esplicitamente “banditi”.

L’espressione, riferita alla Presidente del Consiglio e ai suoi ministri, ha provocato un’ondata di sdegno tra le fila della maggioranza, portando le tensioni istituzionali a un livello di guardia raramente toccato negli ultimi anni.

La risposta della seconda carica dello Stato non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, Ignazio La Russa ha espresso profonda amarezza, definendo le parole di Montanari come un insulto che travalica ogni limite della critica politica o ideologica. Il Presidente del Senato ha sottolineato come l’epiteto di “bandito” sia lesivo della dignità personale e istituzionale, aggiungendo che persino un profano della cultura ci penserebbe bene prima di lanciare simili offese.

La Russa ha concluso il suo comunicato con un aut-aut: ha invitato il rettore a presentare pubbliche scuse in tempi brevi. In assenza di un passo indietro, il Presidente del Senato si è detto pronto a ricorrere alle vie giudiziarie per tutelare la propria reputazione, una scelta che ha dichiarato di compiere raramente ma che in questo caso ritiene inevitabile.

Finora per pietà e rispettoso del “Non ti curar di loro…” mai ho considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso #Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università. Ma anche un qualsiasi minus habens (figurarsi un professore, sedicente colto) ci penserebbe cento volte prima di affibbiare a me (assieme a Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio) l’insulto di “bandito” che esula da qualsiasi argomentazione, finanche strumentale, ideologica o propagandistica. Qualifica semmai allo specchio chi la scrive o la dice immotivatamente e mi spinge a considerare ultimativo il mio invito a scusarsi prima di dover fare ricorso alle vie giudiziarie che di solito non uso mai.

Finora per pietà e rispettoso del “Non ti curar di loro…” mai ho considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso #Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università. Ma anche un qualsiasi minus habens (figurarsi…

— Ignazio La Russa (@Ignazio_LaRussa) March 8, 2026

Lungi dal porgere scuse, Tomaso Montanari ha affidato ai social network una lunga spiegazione della sua posizione.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tomaso Montanari (@tomaso.montanari)

Il rettore ha ribadito che il termine “bandito” non era inteso come un insulto personale generico, ma come una categoria storica e politica. Secondo la sua interpretazione, la Costituzione italiana del 1948 ha “messo al bando” (ovvero bandito) l’ideologia fascista e chiunque tenti di manomettere l’equilibrio democratico per abbattere i pilastri dell’antifascismo.

Montanari ha accusato La Russa di utilizzare il proprio potere istituzionale per intimidire un libero cittadino che esprime un’opinione durante una campagna referendaria. Ha inoltre definito “eversivo” il progetto di riforma del Governo, sostenendo che l’obiettivo sia smantellare l’indipendenza della magistratura per sottoporla al controllo della politica.

 

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