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Home » Attualità » Bologna, lo sfratto choc: il muro sfondato con la mazza mentre i bambini guardano

Bologna, lo sfratto choc: il muro sfondato con la mazza mentre i bambini guardano

Sfratto shock a Bologna: muro abbattuto con la mazza mentre erano presenti bambini. Famiglie in regola con l'affitto sfrattate per far spazio a un b&b
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene24 Ottobre 2025
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Una veduta di Bologna
Una veduta di Bologna (fonte: Unsplash)

Ieri mattina in via Michelino 41, zona Fiera di Bologna, si è consumata una delle pagine più controverse della recente cronaca cittadina. Due famiglie con bambini piccoli sono state sfrattate dai loro appartamenti al primo piano in un’operazione che ha visto l’intervento di carabinieri e polizia in tenuta antisommossa, culminata con lo sfondamento di porte e di un muro divisorio per consentire l’accesso agli agenti. Le immagini e i video diffusi sui social network hanno mostrato scene drammatiche: bambini impauriti, un uomo ferito alla testa, e le macerie di una parete abbattuta con una mazza mentre all’interno si trovavano ancora i nuclei familiari.

Erano circa le 7 del mattino quando l’ufficiale giudiziario, accompagnato da due squadre delle forze dell’ordine, si è presentato al civico 41. Dopo un primo tentativo di dialogo, la situazione è rapidamente degenerata. Gli agenti hanno forzato gli ingressi e, in uno dei due appartamenti, abbattuto una porzione di muro per portare a termine l’operazione. Fuori dalla palazzina si sono verificati tafferugli tra attivisti del comitato Plat (presente sul posto sin dalle prime ore) e le forze dell’ordine, che hanno effettuato alcune cariche di alleggerimento. Un manifestante ha riportato una ferita superficiale alla testa con perdita di sangue.

Il caso ha assunto immediatamente una dimensione politica e sociale per le caratteristiche delle famiglie coinvolte. Entrambi i nuclei risultavano in regola con i pagamenti dell’affitto e non avevano debiti con la proprietà. La prima famiglia è composta da una madre e tre figlie, di cui una con disabilità cognitiva certificata. La seconda include due genitori che lavorano regolarmente in città e due figli piccoli. I contratti di locazione erano scaduti nei mesi precedenti e la proprietà, l’impresa di costruzioni Hoxha, aveva deciso di non rinnovarli per destinare gli immobili agli affitti brevi attraverso la piattaforma Altavista Dimore.

Secondo quanto riferito dagli attivisti e confermato dalle ricerche sul territorio, l’intera palazzina sta subendo una trasformazione radicale: da edificio residenziale a bed and breakfast di lusso. La vicinanza con il quartiere fieristico rende questi appartamenti particolarmente appetibili per il turismo d’affari, con tariffe che possono raggiungere i 700 euro a notte durante i periodi di eventi in Fiera. Anche le cantine dello stabile sarebbero state riconvertite in mini appartamenti affittati a 800 euro al mese, e tutti i vecchi inquilini stanno ricevendo provvedimenti di sfratto per finita locazione.

Una delle questioni più dibattute riguarda l’assenza degli assistenti sociali durante l’esecuzione dello sfratto, nonostante la presenza di minori, tra cui una bambina con disabilità. Secondo i presenti, sarebbe stata data indicazione agli assistenti sociali di non intervenire, una circostanza su cui il Comune di Bologna, contattato dalle testate giornalistiche, non ha fornito chiarimenti ufficiali. I servizi sociali sarebbero intervenuti solo successivamente per verificare la presenza di minori, senza però garantire una sistemazione stabile alle famiglie.

Le soluzioni abitative proposte sono state giudicate inadeguate dai diretti interessati e dalle associazioni di supporto. Alle due famiglie sarebbero state offerte sistemazioni in camere d’albergo distanti oltre 30 chilometri da Bologna, una proposta difficile da accettare considerando che i genitori lavorano in città, i bambini frequentano le scuole del quartiere e la bambina con disabilità ha bisogno di due visite logopediche settimanali. Successivamente, il Comune avrebbe modificato parzialmente l’offerta, proponendo una soluzione in città per alcuni membri delle famiglie, ma la questione rimane irrisolta.

Per questa sera è prevista un’assemblea cittadina convocata da Plat per discutere della crisi abitativa. Gli organizzatori hanno denunciato quella che definiscono una “crisi strutturale” dell’abitare a Bologna, non più riducibile a semplice emergenza. Maria Elena Scavariello, responsabile dello sportello legale di Plat, ha chiesto “soluzioni coraggiose” come la riqualificazione di edifici pubblici abbandonati che “stanno lì a marcire”. Il comitato ha annunciato che la mobilitazione continuerà finché non verrà garantito il diritto all’abitare per tutti.

Il contesto in cui si inserisce la vicenda di via Michelino è quello di una città in profonda trasformazione. Secondo i dati dell’Osservatorio casa 2025, gli affitti a Bologna sono aumentati del 28% in cinque anni, mentre l’offerta di alloggi a canone concordato è scesa del 18%. Gli appartamenti destinati a locazioni brevi superano le 6.000 unità attive tra centro e semicentro, con picchi proprio nella zona di via Michelino e San Donato. Le graduatorie Acer contano circa 6.000 nuclei familiari in attesa di una casa popolare, a fronte di centinaia di immobili ancora sfitti.

La Regione Emilia-Romagna ha commentato definendo le immagini dello sfratto come “scene che non appartengono alla nostra storia” e affermando che “si è superato il confine”. Sul fronte politico, il gruppo di Fratelli d’Italia in Assemblea legislativa ha invece difeso la legittimità dello sfratto, criticando quello che definisce un atteggiamento di tolleranza verso le occupazioni abusive e l’inerzia del Comune sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica. Il dibattito rimane acceso tra chi rivendica il rispetto della proprietà privata e delle procedure legali e chi denuncia l’uso sproporzionato della forza pubblica in presenza di minori e persone fragili.

Le due famiglie, dopo essere rimaste in strada per diverse ore e aver trovato rifugio temporaneo presso esercizi commerciali e conoscenti, si trovano ora in sistemazioni provvisorie. Entrambi i nuclei avrebbero punteggi alti per l’assegnazione di una casa popolare Acer, ma la mancanza di immobili disponibili di grande metratura impedisce una soluzione definitiva. Gli attivisti chiedono un blocco temporaneo degli sfratti per finita locazione nei casi che coinvolgono bambini, persone fragili o disabili, e l’apertura di un tavolo con Comune e Acer per un piano straordinario di tutela dei nuclei più vulnerabili.

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