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Home » Attualità » Budapest doveva unire Trump e Putin. Invece il vertice salta (e con un gran gelo tra USA e Russia)

Budapest doveva unire Trump e Putin. Invece il vertice salta (e con un gran gelo tra USA e Russia)

Il vertice Trump-Putin a Budapest salta: il Cremlino rifiuta il cessate il fuoco. Mosca pretende il Donbass, mentre l'Europa lavora a un piano di pace in 12 punti.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino22 Ottobre 2025
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Putin e Trump in Alaska
Putin e Trump in Alaska (fonte: ISPI)

Non ci sarà nessun incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin nel futuro immediato. Solo qualche giorno fa il presidente americano aveva indicato un lasso di tempo brevissimo per organizzare un vertice di pace sull’Ucraina con l’omologo russo a Budapest (pur con tutte le problematiche legate al luogo scelto). L’annuncio era arrivato dopo la telefonata tra i due leader del 16 ottobre, alimentando aspettative di una svolta diplomatica sulla delicata questione internazionale.

Lo stop è arrivato dopo una nuova conversazione telefonica tra i ministri degli Esteri Marco Rubio e Sergei Lavrov. Washington ha dichiarato che il colloquio è stato “produttivo” e che pertanto un ulteriore incontro di persona non è necessario. Ma questa formula diplomatica nasconde una realtà ben diversa: le posizioni di Stati Uniti e Russia restano inconciliabili su punti fondamentali.

Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, interrogato sulla possibilità che il summit sia stato semplicemente rimandato, ha risposto in modo lapidario: “Non si può rinviare ciò che non è mai stato fissato”. Una dichiarazione che smonta le dichiarazioni trionfalistiche di Trump e rivela come il tanto annunciato vertice di Budapest non fosse mai stato realmente concordato tra le parti.

Il nodo centrale che ha fatto saltare l’incontro riguarda il cessate il fuoco immediato richiesto dagli Stati Uniti come condizione preliminare per avviare negoziati sul futuro dell’Ucraina. Mosca ha rifiutato categoricamente questa proposta. Putin e i suoi fedelissimi ripetono da tempo che prima di fermare le operazioni militari vanno affrontate e risolte le radici del conflitto.

Tradotto in termini concreti, il dittatore russo pretende che gli venga consegnato l’intero Donbass, nonostante in oltre tre anni di guerra non sia riuscito a conquistarlo completamente con le armi. Putin lo ha ribadito anche nella telefonata con Trump.

Mappa Donbass
Mappa Donbass (fonte: Vatican News)

Secondo due fonti diplomatiche europee di alto livello intervistate da Reuters, “i russi vogliono troppo, ed è apparso evidente agli statunitensi che a Budapest Trump non sarebbe riuscito a strappare a Putin alcun accordo”. Da qui la decisione di cancellare il summit.

Intanto si continua a lavorare su iniziative multilaterali per favorire il congelamento del conflitto. Ieri Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca, con Ucraina e Unione europea, hanno firmato una dichiarazione congiunta per chiedere che l’attuale linea del fronte sia utilizzata come base per colloqui di pace.

Parallelamente, secondo Bloomberg, Paesi Ue e Kiev starebbero elaborando un piano di pace in 12 punti che prevede il ritorno a casa delle migliaia di bambini ucraini rapiti, uno scambio di prigionieri e garanzie di sicurezza per Kiev.

Mentre la diplomazia continua a cercare soluzioni, sul terreno la guerra non si ferma. Ieri sono morti altri quattro civili ucraini sotto i bombardamenti russi. E dopo l’attacco notturno russo della notte, nelle regioni ucraine di Kiev e Dnipropetrovsk c’è stato un blackout energetico.

 

 

 

 

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