La nuova legge di bilancio porta una stretta fiscale sugli affitti brevi. Dal 2026 tutti pagheranno il 26% di tasse sui guadagni da case vacanza, anche chi affitta solo un appartamento. Sparisce così l’agevolazione al 21% introdotta appena un anno fa.
La manovra elimina lo sconto fiscale che permetteva di pagare il 21% di cedolare secca sulla prima casa affittata per brevi periodi: ora l’aliquota sarà del 26% per tutti, dal primo immobile in poi. L’aumento riguarda anche chi fa da intermediario online, come le piattaforme web che mettono in contatto proprietari e turisti.
Ma cos’è esattamente un affitto breve? Si tratta di contratti per case vacanza che durano meno di 30 giorni. Sono quelli che trovate su piattaforme come Airbnb: appartamenti, singole stanze o ville che vengono affittate per periodi brevissimi, anche solo per una notte.
L’associazione di categoria Aigab calcola che per una casa media in semiperiferia l’aumento costerebbe circa 1.300 euro all’anno a famiglia. In pratica, oggi un proprietario trattiene circa il 34% dei guadagni dopo aver pagato pulizie, tasse di soggiorno, IMU e bollette. Con la nuova tassa al 26%, il guadagno netto scenderebbe al 28%.
Per rendere l’idea: se oggi affitti la tua casa vacanza guadagnando 10.000 euro all’anno, con la vecchia tassazione al 21% pagavi 2.100 euro di tasse. Con la nuova aliquota al 26% ne pagherai 2.600, quindi 500 euro in più.
In Italia ci sono oltre mezzo milione di case offerte online per affitti brevi. Il settore è esploso dopo il Covid, quando molti preferivano case private agli alberghi per questioni di sicurezza. Tra il 2021 e il 2024 il fenomeno è cresciuto del 38%, cambiando il volto dei centri storici: meno residenti, più turisti con trolley e lucchetti per le chiavi appesi ovunque.
Chi sono i proprietari? Il 96% sono persone normali, non imprenditori. Nel 30% dei casi si tratta di case ereditate, messe a reddito per non lasciarle vuote. Nel 29% sono abitazioni che i proprietari hanno dovuto affittare per necessità economica. Questa nuova tassa rischia di colpire proprio loro: famiglie della classe media che integrano lo stipendio con l’affitto.

Forza Italia ha annunciato che non voterà mai questa norma, definendola inaspettata e penalizzante per i proprietari di casa. Anche il vicepremier Matteo Salvini l’ha criticata, dicendo che non aiuta i consumi né l’iniziativa privata.
Le associazioni del settore parlano di “stangata per la classe media” e lanciano l’allarme: meno case disponibili e prezzi più alti per chi cerca una vacanza. Nel 2025 sono già 40.000 le case tolte dalle piattaforme online. Molti italiani, con gli stipendi fermi da anni, hanno scelto di usare le loro case per andarci in vacanza invece di affittarle.
Marco Celani, presidente di Aigab, teme conseguenze a catena: se gli italiani viaggiano meno, spendono meno in trasporti, ristoranti, negozi. Il settore vale 8,2 miliardi di euro in affitti e contribuisce per 41,7 miliardi al PIL nazionale considerando tutto l’indotto. C’è anche il rischio che qualcuno scelga l’irregolarità per non pagare le tasse più alte.
Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa suggerisce un approccio diverso: invece di punire gli affitti brevi, sarebbe meglio incentivare quelli lunghi. Come? Tagliando l’IMU del 50% per chi affitta a lungo termine e ampliando la cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato. In sostanza: più vantaggi per chi sceglie l’affitto tradizionale, anziché penalità per chi sceglie quello breve.
La manovra è stata approvata dal governo e ora passa al Parlamento, dove i partiti della maggioranza potrebbero modificarla. Salvini ha detto che “la manovra dovrà andare all’esame del Parlamento, serve a questo” lasciando intendere che ci sono margini per correzioni. Nelle prossime settimane si capirà se la norma resterà così o verrà cambiata sotto la pressione delle proteste.



