La perizia psichiatrica e personologica depositata presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha confermato l’incapacità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della cosiddetta famiglia nel bosco. Il documento di 196 pagine, firmato dalla psichiatra Simona Ceccoli, perita nominata dal tribunale, descrive competenze inadeguate da parte della coppia anglo-australiana che vive a Palmoli, in provincia di Chieti.
Secondo l’esperta, i genitori presentano tratti di personalità che incidono negativamente sui bisogni evolutivi dei tre figli minori. Pur riconoscendo in Nathan e Catherine determinazione ed energia, il quadro complessivo evidenzia fragilità profonde che hanno portato a un’immaturità neuropsicologica dei bambini. La consulente ha rilevato come le competenze inadeguate della coppia abbiano causato conseguenze significative sullo sviluppo dei piccoli.
Nelle conclusioni della perizia, la richiesta di immediato ricongiungimento familiare o di affido esclusivo al padre viene definita priva di fondamento clinico e giuridico. La psichiatra suggerisce il mantenimento dei minori nella struttura protetta di Vasto, dove i tre bambini sono ospitati dal 20 novembre scorso. Dal 6 marzo, per decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, anche la madre Catherine è stata allontanata dalla struttura e ricongiunta al marito.
La protezione dei piccoli, secondo la relazione, deve passare per un accompagnamento graduale alla realtà sociale e sanitaria, superando l’isolamento in cui sono cresciuti. Tuttavia, la stessa consulente non esclude che l’idoneità ad essere genitori di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham possa essere riacquisita nel tempo, lasciando aperta una possibilità per il futuro della famiglia.

I consulenti della famiglia anglo-australiana, rappresentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, possono ora controbattere alla perizia della psichiatra. La Corte d’appello civile dell’Aquila dovrà esprimersi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento. Nel ricorso di 37 pagine depositato il 18 marzo scorso, i legali hanno evidenziato l’unilateralità dell’ordinanza del Tribunale che non avrebbe accolto le richieste della famiglia, facendo esclusivamente affidamento sulle relazioni dei servizi sociali e non su quella della Asl.
La relazione della Asl aveva infatti invitato a favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari. Una posizione in contrasto con quella dei servizi sociali e ora con la perizia della psichiatra Ceccoli.
Al momento, alcune delle condizioni che avevano portato all’allontanamento dei bambini da un ambiente domestico ritenuto insalubre sono state risolte. Il comune di Palmoli ha messo a disposizione della famiglia una casa, dove Nathan, Catherine e i tre figli potranno stare a titolo gratuito per due anni. Tuttavia, i genitori hanno deciso che andranno a vivere nell’abitazione solo quando i figli torneranno da loro. Fino ad allora continueranno a vivere nel casolare nel bosco dove sono stati trovati dalle autorità.
La decisione della coppia anglo-australiana sottolinea la loro determinazione a non accettare le nuove condizioni abitative senza i bambini. In attesa della sentenza della Corte d’appello, Nathan e Catherine rimangono quindi nella loro sistemazione originaria, mentre i tre figli continuano a vivere nella struttura protetta di Vasto, ormai da cinque mesi lontani dai genitori.
