A partire dall’anno accademico 2025/2026, l’accesso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria in Italia subirà una trasformazione radicale. Il test d’ingresso, da sempre un ostacolo per migliaia di studenti, sarà sostituito da un semestre filtro, aperto a tutti gli aspiranti medici. Durante questo periodo, gli studenti seguiranno corsi di base e dovranno sostenere esami specifici. Il superamento di queste prove, con relativo posizionamento in graduatoria, determinerà l’accesso al secondo semestre e quindi la possibilità di proseguire gli studi in Medicina. Questo, in sintesi, il cuore della riforma voluta dalla ministra Anna Maria Bernini, che ha già incassato il via libera del Senato e ora si appresta a ricevere quello della Camera.
Il test di ingresso per Medicina in Italia è stato introdotto ufficialmente nel 1997 con la legge n. 264 del 2 agosto 1999, che ha regolato l’accesso ai corsi di laurea a numero programmato. Già dal 1989, però, erano state sperimentate forme di selezione per limitare l’accesso ai corsi di Medicina. Il problema infatti è sempre stato l’elevato numero di iscrizioni, non seguito poi dal numero di posti disponibili nelle strutture ospedaliere. Ecco allora l’introduzione di uno sbarramento, con una prova basata su domande di cultura generale, logica e materie scientifiche.
Un passo avanti verso la riforma di Medicina.
La VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione di @Montecitorio ha approvato il disegno di legge delega che rivoluziona l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Medicina veterinaria.… pic.twitter.com/FYXJmS6RS3
— Anna Maria Bernini 🇮🇹 (@BerniniAM) February 18, 2025
Come funzionerà il semestre filtro?
Gli studenti potranno iscriversi liberamente al corso di laurea in Medicina e iniziare il percorso accademico. Durante il primo semestre, dovranno affrontare esami in discipline scientifiche fondamentali come Biologia, Chimica e Fisica. Al termine del semestre, si delineeranno tre possibili scenari:
- Ammissione al secondo semestre nella stessa sede universitaria, in base ai voti ottenuti.
- Ammissione al secondo semestre in un’altra sede, a seconda della graduatoria e delle preferenze espresse.
- Impossibilità di proseguire in Medicina, con la possibilità di passare a corsi affini nelle aree biomedica, farmaceutica o sanitaria.
L’obiettivo dichiarato della riforma è quello di formare 30.000 nuovi medici nei prossimi sette anni, colmando la carenza di personale sanitario. Inoltre, si punta a migliorare l’orientamento degli studenti già nelle scuole superiori e a rendere la selezione più meritocratica, riducendo l’incidenza del fattore casuale legato ai test a risposta multipla.
Non mancano, però, le perplessità. La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui) ha sollevato dubbi sulla capacità delle strutture universitarie di gestire un numero elevato di studenti nel primo semestre. Il rischio è quello di un sovraffollamento che potrebbe compromettere la qualità della formazione. Inoltre, l’Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU) ha espresso preoccupazioni sul possibile “massacro formativo” che potrebbe derivare da una selezione troppo severa dopo pochi mesi di studio.
