Il 9 settembre 2025 l’esercito israeliano ha sferrato un attacco senza precedenti a Doha, capitale del Qatar, con l’obiettivo di eliminare alcuni dei vertici di Hamas. Tra i bersagli principali figurava Khalil al-Hayya, una delle figure più influenti dell’organizzazione palestinese. Le prime ore successive all’operazione sono state caratterizzate da informazioni contrastanti: diverse fonti mediatiche dell’area avevano inizialmente riportato la morte di al-Hayya, ma Hamas ha successivamente smentito categoricamente la notizia, confermando che il leader era sopravvissuto all’attentato. Sarà proprio lui a guidare la delegazione palestinese agli imminenti negoziati con Israele a Sharm El Sheik, dove si discuterà la liberazione degli ostaggi e un possibile cessate il fuoco.
Khalil al-Hayya è nato il 5 novembre 1960 nella Striscia di Gaza, durante il periodo dell’occupazione egiziana. La sua formazione accademica è stata profondamente radicata negli studi islamici: ha conseguito una laurea presso l’Università Islamica di Gaza, un master in Hadith all’Università della Giordania e un dottorato presso l’Università del Sacro Corano e delle Scienze Islamiche. È entrato a far parte di Hamas subito dopo aver completato gli studi universitari, durante la Prima Intifada, lavorando contemporaneamente come insegnante part-time.
Per decenni al-Hayya ha ricoperto ruoli di crescente importanza all’interno di Hamas. È stato membro del Consiglio legislativo palestinese come rappresentante di Gaza City dal 2006 e ha servito come vicepresidente dell’Ufficio politico di Hamas fino al 2024. Dopo l’uccisione di Yahya Sinwar nell’ottobre 2024, al-Hayya è entrato a far parte di un quintetto di leadership temporanea che guida attualmente l’organizzazione, insieme a Khaled Mashal, Zaher Jabarin, Muhammad Ismail Darwish e un funzionario non identificato.
La relazione tra al-Hayya e Sinwar era particolarmente stretta. Al-Hayya è stato descritto come “una delle poche persone su cui Sinwar sentiva di poter fare affidamento”, e questa vicinanza lo ha reso un protagonista centrale nelle decisioni strategiche più delicate dell’organizzazione. Nel corso degli anni ha guidato numerose delegazioni diplomatiche, visitando paesi come Turchia, Libano e Algeria per discussioni sulla riconciliazione intra-palestinese tra Hamas e Fatah.
Un momento cruciale della carriera politica di al-Hayya si è verificato nell’ottobre 2022, quando ha guidato una delegazione che ha incontrato il presidente siriano Bashar al-Assad a Damasco. L’incontro, definito “storico” dallo stesso al-Hayya, ha rappresentato il primo tentativo di ricomporre la frattura tra Hamas e la Siria, esplosa durante la guerra civile siriana quando l’organizzazione palestinese si rifiutò di sostenere il regime di Assad. Al-Hayya ha espresso rammarico per qualsiasi “azione errata” compiuta contro la Siria e ha sottolineato l’importanza di rilanciare gli sforzi congiunti palestinesi-siriani.

Il ruolo di al-Hayya nell’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele è stato particolarmente significativo. Secondo documenti riservati esaminati dal New York Times, nel luglio 2023 al-Hayya avrebbe partecipato a una riunione segreta durante la quale furono discussi i dettagli dell’operazione con Mohammed Said Izadi, un alto comandante iraniano del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. I verbali indicano che al-Hayya informò Izadi della necessità di assistenza per colpire obiettivi sensibili durante la fase iniziale dell’attacco.
Dopo l’operazione del 7 ottobre, al-Hayya ha pubblicamente dichiarato che l’attacco “si è reso necessario per cambiare l’intera equazione e non solo per cercare uno scontro”. Ha aggiunto che Hamas era riuscito a “rimettere sul tavolo la questione palestinese” e che l’obiettivo dell’organizzazione non era semplicemente “gestire Gaza e portare acqua e elettricità”, ma rinnovare l’attenzione sulla causa palestinese a livello internazionale.
Nel 2024, al-Hayya ha rappresentato Hamas durante le negoziazioni indirette con Israele per un accordo su ostaggi e cessate il fuoco durante il conflitto di Gaza. In questa veste ha dichiarato che Hamas avrebbe accettato un cessate il fuoco e deposto le armi a condizione che fosse istituito uno Stato palestinese indipendente con i confini precedenti al 1967 e con Gerusalemme come capitale.
Al-Hayya è noto per essere un sostenitore delle forti relazioni tra Hamas e l’Iran, elemento che ne definisce la posizione politica all’interno dell’organizzazione. Attualmente risiede a Doha, in Qatar, paese che da anni ospita l’ufficio politico di Hamas e che dopo l’attacco del 9 settembre ha duramente condannato l’operazione israeliana, definendola “terrorismo di Stato” e chiedendo una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Il tentativo di assassinio in territorio qatariota rappresenta un’escalation senza precedenti nel conflitto israelo-palestinese, sollevando interrogativi sulle future dinamiche diplomatiche nella regione e sulla sicurezza dei leader di Hamas che operano da paesi terzi considerati neutrali o alleati. La sopravvivenza di al-Hayya all’attacco potrebbe rafforzare ulteriormente la sua posizione all’interno dell’organizzazione e consolidare il suo ruolo nella leadership collettiva post-Sinwar.



