James Comey è stato il direttore dell’FBI (Federal Bureau of Investigation), la polizia federale americana, dal 2013 al 2017. Prima di dirigere l’FBI, Comey ha lavorato come procuratore federale occupandosi di casi molto importanti, tra cui l’indagine su Martha Stewart (la famosa imprenditrice americana che ha costruito un impero del lifestyle) e altre inchieste di alto profilo.
L’FBI è l’agenzia di polizia più importante degli Stati Uniti e si occupa di crimini federali, terrorismo e sicurezza nazionale. Il direttore dell’FBI è una delle cariche più prestigiose nel sistema giudiziario americano. Ieri, James Comey è stato formalmente incriminato con due accuse principali: ostruzione di un procedimento del Congresso e false dichiarazioni. Queste accuse derivano dalla sua gestione delle indagini sull’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016 e si concentrano su presunte dichiarazioni false che avrebbe fatto durante le sue testimonianze al Congresso americano.
L’ostruzione di un procedimento del Congresso significa impedire o interferire con le indagini parlamentari, mentre le false dichiarazioni si riferiscono al mentire sotto giuramento durante le audizioni ufficiali.
La storia tra Comey e Donald Trump è complessa e risale al primo mandato presidenziale di Trump. Nel maggio 2017, Trump licenziò Comey mentre l’FBI stava indagando sui presunti legami tra la campagna elettorale di Trump e la Russia. Questo licenziamento creò enormi controversie politiche.
Trump inizialmente disse di aver licenziato Comey su raccomandazione dei suoi collaboratori, ma poi ammise di aver sempre voluto liberarsene, soprattutto a causa delle indagini russe. Comey testimoniò davanti al Congresso che le spiegazioni contrastanti della Casa Bianca lo avevano “confuso” e che l’amministrazione Trump aveva raccontato “bugie, semplici bugie” su di lui.
Comey giocò un ruolo cruciale nelle elezioni presidenziali del 2016. Undici giorni prima del voto, annunciò di aver riaperto l’indagine sulle email private di Hillary Clinton, la candidata democratica. Questa decisione, chiamata “October Surprise”, viene considerata da molti come un fattore determinante nella vittoria di Trump.
La situazione si complicò quando, durante un’indagine su Anthony Weiner (ex congressista coinvolto in scandali sessuali), l’FBI trovò sul suo computer delle email appartenenti alla moglie Huma Abedin, che era anche consigliera di Hillary Clinton. Queste email erano passate attraverso il server privato di Clinton, spingendo Comey a riaprire l’indagine.
Due giorni prima delle elezioni, Comey annunciò che l’indagine non aveva cambiato le conclusioni precedenti: Clinton non doveva essere perseguita penalmente. Ma il danno politico era ormai fatto.
Dopo l’incriminazione, Comey ha pubblicato un video su Instagram in cui si dichiara innocente e chiede un processo. “La mia famiglia e io sappiamo da anni che ci sono dei costi nel resistere a Donald Trump“, ha detto, aggiungendo “Sono innocente. Quindi facciamo un processo.”
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Questa incriminazione rappresenta un’escalation straordinaria negli sforzi di Trump di perseguire legalmente i suoi oppositori politici, come chiesto nei giorni scorsi alla ministra della Giustizia, Pam Bondi. L’udienza preliminare di Comey è prevista tra due settimane, dando inizio a quello che si preannuncia come uno dei processi politicamente più significativi degli ultimi anni.



