Un violento tentativo di rapina finito nel sangue ha sconvolto la tranquillità di Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. In una tarda mattinata di gennaio, due malviventi si sono introdotti in un’abitazione convinti di trovarla deserta, ma all’interno si sono imbattuti in Jonathan Maria Rivolta, 33 anni, che in quel momento stava riposando dopo un turno di lavoro notturno. Ne è scaturita una colluttazione drammatica durante la quale il giovane ha colpito a morte con un coltello uno degli intrusi, Adamo Massa, un 37enne con diversi precedenti penali.
Rivolta possiede due lauree, una magistrale in Economia e una triennale in Scienze della Comunicazione, coronate da un dottorato in Management. Coltiva una passione per le arti marziali, che pratica fin dall’adolescenza, testimoniata dalla presenza di un sacco da boxe sul terrazzo. Chi lo conosce lo descrive come un “ragazzone dalle maniere cortesi”.
Mentre il complice della vittima riusciva a fuggire, la famiglia Rivolta si è stretta attorno a Jonathan. Il padre Francesco ha espresso tutta la sua esasperazione di fronte ai media:
“Lasciatelo in pace, schifosi che non siete altro. Ci sono entrati in casa per rubare! Mio figlio si è solo difeso, cosa avrebbe dovuto fare?“.
Un sentimento di protezione che coinvolge tutto il nucleo familiare: “Jonathan sta in ospedale, appena terminano di medicarlo ce lo rimandano indietro. Indagato? E perché se è la vittima?”. Anche tra i parenti più lontani prevale la solidarietà; un cugino ha infatti ammesso: “Io mi sarei comportato allo stesso identico modo”, sottolineando come, visti i troppi furti nella zona, “era inevitabile che qualcuno ci rimettesse la vita”.
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Attualmente, le indagini della Procura di Busto Arsizio si concentrano sulla tentata rapina, mentre resta da chiarire la posizione giuridica del giovane. Ricordiamo che la legge italiana sulla legittima difesa (Art. 52 C.P.) stabilisce che non è punibile chi reagisce per necessità di difendere un diritto proprio o altrui da un pericolo attuale, a patto che la difesa sia proporzionata all’offesa. Nello specifico, nei casi di violazione di domicilio, la proporzione tra difesa e offesa si presume sempre esistente se si utilizza un’arma legalmente detenuta per proteggere la propria incolumità o i beni (se vi è pericolo di aggressione). Tuttavia, l’uso della forza è lecito solo per respingere un’intrusione in corso e non può mai trasformarsi in un atto di vendetta o in una reazione spropositata quando il pericolo è ormai cessato.



