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Home » Attualità » Chi è Mario Venditti, il magistrato del caso Garlasco travolto da pizzini e soldi sospetti

Chi è Mario Venditti, il magistrato del caso Garlasco travolto da pizzini e soldi sospetti

Mario Venditti, ex procuratore di Pavia indagato per corruzione nel delitto Garlasco: il suo possibile ruolo nelle archiviazioni di Sempio.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene26 Settembre 2025
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L'ex Procuratore Capo Mario Venditti
L'ex Procuratore Capo Mario Venditti (fonte: La Provincia Pavese)
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Nel corso di una delle inchieste più lunghe e controverse della cronaca italiana, il nome di Mario Venditti è tornato sotto i riflettori con una forza inaspettata. Ex procuratore della Repubblica di Pavia e figura di spicco della magistratura lombarda, Venditti è ora al centro di un’indagine per corruzione in atti giudiziari legata al delitto di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007. A 72 anni, e dopo una carriera luminosa segnata da indagini complesse, il suo ruolo nelle archiviazioni del caso contro Andrea Sempio – unico indagato della nuova inchiesta – è messo in discussione da un “pizzino” e da flussi di denaro sospetti. Ma chi è Mario Venditti, e perché il suo nome è diventato cruciale proprio ora?

Mario Venditti ha dedicato gran parte della sua vita professionale alla procura di Pavia, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità in indagini di alto profilo. Nato nel 1953, il magistrato ha costruito una reputazione di rigore e competenza, gestendo casi che spaziavano dalla criminalità organizzata alla corruzione locale. La sua ascesa è culminata con la nomina a procuratore capo, un incarico che lo ha visto alla guida dell’ufficio giudiziario pavese fino al 2023.

In quel periodo Venditti è divenuto noto per il suo approccio deciso ma anche per alcune ombre, come lo scambio di messaggi con l’assessore di Voghera Massimo Adriatici durante un’indagine sull’omicidio di Youns El Boussettaoui nel 2021, e la sua presenza a un incontro elettorale della Lega a Legnano nell’ottobre 2020: episodi che, pur non sfociati in procedimenti, hanno alimentato dei dibattiti sull’indipendenza della magistratura.

Andrea Sempio ospite a Quarto Grado nel 2017
Andrea Sempio ospite a Quarto Grado nel 2017 (fonte: Mediaset Infinity)

Il 9 luglio 2023 Venditti ha appeso la toga al chiodo, andando in pensione dopo oltre quarant’anni di servizio. L’ultimo capitolo della sua carriera sembrava destinato a un ruolo istituzionale lontano dai tribunali: il 15 luglio 2023, è subentrato come presidente del Casinò di Campione d’Italia, l’exclave italiana in Svizzera sul lago di Lugano. La casa da gioco, riaperta nel 2022 dopo tre anni di fallimento e inattività, aveva bisogno di una figura autorevole. Il sindaco Roberto Canesi, ex magistrato, lo voleva per il suo profilo “istituzionale”, sostituendo Erminia Rosa Cesari, pure lei ex PM. A giugno 2025, il CDA ha confermato Venditti alla guida fino al 2026, un incarico che sembrava sigillare una transizione serena verso la pensione. Ma il suo passato giudiziario, in particolare il caso Garlasco, ha bussato alla porta con violenza.

Il nome di Venditti è indissolubilmente legato all’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Il delitto, avvenuto nel 2007, portò alla condanna a 16 anni per il fidanzato Alberto Stasi, ma ha generato anni di dubbi e riaperture. Venditti entrò in scena nel marzo 2017, come co-assegnatario di un fascicolo su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, Marco. L’indagine era nata da un esposto della madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, che denunciava anomalie nelle prove. Venditti richiese l’archiviazione, accolta dal GIP, motivandola con l’insussistenza di elementi concreti contro Sempio.

Nel 2020 un nuovo fascicolo su Sempio – partito da un’informativa dei carabinieri di Milano su una denuncia per molestie presentata dall’avvocata di Stasi, Giada Bocellari – tornò sul tavolo di Venditti. Anche stavolta il PM optò per l’archiviazione dopo soli 21 giorni, citando “l’infruttuosità della prova scientifica” e la “carenza di riscontri oggettivi” alle anomalie delle indagini precedenti. In un’intervista a Quarto Grado a giugno del 2025, Venditti ha difeso le sue scelte: “Dopo 21 secondi avevo deciso. Andrea Sempio non c’entra nulla con l’omicidio di Chiara Poggi”, ribadendo che la scena del crimine indicava un unico autore, non Sempio.

Proprio queste archiviazioni, rapide e definitive, sono ora al centro dell’accusa: la nuova inchiesta della Procura di Pavia, riaperto il caso su Sempio per il DNA trovato sulle unghie di Chiara (ritenuto all’epoca inutilizzabile), ha portato a indagare Venditti per corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi è che sia stato corrotto per scagionare Sempio, con un pagamento di 20-30 mila euro.

Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007
Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007 (fonte: Leggo)

All’alba di stamattina, la Guardia di Finanza di Brescia e Pavia e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano hanno eseguito otto perquisizioni: nelle case di Venditti a Genova e Pavia, e nelle abitazioni dei genitori e zii di Sempio a Garlasco. Venditti è l’unico indagato tra gli otto bersagli, che includono due ex carabinieri della polizia giudiziaria di Pavia, ora in pensione. Il fulcro è un “pizzino” – un bloc-notes trovato il 14 maggio 2025 nella casa dei genitori di Sempio – con una nota manoscritta datata febbraio 2017 (anche se scritta come 2016, errore secondo gli inquirenti): “Venditti GIP archivia X 20-30 euro”. Il 7 febbraio 2017, Sempio era stato formalmente indagato, un dettaglio noto solo a pochi.

Le analisi finanziarie hanno rivelato un bonifico di 40.000 euro dalle zie paterne di Sempio, partito a dicembre 2016, passato dallo zio al padre, con sospetti che parte in contanti sia finita a Venditti. L’indagine, coordinata dalla Procura di Brescia, mira a ricostruire flussi di denaro e rapporti personali che potrebbero aver influenzato le archiviazioni. A maggio 2025, tramite il suo avvocato Domenico Aiello, Venditti aveva rotto il silenzio: “Danno illecito da notizie false. L’archiviazione era dovuta all’inservibilità del DNA sulle unghie di Chiara”. Ora, con le perquisizioni, il caso Garlasco – già un labirinto di dubbi – si complica ulteriormente, mettendo in discussione non solo le prove scientifiche, ma l’integrità di chi le ha gestite.

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